<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126</id><updated>2012-02-05T07:54:46.342-08:00</updated><category term='Nina Berberova'/><category term='Ian McEwan'/><category term='Harry Bernstein'/><category term='Kathrin Stockett'/><category term='Margaret  Eleanor Atwood'/><category term='Nadine Gordimer'/><category term='Herta Muller'/><category term='Erri De Luca'/><category term='Tahar Ben Jelloun'/><category term='Abraham Yehoshua'/><category term='John Maxwell Coetzee'/><category term='Marlen Haushofer'/><category term='Azar Nafisi'/><category term='Aharon Appelfeld'/><category term='Hans Fallada'/><category term='Jorge Luis Borges'/><category term='Tahmima Anam'/><category term='Amos Oz'/><category term='Winfrid Georg Sebald'/><category term='Sándor Márai'/><category term='Romain Gary'/><category term='Peter Cameron'/><category term='Doris Lessing'/><category term='Jose Sramago'/><category term='Murakami Haruki'/><category term='Magda Szabò'/><category term='Cormac McCarthy'/><category term='Virginia Woolf'/><category term='Josè Saramago'/><category term='Anne Tyler'/><category term='Irène Nemirowsky'/><category term='Joseph Roth'/><title type='text'>Letture Sparse</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>46</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-484465322117897785</id><published>2011-10-26T10:55:00.000-07:00</published><updated>2011-10-26T10:55:55.862-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Abraham Yehoshua'/><title type='text'>Il responsabile delle risorse umane. Passione in tre atti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Wj4KR8A9G1g/TqhJaApTF2I/AAAAAAAAAX4/tUmkW_zAEcw/s1600/yehoshua46299_img.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="382" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Wj4KR8A9G1g/TqhJaApTF2I/AAAAAAAAAX4/tUmkW_zAEcw/s400/yehoshua46299_img.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Uno dei punti cruciali della narrativa di Yehoshua è il silenzio dei suoi personaggi, il loro mutismo o anche la loro sordità. Ygal, nel libro più bello, L'amante, è un bambino, sordo dalla nascita, cui il padre per eccesso di affetto e di protezione regala un auricolare capace di decifrare i suoni, ma anche molto semplice a disconnettersi. Premendo un bottoncino, staccando ogni collegamento con il mondo esterno, Ygal si procurerà la morte, ma dopo essersi procurato i momenti più felici della sua breve infanzia. Fin dagli esordi, i protagonisti positivi delle storie di Yehoshua o sono muti o non si sanno esprimere nella lingua ebraica o hanno scelto di tacere, come il poeta che dà il titolo alla prima raccolta di racconti, Il poeta continua a tacere. A loro, a chi parla poco o non parla, è di solito affidata una speranza di pace.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fra il 1990 e oggi la popolarità di questo scrittore è stata dirompente: un giorno qualcuno dovrà pure interrogarsi sulle ragioni di una singolarissima fortuna, che non ha eguali in nessun altro contesto europeo o extraeuropeo. Yehoshua è di casa ormai in Italia, quasi un cittadino onorario: i suoi libri hanno un largo pubblico di affezionati lettori, così le presentazioni, le conferenze, le lezioni universitarie. Negli anni novanta Yehoshua ha assolto un compito davvero unico e prezioso: è stato il primo a far conoscere la realtà israeliana, nelle sue luci e nelle sue ombre, dopo anni di incredibile silenzio che alimentavano solo ombre. In Italia la conoscenza dell'ebraismo, nel secondo dopoguerra, non cresce su se stessa, ma è sempre legata a doppio nodo con la tragedia mediorientale: lo dimostra assai bene, purtroppo fermandosi agli anni sessanta, Guri Schwarz in un bel libro appena uscito da Laterza (Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell'Italia postfascista, 2004). Oggi nessuno può immaginare il silenzio assordante che si percepiva negli anni anteriori alla pubblicazione delle opere di Yehoshua, quando della vita israeliana nulla si conosceva. La discussione, a tratti rabbiosa, che si aprì ancora nel 1982, nell'estate tragica della guerra del Libano, giova ricordarlo, si svolse sulle colonne dei nostri giornali con toni esagitati e talora molto scomposti vedendovi coinvolte persone che meno esagitate e meno scomposte sarebbero state se avessero potuto leggere per tempo qualcuno dei racconti di Yehoshua, se solo avessero avuto dimestichezza con la realtà arabo-israeliana da lui finemente ricostruita nelle sue prime opere.&lt;/div&gt;Da allora è passato tanto tempo. (...)&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi ultimi romanzi non sono più come i primi: non ci si può non chiedere, in altre parole, quanto sia cambiato il personaggio-uomo nella narrativa di Yehoshua e, soprattutto, non si può evitare di chiedersi perché. A partire dal Ritorno dall'India (1994), che rappresenta forse il punto di svolta, i meccanismi narrativi si sono fatti sofisticati, a tratti macchinosi, quasi che un autore così preciso nel ricostruire ambienti, relazioni personali, controversie sociali sia indotto dalla disperazione per la situazione politica attuale a un formalismo astratto, che lo porta a dimidiare i personaggi oltre ogni ragionevole limite, perdendo di vista la chiave della scorrevolezza narrativa nella quale era invidiato maestro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Entravi negli ingranaggi stilistici di libri come L'amante, Un divorzio tardivo, Cinque stagioni, Il signor Mani e rimanevi ammaliato, avvolto dentro una trama che non ti lasciava respirare se non a lettura conclusa. Ora, questo ingranaggio perfetto viene a incepparsi in una progressiva rarefazione del personaggio: per esempio, nell'ultimo romanzo, uomini e donne non hanno neppure un nome, oltre che un volto. C'è il responsabile delle risorse umane, c'è una donna morta per mano di un kamikaze, ci sono delle parti in corsivo che animano un gioco di specchi intellettualistico, che appesantisce la lettura. Il lettore di Yehoshua, troppo bene abituato, vorrebbe muoversi a proprio agio dentro una storia, come altre per le quali si era appassionato. Adesso, invece, rimane un estraneo che non comprende più chi sta parlando, dove si trova questo o quell'altro personaggio. La trama in sé non mancherebbe di originalità: si narra di un dipendente di una grande azienda che svolge indagini intorno all'identità anagrafica di una donna morta in un attentato. Nessuno sa chi sia. Fra i pochi resti che rimangono vi è il cedolino bruciacchiato dell'ultimo stipendio avuto dalla ditta. I giornali cittadini speculano sull'insensibilità del datore di lavoro, che poco si cura di una donna delle pulizie, non ebrea, di origine sembrerebbe slava, forse della Transilvania, ma qui tutto davvero diventa vaghissimo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi, un giorno, vorrà interrogarsi sulla sintonia di Yehoshua con il pubblico italiano - da ricercarsi, credo, nella fedeltà alla forma-romanzo, nei toni riconoscibili di una mediterranea melodrammaticità, nella rotondità degli amori impulsivi - dovrà infine chiedersi quale sia la ragione di questa svolta. Provo ad avanzare un'ipotesi. I lettori dell'"Indice" avranno la pazienza di aspettare un'altra ventina di anni, si spera meno burrascosi dei presenti, per vedere se funziona.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Yehoshua è un uomo politico prestato alla letteratura: i suoi articoli sul Medioriente sono lucidi quanto quelli di nessun altro scrittore israeliano, certo più degli interventi di Grossman. Non tutti gli osservatori, mi sembra, hanno sottolineato la cupa verità di una sua frase del giugno 2002: la provocazione sugli ebrei capaci di fare "impazzire" i loro nemici, che è il segnale di un pessimismo credo condivisibile da molte persone di buon senso. Alcune sue proposte, in primis quella sul muro, sia pure in altro modo concepita, hanno avuto il pregio di precorrere la politica stessa, trasformando il "poeta che vuole tacere" in profeta ascoltato, sia pure a metà. Yehoshua è uno scrittore viscerale, che scrive romanzi cucendo insieme vita e letteratura. La sua fase migliore non per caso è quella che corrisponde al crescere di un movimento pacifista in Israele e coincide con le trattative purtroppo fallite di Camp David. I primi racconti (La morte del vecchio, Di fronte ai boschi), scritti in anni anteriori, torbidi quanto i nostri, riflettevano la stessa inquietudine dei libri di adesso. La malva fiorisce nel deserto ci ricordava, in quella prima raccolta di racconti recensita su queste colonne nel giugno di quasi quindici anni fa, un vecchio insegnante di Bibbia che i superiori volevano mettere a riposo. La malva del deserto è come la ginestra leopardiana. Si apriva allora una fase di ottimismo oggi sconfitta dalla realtà, per questo lo scrittore ha ripreso a tacere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Da L'Indice&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-484465322117897785?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/484465322117897785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/10/il-responsabile-delle-risorse-umane.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/484465322117897785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/484465322117897785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/10/il-responsabile-delle-risorse-umane.html' title='Il responsabile delle risorse umane. Passione in tre atti'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Wj4KR8A9G1g/TqhJaApTF2I/AAAAAAAAAX4/tUmkW_zAEcw/s72-c/yehoshua46299_img.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6994058302691684573</id><published>2011-10-22T10:58:00.000-07:00</published><updated>2011-10-22T11:08:23.341-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sándor Márai'/><title type='text'>Il gabbiano di Sàndor Marai</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3g1auoExypU/TqME6kJBnqI/AAAAAAAAAXw/Vi3y_ZfKWKE/s1600/gabbiano.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" rda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-3g1auoExypU/TqME6kJBnqI/AAAAAAAAAXw/Vi3y_ZfKWKE/s400/gabbiano.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;“Vengono da così lontano. Attraversano paesi e mari ghiacciati. E si riposano qui sul Danubio. Hanno bisogno di grassi. E quanto è priva di scopo la loro vita! Non è così?...”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La donna alza gli occhi freddi e grigi, li fissa in quelli dell’uomo. Con voce rauca dice: “Priva di scopo?...” e si stringe nelle spalle. “Vivono. Vivono con grande energia…”&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;La donna alza gli occhi freddi e grigi, li fissa in quelli dell’uomo. Con voce rauca dice: “Priva di scopo?...” e si stringe nelle spalle. “Vivono. Vivono con grande energia…”&lt;br /&gt;Fermi in mezzo al ponte sul Danubio che separa le città di Buda e Pest, un uomo e una donna osservano i gabbiani. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli uccelli sostano qualche istante sulle onde ghiacciate del fiume cercando di bere l’acqua delle piccole pozzanghere che non si sono solidificate. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi tutti insieme prendono il volo verso est. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono bestie voraci, hanno lo sguardo obliquo e vengono dal nord. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio come lei, Aino Laine, la giovane finlandese che passeggia in compagnia del consigliere del Ministrodegli Interni. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;I due si soffermano sul paesaggio e poi proseguono, per salutarsi infine all’angolo della strada. Si rivedranno tra poche ore per una serata di gala all’Opera.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È un incontro molto strano quello tra il consigliere e la donna. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rpNW6Lek-9I/TqMDjRg9UjI/AAAAAAAAAXg/NeC8XFiHe6E/s1600/1948619850.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-rpNW6Lek-9I/TqMDjRg9UjI/AAAAAAAAAXg/NeC8XFiHe6E/s400/1948619850.jpg" width="248" /&gt;&lt;/a&gt;Lei si è presentata alla porta del suo ufficio in tarda mattinata e arrivando ha portato con sé una sferzata di freschezza e un mistero: il suo volto è identico a quello di un’altra donna, Ilona, che morendo ha lasciato un vuoto incolmabile nella vita del consigliere. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La reazione dell’uomo al cospetto di quel volto è stata una strana e beffarda ilarità - tutt'altra rispetto a quella del protagonista de La donna che visse due volte di Pierre Boileau e Thomas Narcejac da cui Hitchock ha tratto, rielaborandolo, il suo film con Kim Novak e James Stewart -, come se la vita gli stesse tirando un brutto scherzo e lui non volesse darle la soddisfazione di prenderla troppo sul serio. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Ha esitato qualche istante prima di farla entrare e poi ha deciso di abbandonare ogni convenevole per riuscire a scoprire tutto di quella donna. È in questo modo che il consigliere inizia a indagare sulla vita della giovane finlandese domandandole ogni particolare senza preoccuparsi né del giusto riserbo né delle buone maniere.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Neanche il pensiero della guerra riesce ad arginare il flusso dei suoi pensieri. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così, prima di rivedere la donna nel foyer dell’Opera, aveva ripercorso ogni momento della sua storia con Ilona e della sua triste fine. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aveva ripensato a suo padre, un pingue farmacista, alla sua tremenda rivelazione e ai suoi sospetti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla lezione di chimica a cui aveva assistito per conoscere da vicino l’uomo di cui Ilona era innamorata e che forse l’aveva portata al suicidio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aveva rivissuto l’amore, la morte, la guerra e quel senso tremendo di vuoto che gli riempiva la vita. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Solo alla fine di una lunga notte di confidenze, sospetti ma anche di tenerezza insieme ad Aino, era arrivato alla conclusione che quella donna fosse la personificazione della guerra, “perché la guerra si cela dietro molti travestimenti, e a volte si presenta con un abito di seta come questo.”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tempo di Sándor Márai non è mai il nostro tempo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le sue parole si dilatano, la lingua cesella ogni stato d’animo. Come un medico o un chimico, Sándor Márai descrive lenti e impercettibili movimenti di cellule entrando nelle sinapsi dei suoi personaggi, facendoci vivere ogni singolo pensiero come se contenesse al suo interno lo spirito dei tempi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per questo leggere una sua opera è impegnativo quanto l'affrontare un grande classico, ma è appagante come scoprire un testo contemporaneo (il romanzo è del 1943), perché ogni frase racchiude in sé la passione per la letteratura, che riesce a collegare i grandi intrighi dei popoli con le piccole, strane, storie personali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;A cura della Redazione di IBS.it&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6994058302691684573?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6994058302691684573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/10/il-gabbiano-di-sandor-marai.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6994058302691684573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6994058302691684573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/10/il-gabbiano-di-sandor-marai.html' title='Il gabbiano di Sàndor Marai'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-3g1auoExypU/TqME6kJBnqI/AAAAAAAAAXw/Vi3y_ZfKWKE/s72-c/gabbiano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-5022437389953778078</id><published>2011-10-10T10:31:00.000-07:00</published><updated>2011-10-10T10:34:22.512-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kathrin Stockett'/><title type='text'>L'aiuto di Kathrin Stockett</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-9LpMLpQP8Pk/TpMrX6B-OOI/AAAAAAAAAXQ/J0YDHZWuAlI/s1600/l-aiuto-kathryn-stockett.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kca="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-9LpMLpQP8Pk/TpMrX6B-OOI/AAAAAAAAAXQ/J0YDHZWuAlI/s400/l-aiuto-kathryn-stockett.jpg" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro, l'aiuto di Kathrin Stockett,&amp;nbsp;è ambientato negli anni 60. Eugenia “Skeeter” Phelan ha terminato l’università e torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi. Sua madre sogna per lei un buon matrimonio, lei di diventare una scrittrice.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono gli anni in cui quasi tutte le famiglie della cittadine di Jackson hanno una domestica di colore, che cresce i loro figli, si preoccupa dell’intera gestione della casa per quattro soldi e sono trattate come esseri inferiori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Skeeter” Phelan torna a frequentare le sue amiche, alcune già sposate e ben sistemate, tutte ben inserite in un modello di vita borghese. Vite piatte e vuote, scandite come un orologio da impegni mondani e da passatempi come il bridge.&lt;br /&gt;Accanto a loro donne di colore che allevano i loro figli e badano a tutte le incombenze di casa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prima fra tutte spicca la figura di Aibileen che ha allevato diciassette bambini bianchi che si affezionavano a lei come fosse la vera mamma, che, invece, è sempre&amp;nbsp;impegnata altrove &amp;nbsp;in “cose più importanti”. Minny è la sua migliore amica, sposata con un ubriacone violento e tanti figli. Minny è una ribelle, non sa tenere la lingua in bocca e spesso per questo viene licenziata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E poi c’è l’amatissima Constantine, la governante di Skeeter, che l’ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla. Non per questo Skeeter si arrenderà e continuerà a cercarla per sapere i motivi per cui se n’è andata dalla sua casa. E con loro tante altre che vivono la stessa sorte. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-kBq3U3ZgrII/TpMrjKKSxnI/AAAAAAAAAXU/pTNR00UXrJI/s1600/stockettcop.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kca="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-kBq3U3ZgrII/TpMrjKKSxnI/AAAAAAAAAXU/pTNR00UXrJI/s1600/stockettcop.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Sono però ancghe gli anni di Bob Dylan, di Martin Luther King, di Kennedy, anni di cambiamento che in qualche modo si fanno sentire anche nello stato reazionario del Mississipi.&lt;br /&gt;Skeeter, Aibileen e Minny&amp;nbsp; lavoreranno segretamente ad un libro che vuole raccontare proprio le storie di quelle donne “invisibili”, che non contano nulla in quella società di pura apparenza..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un libro, che racconta gli Stati Uniti del Sud in un corale ritratto di personaggi commoventi, divertenti, surreali e tremendamente veri.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un affresco della provincia americana degli anni 60: indolente e restia al cambiamento, ma scossa dall’ondata di rinnovamento che scuote quegli anni. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il razzismo verso le persone di colore tipico di quegli anni, è sfortunatamente ancora attuale, anche se più mimetizzato, almeno in certi ambienti. E’ un romanzo “al femminile”, gli uomini compaiono poco ed hanno comunque un ruolo del tutto secondario. Sono le donne che costruiscono questa storia, donne forti e coraggiose che sanno vincere la paura che le aveva tenute sempre sottomosse al pensiero dominante. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono questi, infatti, gli anni in cui il regime segregazionista tocca il suo apice; nel sud America, infatti, i bambini di colore non frequentano le scuole dei bianchi, uomini e donne di colore non possono sedere ai tavoli del ristorante insieme ai bianchi, è proibito viaggiare sugli stessi autobus, non si può essere assistiti dagli “ospedali dei bianchi”. Alla maggior parte della popolazione nera era negato il diritto al voto e all’esercizio dei diritti civili; nel 1957, infatti, solo il 25% degli afroamericani in età di voto era iscritta alle liste elettorali.&lt;/div&gt;Kathryn Stockett è nata e cresciuta a Jackson, in Mississippi. Dopo la laurea in letteratura si è trasferita a New York, dove ha lavorato nell’editoria e nel marketing dei periodici. Attualmente vive All’esordio andò incontro a ben 60 rifiuti di 60 editori diversi. Arrivato in libreria diventò un immediato successo: 103 settimane nella lista dei bestseller del New York Times, sei delle quali al primo posto. E adesso è anche un film, diretto da un vecchio amico dell’autrice, Tate Taylor. ad Atlanta con il marito e la figlia. L’aiuto (Mondadori 2009) è il suo primo romanzo.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/52UYjEs72tw" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-5022437389953778078?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/5022437389953778078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/10/kathrin-stockett.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5022437389953778078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5022437389953778078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/10/kathrin-stockett.html' title='L&apos;aiuto di Kathrin Stockett'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-9LpMLpQP8Pk/TpMrX6B-OOI/AAAAAAAAAXQ/J0YDHZWuAlI/s72-c/l-aiuto-kathryn-stockett.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-2151073053699419522</id><published>2011-09-28T11:20:00.000-07:00</published><updated>2011-10-04T13:51:56.419-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Herta Muller'/><title type='text'>Intervista al Premio Nobel per la Letteratura 2009</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;&lt;object height="315" width="420"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Vr16AzwJ8yY?version=3&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/Vr16AzwJ8yY?version=3&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-2151073053699419522?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/2151073053699419522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/09/intervista-al-premio-nobel-per-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2151073053699419522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2151073053699419522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/09/intervista-al-premio-nobel-per-la.html' title='Intervista al Premio Nobel per la Letteratura 2009'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6045370405935344901</id><published>2011-05-15T07:29:00.000-07:00</published><updated>2011-05-15T07:36:56.824-07:00</updated><title type='text'>La donna che sbatteva nelle porte di Roddy Doyle</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-rDnmd_jwjpg/TXaCEOGmylI/AAAAAAAAAxo/jzs72oPNJkY/s1600/Doyleroddy33.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 408px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-rDnmd_jwjpg/TXaCEOGmylI/AAAAAAAAAxo/jzs72oPNJkY/s1600/Doyleroddy33.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lo scrittore, Roddy Doyle, scrive storie di Irlanda, di irlandesi, di gente "qualunque" che a volte diventa "qualcuno" (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Una stella di nome Henry"&lt;/span&gt;). Sa ritrarre la quotidianità, entrare nel pensiero, nei gesti, nelle paure delle persone come pochi sanno fare. Sa entrare nelle contraddizioni della vita. Noi siamo soliti a voler leggere la storia degli altri e a volte anche la nostra in modo lineare, e a non capire il perché si fa o non si fa qualcosa. O a volte crediamo di capire tutto, troppo... Non accettiamo l’idea che quando qualcuno è “dentro” una realtà anche tragica, non riesca ad uscirne, che perseveri nell'errore, che oggi dica una cosa, domani un'altra .&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La donna che sbatteva nelle porte"&lt;/span&gt; è una ragazza dei quartieri popolari di Dublino che si innamora del "bello" del quartiere, il più invidiato, il più, forte, il più chiacchierato. “Stava in un gruppo, ma era come se fosse solo (…) Confronto a lui gli altri ragazzi sembravano grossi e deformi. (..) Io gli misi la testa sulla spalla. Mi aveva conquistata”. Charlo la fa sentire amata, rispettata, Charlo è la felicità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi arrivano i figli, e tutto finisce. Charlo, poco alla volta, diventa l'inferno. Tutto il libro diventa una spirale verso il basso, un buco nero: la donna diventa vittima della violenza del marito, e sembra subirla. Doyle ci aiuta ad entrare nei pensieri di questa donna che mille volte si chiede il perché e mille volte non sa rispondere: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non mi viene una risposta vera, una cosa da farmi dire Ecco, ci siamo. Mi amava e mi picchiava. Io lo amavo e mi facevo picchiare. E’ una cosa tanto semplice, tanto stupida e tanto complicata. E’ una cosa terribile. (…) E il suo amore per me diventa una cosa crudele, come il sorriso sulla faccia di un nazista”&lt;/span&gt;. In lei non c'è odio, nè rabbia, ma quella rassegnazione che è tipica di chi ha avuto molto poco dalla vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma Paula non subisce solo il marito, ma anche l’indifferenza degli altri. “Il dottore non mi guardava mai in faccia. Mi esaminava in vari punti, ma non mi vedeva mai tutta. Non mi guardava mai negli occhi”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Più volte, visitata dai medici, pensa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“chiedimelo, chiedimelo…”&lt;/span&gt;. Ma per domandarle cosa era &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sz8rYaPAh_M/TXaCpyTDlxI/AAAAAAAAAxw/qPHLWoY9D9M/s1600/9788882462239g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 314px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-sz8rYaPAh_M/TXaCpyTDlxI/AAAAAAAAAxw/qPHLWoY9D9M/s1600/9788882462239g.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;successo doveva esserci qualcuno che si interessasse a lei come persona, che volesse in qualche modo aiutarla, che non vedesse solo l’occhio pesto e che non si accontentasse della sua prima risposta: ho sbattuto contro una porta. Senza questo interesse lei non riesce a chiedere aiuto. Paula vive anche l'orrore dei sensi di colpa. E' lei che causa tutto ciò, è lei che innesca la spirale di violenza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante tutto, alla fine Paula trova la forza di reagire. Per evitare altre violenze sui figli, lo caccia di casa. Una riscossa incredibile, per una donna che sembrerebbe fuori gioco”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma quante donne ancora oggi vivono la situazione che descrive Paula: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ho scoperto di essere povera e di non avere nessuno diritto a tutte le speranze che avevo all’inizio. Senza un futuro, con niente davanti. Intrappolata in una casa che non sarebbe mai stata mia. (…) Con dei figli che non avevano nessuna speranza come me; e starmene a guardare loro era la cosa peggiore, la più crudele di tutte. (…) Ero io il loro futuro. Era così che lo vedevano, il mondo dei grandi. Botte strilli e un frigorifero vuoto…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io ne ho conosciute di queste donne. Non hanno bisogno di facili giudizi, ma di quella comprensione, quella capacità di comprendere che dimostra nel suo splendido libro Roddy Doyle che ha quella rara capacità di sapersi mettere al posto di… , di saper volgere lo sguardo là dove i più lo distolgono.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6045370405935344901?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6045370405935344901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/la-donna-che-sbatteva-nelle-porte-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6045370405935344901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6045370405935344901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/la-donna-che-sbatteva-nelle-porte-di.html' title='La donna che sbatteva nelle porte di Roddy Doyle'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-rDnmd_jwjpg/TXaCEOGmylI/AAAAAAAAAxo/jzs72oPNJkY/s72-c/Doyleroddy33.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-4506011480591418709</id><published>2011-05-14T05:11:00.000-07:00</published><updated>2011-05-14T05:12:28.529-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aharon Appelfeld'/><title type='text'>Badenheim 1939 (Aharon Appelfeld)</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/CVrXQ-JtjQw" allowfullscreen="" width="425" frameborder="0" height="349"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-4506011480591418709?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/4506011480591418709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/badenheim-1939-aharon-appelfeld.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4506011480591418709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4506011480591418709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/badenheim-1939-aharon-appelfeld.html' title='Badenheim 1939 (Aharon Appelfeld)'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/CVrXQ-JtjQw/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-7481974067302286814</id><published>2011-05-09T10:50:00.000-07:00</published><updated>2011-10-26T10:57:01.355-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sándor Márai'/><title type='text'>Le Braci di Sàndor Màrai</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-gbJDEEYTjTg/TcgqEezN9-I/AAAAAAAAAXI/lmmJHdRGp_U/s1600/Braci.jpeg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604775992738314210" src="http://1.bp.blogspot.com/-gbJDEEYTjTg/TcgqEezN9-I/AAAAAAAAAXI/lmmJHdRGp_U/s400/Braci.jpeg" style="cursor: pointer; float: left; height: 257px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 161px;" /&gt;&lt;/a&gt;Un castello ai piedi dei Carpazi, lontano da tutto e dentro il castello un vecchio generale che aspetta di conoscere la verità sulla sua vita, sul senso ultimo delle relazioni umane, sull’amore, l’amicizia, il tradimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'aristocratico vive un'esistenza pietrificata come un paralitico che coltiva con passione la propria infermità.&lt;/div&gt;Un uomo ancorato al passato e che in esso vuole trovare risposte alle domande che hanno ossessionato la sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente?... Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali. E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro di Màrai è un libro sulla memoria. La memoria del fuoco di una passione che si è spenta trasformandosi in tiepide braci. Il calore di una passione che acceca la mente, il tepore di una rivincita attesa a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo si sviluppa sul poderoso monologo del generale rivolto al vecchio amico Konrad (artista, amante della musica, di ritorno dall’Oriente e diretto a Londra). Un flusso quasi ininterrotto sull’amicizia, sulle passioni, sul lento e doloroso disvelamento di ciò che è la realtà e il destino di ogni essere vivente. Nonché l’amore, la linfa vitale, tanto che il generale confessa a Konrad: “Alla fine ha importanza solo quello che rimane nel nostro cuore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un destino che governa le storie di tutti i personaggi del romanzo, non si tratta però di una forza cieca: “L’uomo e il suo destino si realizzano reciprocamente modellandosi l’uno sull’altro. Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo a entrare. Non c’è infatti essere umano abbastanza forte e intelligente da saper allontanare, con le parole o con i fatti, il destino infausto che deriva, secondo una ferrea legge, dalla sua indole e dal suo carattere”. (p.139)&lt;br /&gt;Ricorrendo come sempre ad una prosa dallo stile fluido ed elegante, l'autore sa coinvolgere il lettore emotivamente in un racconto spoglio di dialoghi, che si dipana nell'angusto spazio di sole due stanze e nei luoghi sempre persi e ritrovati della memoria. E la bravura è quella di saper entrare nelle pieghe più profonde e ambigue dell’animo umano senza veli e nascondimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci insegna e a guardarci dentro senza paura di scoprire verità scomode, non per rimanerne soggiogati, ma per affrontarle e andare oltre.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-7481974067302286814?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/7481974067302286814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/le-braci-di-sandor-marai.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7481974067302286814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7481974067302286814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/le-braci-di-sandor-marai.html' title='Le Braci di Sàndor Màrai'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-gbJDEEYTjTg/TcgqEezN9-I/AAAAAAAAAXI/lmmJHdRGp_U/s72-c/Braci.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-4690221430856728380</id><published>2011-05-08T08:17:00.000-07:00</published><updated>2011-05-08T09:13:14.878-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jose Sramago'/><title type='text'>Le parole per Saramago</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-MOqJbk-HfQM/Tca6oztgqBI/AAAAAAAAAW4/KY4W4VJv8cg/s1600/FranciscoLeongafp460.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-MOqJbk-HfQM/Tca6oztgqBI/AAAAAAAAAW4/KY4W4VJv8cg/s400/FranciscoLeongafp460.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604371996547786770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In Portogallo si è fatto un grande abuso delle maiuscole. Nei discorsi politici, nel giornalismo, nei rituali delle inaugurazioni fervono gli Ideali, l'Umanità, la Patria e la Famiglia, il Dovere, le Scoperte; tutto ciò con frasi forbite e pompose, tanto più risonanti quanto più vacue.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Portano, quelle frasi, tutti gli ingredienti della tiritera dei raduni o dei discorsi parlamentari. E nella bocca dei professionisti della parola si unisce l'ausilio delle vibrazioni convenienti, che vanno dal tremolio pietoso allo stridore della fanfara. È un regalo per l'orecchio tanta maestria di orchestrazione. E uno squallore per l'intelligenza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adesso, nel circuito delle idee, è apparsa la parola speranza seguita subito dopo dalla tentazione di gonfiare la lettera iniziale mutando la s in S. È una operazione che ha a che vedere con la magia, così come è stato detto che alla magia appartenevano i graffiti preistorici delle caverne. Mettendovi la lettera grande, è come se si legasse meglio la comune speranza ai nostri buoni desideri. Si prendono lucciole per lanterne, il progetto per lavoro, il sogno per realtà. E, poiché tutto questo deve essere già accaduto a Newton, sediamoci pure sotto un melo in attesa che ci cada una mela sulla testa perché ci sia rivelata, finalmente, la nostra legge di gravità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come si vede, si tratta di una lezione per gente indolente, che ancora crede nella scienza infusa. Ora, da questo mio lato poco incline alle illusioni, scoprii che la retorica non è degna compagnia per gente che vuole pensare in modo serio e con il proprio cervello. Non vi è dubbio che nessuno (proprio nessuno) può gloriarsi di pensare unicamente con la propria testa. Con tante teste al mondo, e tutte pensanti, come non ricevere da loro materiale per il nostro pensiero? Per dirla meglio: il male di coloro che pensano con maiuscole è che quelle maiuscole occupino troppo spazio: mezza dozzina di esse intorpidiscono e intasano del tutto o per sempre qualsiasi cervello, anche geniale. Questo fa sì che io sia un nemico sfegatato delle maiuscole: mi piacciono (eccome!) le parole, ma vorrei renderle piccolissime, in modo che ce ne possano stare molte altre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E vorrei anche che fossero dense, cariche di significato, di senso, di forza, di capacità di azione. Se ci mettiamo a dire e a scrivere Speranza, addio al mio monito. Cadiamo nel dondolio dell'intorpidimento, nel bagno tiepido, nelle litanie emollienti. Nel frattempo, le realtà seguiranno il loro proprio cammino, beffandosi se non servendosi di noi. E in quel caso aggiungeremo all'elenco dei nostri piagnistei un'ulteriore delusione. Poi ci siederemo sulla soglia di casa a vedere sfilare il corteo organizzato da altri facendolo passare per la nostra edificazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora, la vita è fatta di piccole e minuscole occupazioni. Una di queste è scrivere. Dal punto di vista di Sirio, neppure il viaggio dalla Terra alla Luna assume tanta importanza. Ma qui, sulla superficie terrestre, mettere una parola davanti all'altra, e in particolare in questo bugigattolo del pianeta, si rivela come operazione molto importante. Positiva o negativa che sia. Sarà positiva se ciascuna parola verrà soppesata e misurata, riconsegnata al suo vero valore  e non usata come cortina fumogena o accesso al museo di anticaglie. Sarà positiva se ridesterà in chi legge un'eco che non provenga dall'oscura condiscendenza all'illusione e all'inganno che sonnecchia sul fondo dell'inerzia in cui siamo vissuti. Sarà positiva se... E così via, senza ulteriori spiegazioni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dunque, questa parola speranza, con o senza maiuscola, è bene cassarla dal nostro vocabolario. Soltanto gli esuli e i profughi, rassegnati all'esilio e all'espatrio, in mancanza di meglio, la devono usare. Offre loro consolazione e conforto. I non rassegnati hanno un'altra parola più decisa: volontà. Che, per di più, può essere scritta con la maiuscola. Su ciò sarei d'accordo, se questo vi può essere d'aiuto. E ancora sulle parole potrei aggiungere quanto già dissi e scrissi in proposito in altri momenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi si offre qui l'occasione per riprendere una riflessione che più o meno recitava così: le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole scottano. Le parole blandiscono. Le parole si donano, si scambiano, si offrono, si vendono e s'inventano. Le parole sono assenti. Alcune parole ci assorbono, non ci lasciano, sono come zecche: le troviamo nei libri, nei giornali, negli slogan pubblicitari, nelle sottotitolazioni, nei fogli e sui cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono sdolcinate o pungenti. Il mondo ruota su parole lubrificate con olio di pazienza. I cervelli straripano di parole in pace e armonia con quelle loro contrarie e nemiche.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è il motivo per cui la gente fa il contrario di quello che pensa, credendo di pensare quello che fa. Ci sono molte parole. E ci sono i discorsi, che sono parole accostate le une alle altre in un incerto equilibrio grazie a una sintassi precaria, fino alla chiusura finale del «Dissi» o «Ho detto». Con i discorsi si celebra, si inaugura, si aprono e si chiudono adunanze, si lanciano cortine fumogene o si collocano drappi di velluto. Sono brindisi, discorsi, discussioni e conferenze. Tramite i discorsi si trasmettono elogi, ringraziamenti, programmi e fantasie. E poi le parole dei discorsi appaiono adagiate su fogli, pitturate con inchiostro tipografico e in questo modo entrano nell'immortalità del Verbo. Accanto a José Sócrates  il presidente dell'assemblea affigge il discorso che ha aperto il rubinetto della fonte. E le parole defluiscono, fluide come il «prezioso liquido». Fluiscono ininterrotte, inondano il pavimento, salgono alle ginocchia, arrivano alla vita, alle spalle, al collo. È il diluvio universale, un coro stonato che erompe da milioni di bocche.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Terra prosegue il suo cammino avvolta in un clamore di forsennati sbraitanti, ululanti, avvolta anche in un docile mormorio, smorzato e conciliatore. C'è di tutto fra i coristi: tenori e tenori leggeri, bassi, soprani dal do di petto facile, baritoni imbottiti, mezzo contralti. Negli intervalli, si ode il suggeritore. E tutto ciò stordisce le stelle e perturba le comunicazioni, come le tempeste solari. Perché le parole hanno smesso di comunicare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni parola è pronunciata affinché non se ne oda un'altra. La parola, anche quando non afferma, si afferma. La parola non risponde, né domanda: ammassa. La parola è l'erba fresca e verde che copre le cime aguzze dell'invaso. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non rivela. La parola maschera. Per questo occorre mondare le parole affinché la semina si trasformi in raccolto. Perché le parole siano strumento di morte o di salvezza. Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell'atto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;C'è anche il silenzio. Il silenzio, per sua definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, analizza, osserva, pondera e valuta. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è la terra scura e fertile, l'humus dell'essere, la muta melodia sotto la luce solare. Su di esso cadono le parole. Tutte le parole.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Parole buone e parole cattive. Il grano e la zizzania. Però solo il grano dà il pane.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Josè Saramago&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-X0PzU_R5PW0/Tca7zwJ3DFI/AAAAAAAAAXA/RDJYanxzX10/s1600/Jos%25C3%25A9%2BSaramago%2BStatue_2.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-X0PzU_R5PW0/Tca7zwJ3DFI/AAAAAAAAAXA/RDJYanxzX10/s400/Jos%25C3%25A9%2BSaramago%2BStatue_2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604373284083141714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-4690221430856728380?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/4690221430856728380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/vorrei-rendere-piccolissime.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4690221430856728380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4690221430856728380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/05/vorrei-rendere-piccolissime.html' title='Le parole per Saramago'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-MOqJbk-HfQM/Tca6oztgqBI/AAAAAAAAAW4/KY4W4VJv8cg/s72-c/FranciscoLeongafp460.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-805770363508168832</id><published>2011-01-14T09:21:00.000-08:00</published><updated>2011-01-14T11:56:39.278-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Margaret  Eleanor Atwood'/><title type='text'>L'assassino cieco di Margaret  Atwood</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCWr5A7RII/AAAAAAAAAWU/v734pARvVgs/s1600/atwoodmicrophone.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 350px; height: 301px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCWr5A7RII/AAAAAAAAAWU/v734pARvVgs/s400/atwoodmicrophone.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562111220585809026" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura precipitò con l'auto giù da un ponte.&lt;/span&gt;" Sono queste le prime parole con cui Iris Chase, la voce narrante del romanzo, decide, a ottantadue anni, di raccontare le tormentate vicende della sua famiglia. Sin dall'inizio il racconto di Iris si interseca con quello di un altro romanzo, una scabrosa storia d'amore scritta dalla sorella e pubblicata dopo la sua morte con enorme successo:&lt;span style="font-style: italic;"&gt; "L'assassino cieco”&lt;/span&gt;. Sono flashes sugli incontri clandestini, in alberghetti sordidi, di una coppia di amanti  anni trenta: lei  borghese, bionda, impellicciata e trepidante, lui,  un agitatore comunista ricercato dalla polizia, duro e sarcastico, il quale inventa e talvolta vende ai giornali sadiche storie fantascientifiche. Di queste saghe l'agitatore ha un repertorio vasto e inquietante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Iris decide, quindi, a ottantadue anni, di cominciare a scrivere tutta la sua vita: un interecciarsi di eventi e di persone che hanno fatto di lei quello che è e che l'hanno portata  a trovarsi dove si trova. Decide di confessare tutto in modo sincero, senza omettere nulla, affinché sua nipote possa, un giorno, leggere le sue parole e conoscere la verità che era stata sempre travisata o “aggiustata” per convenienza.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;blockquote&gt;«Forse non scrivo per nessuno. Forse scrivo per la stessa persona per cui scrivono i bambini quando scarabocchiano il loro nome nella neve.»&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel dipanare la sua storia non segue un ordine cronologico, ma alterna momenti della sua giovinezza a momenti della sua esistenza attuale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Figlia di un ricco imprenditore passa la sua infanzia nell'Ontario. La mamma muore che lei è ancora una ragazzina e viene allevata dal padre e dalla sua governante, Reenie, che sarà il suo vero punto di riferimento per tanti anni. Ha una sorella minore, Laura, una ragazza un po' particolare, eccentrica e anticonformista, una bambina “difficile” “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;era come se stesse sempre in ascolto, attenta a cogliere qualcosa in lontananza o sotto il pavimento – qualcosa che si avvicinava senza far rumore, come un treno fatto di vento”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCXAU6Lq5I/AAAAAAAAAWk/cjv6sjSEOaA/s1600/9788850209484g.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 328px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCXAU6Lq5I/AAAAAAAAAWk/cjv6sjSEOaA/s400/9788850209484g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562111571671100306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Le due sorelle vivono un’infanzia di relativo benessere, ma il fallimento del padre cambierà drasticamente il corso della loro esistenza. Iris sarà, infatti, indotta a sposare un ricco imprenditore, Richard, nella speranza del padre di salvare da una vita di povertà sia lei che sua sorella.  La ragazza che ha solo 18 anni si sente, quindi, in dovere di accettare, ma presto capirà le conseguenze di questo matrimonio. L'uomo si impossesserà oltre che dei suoi beni anche della sua vita, si rivelerà un uomo senza nessun scrupolo e, aiutato e sostenuto da sua sorella Winifred, deciderà tutto ciò che è bene o male per la moglie e per Laura.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Era lei che organizzava le cose per Rischard, mi annunciò – avvenimenti mondani, cocktail party, cene e così via…” &lt;/span&gt;E così Iris sarà immersa in un mondo che non le apparteiene e che non ha scelto, ma a cui si adeguerà per forza di cose. Con il marito non avrà mai un rapporto alla pari, sarà sua succube: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Man mano che andavamo avanti per me lui diventav sempre meno simile a un uomo, con una pelle e organi funzionanti, e sempre più simile a un gigantesco groviglio di spago, che come per incantesimo ogni giorno ero condannata a cercare di districare. Non ci riuscii mai”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Iris col tempo prende coscienza di non contare nulla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Mi sento incorporea, evanescente…»&lt;/span&gt; dice e nella storia dà un’immagine di sé come di una creatura priva di identità, di personalità, che allontana da sé il più possibile il momento delle scelte, al contrario della sorella che paradossalmente avrebbe dovuto proteggere. E ad un certo punto si dirà “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quanto sono diventata estranea a me stessa!”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laura, la sorella, vive in un suo mondo, vorrebbe modificare la realtà, la sua figura e la sua personalità vengono fuori a tratti e retrospettivamente. Di lei sappiamo dell’incidente a venticinque anni, nel 1945, quasi certamente un suicidio. Sappiamo anche del libro che ha pubblicato Iris e che ottiene una fama postuma. Episodi di questo romanzo si alternano ogni tanto coi capitoli del racconto di Iris, costituendo un altro  livello narrativo. Sono flashes sugli incontri clandestini, in alberghetti sordidi o in altri luoghi precari, di una coppia di amanti molto anni trenta: lei è borghese, bionda, impellicciata e trepidante, lui è un agitatore comunista ricercato dalla polizia, duro e sarcastico, il quale inventa e talvolta vende ai giornali sadiche storie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo romanzo e il flusso dei ricordi di Iris ci conducono passo dopo passo alla ricostruzione della verità, un’“epifania” con un finale a sorpresa: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;« nella vita, una tragedia non è un urlo prolungato. Coinvolge tutto ciò che conduce a essa. Un’ora banale dietro l’altra, un giorno dietro l’altro, e poi l’attimo improvviso: la coltellata, il proiettile esploso, il tuffo della macchina dal ponte.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nella vecchiaia Iris troverà il suo riscatto assistita da Myra (la figlia di Reenie e da suo marito), finalmente torna a decidere di se stessa. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Avendo mormorato tanto tempo fa “Voglio morire” ora mi rendo conto che questo deisderio sarà esaurito davvero, e piuttosto prima che poi. Non importa che abbia cambiato idea".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Atwood, in questo libro, racconta i sogni infranti e le speranze di Iris, i suoi rimpianti e fallimenti e parla della dolce Laura, la sorella "diversa" in tanti modi. Ma è anche la storia di un assassino cieco che amava una fanciulla, bellissima e muta, e della sua tragica morte. Iris, la voce narrante, racconta una storia di inganni, di affetto negato e di solitudine, una storia lunga 50 anni. Parla di rancore e, infine, di giustizia. Perché giustizia è ciò che cerca alla fine Iris, per la figlia, per la nipote, tratta in inganno da una donna crudele (la cognata), per Laura, tragica vittima innocente. E vuole giustizia per sé stessa, prigioniera di una vita scelta da altri. Pretende giustizia, è lo farà fino all'ultimo. Scrive perchè la nipote fialmente sappia tutta la verità: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nonna, mi dirai, e con quelle parole non sarò più una rinnegata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCW0Nlg4FI/AAAAAAAAAWc/aI7bPIW_d6k/s1600/Margaret_Atwood__854243artw.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCW0Nlg4FI/AAAAAAAAAWc/aI7bPIW_d6k/s400/Margaret_Atwood__854243artw.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562111363546931282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Margaret Eleanor Atwood (Ottawa, 18 novembre 1939) è una poetessa e scrittrice canadese. Prolifica critica letteraria, femminista e attivista, è stata la vincitrice del premio Arthur C. Clarke e del Premio Principe delle Asturie per la Letteratura, e anche del Booker Prize (finalista per cinque volte, vincitrice con L'assassino cieco nel 2000), ed è stata finalista anche per il Governor General's Award (Premio del Governatore Generale, un riconoscimento offerto dal Primo Ministro del Canada).&lt;br /&gt;La dote narratrice in questo libro di Margaret Atwood è straordinaria. Prepara la rivelazione conclusiva, momento dopo momento con grande abilità, il libro si apre come una scatola cinese, un libro dentro un libro, uno più emozionante dell’altro. Ricostruendo la saga di una famiglia borghese del Canada, ripercorre in chiave privata le vicende storiche e sociali di un intero secolo.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Questa volta quella che è considerata la massima autrice canadese e una delle più famose del mondo anglosassone ha voluto superare se stessa... Questa straordinaria capacità di servirsi di elementi tanto diversi per ricostruire, come in un puzzle, una sorprendente verità che sarà chiara solo nelle ultime pagine, ha affascinato la critica e procurato alla Atwood il maggior riconoscimento letterario inglese, il Booker Prize."&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;D - La Repubblica delle Donne &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-805770363508168832?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/805770363508168832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/01/lassassino-cieco-di-margaret-atwood.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/805770363508168832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/805770363508168832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/01/lassassino-cieco-di-margaret-atwood.html' title='L&apos;assassino cieco di Margaret  Atwood'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TTCWr5A7RII/AAAAAAAAAWU/v734pARvVgs/s72-c/atwoodmicrophone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-8236559376703623833</id><published>2011-01-01T11:16:00.000-08:00</published><updated>2011-01-01T11:41:30.206-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romain Gary'/><title type='text'>La promessa dell'alba di Romain Gary</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR9-YCaWpMI/AAAAAAAAAV0/ZMBS23gH1wQ/s1600/Gary.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 326px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR9-YCaWpMI/AAAAAAAAAV0/ZMBS23gH1wQ/s400/Gary.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557299416627848386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lo scrittore, regista e sceneggiatore Roman Kacew, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Romain Gary, nacque a Vilnius (Lituania) l’8 maggio 1914.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Romain Gary vive solo con la madre Nina Owczinski, un’attrice ebrea russa e con lei fugge da suo paese dopo rivoluzione. Non conobbe mai il padre Ivan Mosjoukine, una delle più celebri vedette del cinema muto.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era ancora bambino quando sua madre gli parlò dei nemici contro cui avrebbe dovuto battersi: Tatoche, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"il dio della stupidità, col sedere rosso da scimmia e la testa da intellettuale"&lt;/span&gt;; Merzavka, "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il dio delle certezze assolute, una specie di cosacco ritto su montagne di cadaveri uccisi, torturati e sottomessi in nome delle cosiddette verità religiose, politiche o morali"&lt;/span&gt;, e la metà del genere umano gli lecca le scarpe con commozione e infine c'è Filoche, il dio della meschinità, dei pregiudizi, del disprezzo, dell’odio che, all’ingresso del mondo abitato, grida: «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sporco americano, sporco arabo, sporco ebreo, sporco russo, sporco cinese, sporco negro»&lt;/span&gt;. E vi sono numerosi altri dei, ancora più misteriosi e più pericolosi, difficili da identificare…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il cordone ombelicale con sua madre non si reciderà mai. Come avrebbe potuto essere diversamente di fronte ad una donna che tutto aveva sacrificato perchè il figlio potesse avere il meglio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Ormai sola da tredici anni, senza marito e senza amante, lottava in quel modo, coraggiosamente, per mettere insieme ogni mese il necessario per vivere, per pagare il burro, le scarpe, l'affitto, i vestiti, la bistecca di mezzogiorno: quella bistecca che mi metteva ogni giorno nel piatto, un po' solennemente, come segno della sua vittoria sulle avversità. Di ritorno da scuola mi sedevo a tavola davanti a quel piatto. Mia madre, in piedi, mi guardava mangiare con lo sguardo appagato delle cagne che allattano i cuccioli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lei non voleva assaggiarne, sostenendo che le piacevano solo le verdure e che la carne e i grassi le erano assolutamente proibiti.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un giorno, lasciata la tavola, andai in cucina a bere un bicchiere d'acqua.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mia madre era seduta su uno sgabello e teneva sulle ginocchia la padella in cui aveva cotto la mia bistecca. Raccoglieva con cura il sugo rimasto sul fondo con pezzetti di pane che mangiava poi avidamente e, nonostante la rapidità del gesto con cui nascose la padella sotto il tovagliolo, capii in un lampo tutta la verità sui veri motivi del suo regime vegetariano"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La loro storia si svolge tra miseria e benessere prima in Polonia, poi a Nizza, dove finalmente approdano, perché la Francia per la madre rappresentava la  patria della cultura, della libertà, della civilizzazione. Solo in Francia il figlio potrà diventare famoso, un'artista, un diplomatico, un eroe. E Gary si propone di vivere per onorare i sogni, le sue speranze e i suoi sacrifici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR-Cvkh1-cI/AAAAAAAAAWE/FmueY4dDKCg/s1600/9788854501034g.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 299px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR-Cvkh1-cI/AAAAAAAAAWE/FmueY4dDKCg/s400/9788854501034g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557304218969569730" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E' un libro ironico e commovente. Un'autobiografia degli anni giovanili dello scrittore, in cui parla di questo suo straordinario rapporto con la madre che sogna appunto per il figlio un futuro di eroe o comunque di gloria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Bisogna trovare uno pseudonimo", disse con fermezza. "Un grande scrittore francese non può portare un nome russo. Se tu fossi un virtuoso del violino andrebbe molto bene, ma per un titano della letteratura francese non va..."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E Gary diventerà famoso come la mamma aveva predetto "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;...mio figlio sarà Ambasciatore di Francia, Cavaliere della Legion D'onore..." &lt;/span&gt;Lotterà per riuscire ad ottenere il successo per offrirlo a lei, quale contropartita alle rinunce cui è stata costretta (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;...non sono riuscito a raddrizzare il mondo, a vincere la stupidità e la cattiveria, a rendere giustizia e dignità agli uomini; ma ciononostante ho vinto il torneo di ping-pong a Nizza nel 1932..."&lt;/span&gt;. Egli era convinto che il destino l'avesse buttato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"sul piatto della bilancia per ristabilire  l'equilibrio di una vita di sacrifici e di abnegazione"&lt;/span&gt;, quella di sua mamma appunto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR-C1SupYpI/AAAAAAAAAWM/XmNRnnjROYI/s1600/3.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 232px; height: 376px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR-C1SupYpI/AAAAAAAAAWM/XmNRnnjROYI/s400/3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557304317270647442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grazie all'incitamento continuo della mamma, non si darà mai per vinto, lotterà con caparbietà contro il destino, anche quando lo sconforto parrebbe prevalere. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"...Nelle ore più dure della guerra ho sempre affrontato il pericolo con la sensazione dell'invincibilità. Non poteva accadermi niente, perché io ero l'happy end di mia madre..."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Parla di sua mamma il libro, ma anche della guerra in cui Gary ha visto scomparire tanti amici e compagni che cita uno ad uno. Alla fine quello che resta è la malinconia per una esistenza in fondo incompleta e per le tante vite finite che lo accompagnano sempre anche nella solitudine della spiaggia sull'oceano con cui comincia e finisce il racconto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;"La verità è che sono stato sconfitto, ma solo sconfitto e non ho imparato niente. Nè ad essere saggio nè a rassegnarmi. Mi corico al sole sulla spiaggia di Big Sur e sento in  tutto il corpo la gioventù e il coraggio di quelli che verranno dopo di me, e li aspetto con fiducia, guardando le foche e le balene che passano a centinaia in questa stagione con i loro spruzzi d'acqua, e ascolto l'Oceano: chiudo gli occhi e sorrido e so che siamo tutti là, pronti a ricominciare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro è  davvero un inno d'amore per una madre che tanto aveva significato nella sua vita:&lt;br /&gt;"La sua ingenuità e la sua immaginazione, quel credere al meraviglioso che le faceva vedere in un bambino sperduto in una provinia della Polonia centrale un futuro grande scritore francese e un ambasciatore in Francia, continuavano a vuvere dentro di me con tutta la forza delle belle favole raccontate bene".&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-8236559376703623833?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/8236559376703623833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/01/la-promessa-dellalba-di-romain-gary.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8236559376703623833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8236559376703623833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2011/01/la-promessa-dellalba-di-romain-gary.html' title='La promessa dell&apos;alba di Romain Gary'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TR9-YCaWpMI/AAAAAAAAAV0/ZMBS23gH1wQ/s72-c/Gary.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6323417362794579469</id><published>2010-12-14T02:01:00.000-08:00</published><updated>2010-12-14T02:12:19.890-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Abraham Yehoshua'/><title type='text'>Fuoco amico di Abraham Yehoshua</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TQdCttUDVUI/AAAAAAAAAVY/J0I6EifTuCI/s1600/Yehoshua.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 233px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TQdCttUDVUI/AAAAAAAAAVY/J0I6EifTuCI/s400/Yehoshua.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5550478418782672194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ho da poco letto Fuoco amico di Abraham Yehoshua. In un intersecarsi di voci e personaggi il libro racconta otto giorni nella vita di una famiglia di Tel Aviv. Non giorni qualsiasi, ma gli otto giorni della festa di Hanukkah, la festa delle luci, in cui ogni giorno si accende al tramonto una candela.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo trent'anni di unione coniugale, Daniela e Amotz si separano. Daniela ha perso la sorella  e va in Africa a trovare il cognato Yirmiyahu, nel tentativo di rivivere con lui quel lutto che le è sembrato sinora attutito dalla lontananza. Ma il cognato non è più l'uomo che lei conosceva, sulla sua vita pesa un'altra morte inaccettabile. Quella del figlio Eyal rimasto ucciso dal "fuoco amico" di un suo commilitone, durante un appostamento in un villaggio palestinese. L'assurdità di questa morte provoca in Yirmiyahu un inspiegabile rifiuto totale di Israele e della "israelianità".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“In Africa &lt;/span&gt;- spiega alla cognata -&lt;span style="font-style: italic;"&gt; non c'è una memoria che incombe sul presente e lo schiaccia, a nessuno preme decidere chi è ebreo, israeliano o magari cananeo, se Israele è uno stato più democratico o più ebraico, se ha ancora qualche speranza di sopravvivere, o se è arrivato al capolinea». &lt;/span&gt;In Africa, si vive e basta, e lui vuole vivere la vita che gli resta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Yirmiyahu non vuole liberarsi solo del suo passato, ma affrancarsi dalla storia, dalla lingua, dall’identità israeliana.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per l’uomo l’Africa è soprattutto un vuoto: niente sinagoghe, né tracce o memorie del passato. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Qui non ci sono antiche sepolcri né pavimenti di sinagoghe in rovina; non ci sono musei con i resti di una parochet bruciata né testimonianze di pogrom o dell’Olocausto; non c’è diaspora né dispersione; non ci sono reminescenze di un’epoca d’oro né c’è mai stata una comunità ebraica che abbia contribuito ad arricchire la cultura mondiale”&lt;/span&gt;. Prima, però, di decidere di allontanarsi dal suo paese e dalla sua gente, vuole  conoscere l'esatta dinamica dell'uccisione di Eyal. E nelle sue indagini gli capiterà di parlare con una ragazza palestinese che gli chiederà:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Che è venuto a fare ancora qui?&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa cerca un uomo, di notte, da chi lo odia? Perché importuna e spaventa mio padre? Che mostri pietà per suo figlio? Perché dovrei mostrare pietà per un soldato che si introduce a forza in un luogo che non gli appartiene, che non gliene importa niente di noi, chi siamo e cosa siamo, occupa il tetto di una famiglia per tendere un agguato a uno di noi e pensa che se ci farà un favore, se lascerà un secchio pulito e cancellerà i segni della sua paura, noi gli perdoneremo l´offesa, l´umiliazione?»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A quell'ostinato padre, distrutto dal dolore, non concede indulgenza, e racconta dell'esasperazione degli arabi, della loro rabbia per il rifiuto degli ebrei di integrarsi con loro. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Che cosa ci rimane da fare? &lt;/span&gt;- gli chiede - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Odiarvi, e pregare che arrivi il momento che ve ne andiate. Questa non sarà mai la vostra patria se non saprete mescolarvi a tutto ciò che vi si trova»&lt;/span&gt;. Quelle parole toccano Yirmiyahu, non lo convincono ma lo fanno riflettere, non le liquida come le farneticazioni di una futura kamikaze.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quelle parole pongono la questione che Israele affronta ogni giorno, di come vivere senza che la propria esistenza sia solo il frutto di un rapporto di forza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ho la sensazione&lt;/span&gt; – dice lo scrittore -&lt;span style="font-style: italic;"&gt; che questo senso di nausea di Yirmiyahu, che ho iniziato ad analizzare grazie al suo personaggio, stia crescendo molto in Israele. La gente è stanca, non guarda più il tg. Il destino ebraico, l'Olocausto, le guerre in Israele, la striscia di Gaza ...: è un peso troppo grande. Siamo un popolo al quale la storia non ha mai concesso un periodo di pace, mai abbiamo vissuto in armonia col mondo. La gente sta cominciando a credere che ciò non finirà mai'”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è la stanchezza che prova egli stesso, il desiderio che sente a volte anche lui, di liberarsi di una storia tanto complessa e tanto difficile: il desiderio di essere un uomo come tutti gli altri, in un paese dove si possa vivere in pace.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TQdC2tL2aZI/AAAAAAAAAVg/PIOEMYvn6zs/s1600/Fuoco%2Bamico.jpeg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 322px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TQdC2tL2aZI/AAAAAAAAAVg/PIOEMYvn6zs/s400/Fuoco%2Bamico.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5550478573367093650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Yehoshua dice spesso che la sua grande forza è la famiglia. In particolare, il mistero dell’amore coniugale, con le sue ossessioni e i suoi cedimenti - ma anche con il segreto della sua tenacia. Il matrimonio di Daniela e Yaari dura da trent’anni, ma quando lei parte per l’Africa per andare a trovare il vedovo della sorella, tutto sembra sussultare. Anche le certezze apparentemente assodate. Il segreto perchè un matrimonio duri, dice lo scrittore &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"è conservare la condizione di parità. Negli anni uno dei due coniugi tende a diventare più forte, e l’altro a cedere a questa superiorità. Niente di più rischioso: i due devono continuare a funzionare ognuno per sé, nel rispetto dell’altro. Quello del matrimonio è un equilibrio delicatissimo, la parità è una condizione. E mai dare per scontato nulla, anche dopo 40 anni insieme: la noia irrompe nel matrimonio se il partner diventa così prevedibile che si indovina cosa farà, dirà. La condivisione d’un mondo culturale può costruire un territorio d’intesa che resiste al tempo. Avere nuovi progetti insieme, come la ristrutturazione d’un bagno, impedisce di cader nella ripetitività. Il matrimonio è un duetto musicale (è il sottotitolo di Fuoco amico): ciascun coniuge canta la sua parte&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;La letteratura ti aiuta a guardare dentro ai problemi con tutte le tue sfaccettature e sfumature.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Yehoshua, Oz, Grossman sono amici e da tempo si battono per una soluzione pacifica della questione mediorientale, per il riconoscimento dei due stati.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Yehoshua è importante che la letteratura presti attenzione a questioni morali perché “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ha gli strumenti per fornirci nuove prospettive sulla moralità (…) Si potrebbe dire che ogni racconto e' un viaggio che agisce sul protagonista rendendolo diverso dal punto di partenza, un viaggio che rende diverso anche il lettore, mostrandogli possibilita' che non aveva mai preso in considerazione prima&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Ma la cosa più importante per me e' suscitare curiosità morali. le opere letterarie possano servire come laboratorio di dilemmi morali. La nostra esperienza di vita e' comunque limitata e la letteratura ci consente di fare degli esperimenti morali contribuendo così  all'affinarsi della nostra sensibilità morale”&lt;/span&gt;. E di sensibilità morale oggi abbiamo tutti bisogno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6323417362794579469?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6323417362794579469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/12/fuoco-amico-di-abraham-yehoshua.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6323417362794579469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6323417362794579469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/12/fuoco-amico-di-abraham-yehoshua.html' title='Fuoco amico di Abraham Yehoshua'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TQdCttUDVUI/AAAAAAAAAVY/J0I6EifTuCI/s72-c/Yehoshua.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-514020367021646494</id><published>2010-10-28T06:55:00.000-07:00</published><updated>2010-10-28T07:08:29.153-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marlen Haushofer'/><title type='text'>La parete di Marlen Haushofer</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMmDlSP2BdI/AAAAAAAAAVI/Ak5JRhtcSLA/s1600/dyn003_original_275_253_pjpeg_2535747_8a1ffa502a118f22bc741fdd54632f6d.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 285px; height: 263px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMmDlSP2BdI/AAAAAAAAAVI/Ak5JRhtcSLA/s400/dyn003_original_275_253_pjpeg_2535747_8a1ffa502a118f22bc741fdd54632f6d.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533098293778056658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Immaginate di trovarvi con amici in vacanza in montagna. Un giorno vi risvegliate e non trovate più nessuno, non trovate più la vostra famiglia, i vostri figli, le strade sono vuote, rimane con voi solo un cane. Andate a cercarli in paese e improvvisamente urtate contro una parete, “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;qualcosa di freddo e di liscio”&lt;/span&gt;.  Raggiungete allora un punto dal quale potete vedere al di là e ciò che appare al vostro orizzonte è un uomo presso una fontana, come pietrificato nell’atto di portarsi l’acqua sul volto.  Dall’altra parte della parete sembra, quindi, regnare la “pietrificazione della morte”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ in questa situazione che si trova la protagonista del libro &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;La parete&lt;/span&gt;, il diario di una donna quarantenne sposata con due figlie che all’improvviso si ritrova sola, separata per sempre dal resto del mondo. La scrittrice è l’austriaca &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marlen Haushofer&lt;/span&gt; morta nel 1979 a soli cinquant’anni, di cui si è ingiustamente parlato molto poco e che invece, a mio avviso, merita di esser letta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMmDwl_-04I/AAAAAAAAAVQ/QvsnrOtPuhQ/s1600/copertina_468.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 145px; height: 230px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMmDwl_-04I/AAAAAAAAAVQ/QvsnrOtPuhQ/s400/copertina_468.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533098488058794882" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E' un libro praticamente senza trama, fatto di gesti quotidiani, grandi, piccoli e piccolissimi, anche ripetitivi, mai noioso. Un libro sulla paura della solitudine ma anche sulla forza che può scaturire proprio dal non avere più riferimenti. “Una metafora sulla solitudine – dice Lietta Tornabuoni – ormai diventato un fenomeno sociale.”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La protagonista è una donna quarantenne, sposata, madre di due figlie adolescenti. All'improvviso si ritrova sola, separata dal mondo da una parete liscia e trasparente, costretta a reinventarsi la propria vita, a riscoprire la propria autonomia e indipendenza e ad affrontare - anche praticamente - un quotidiano che si fa di giorno in giorno più faticoso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“La parete mi ha costretta a iniziare una vita tutta nuova, ma le cose che mi toccano sono rimaste identiche a prima: la nascita, la morte, le stagioni, la crescita, il declino”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mondo in cui è immersa è un mondo dove il lavoro è duro, il tempo inclemente, il corpo dolorante per la fatica, ma la protagonista si sente pian piano libera da quell’altro mondo, quello di prima, dove regnavano troppe ambiguità, ipocrisie, dove nulla sembrava più né autentico né vero. E verso quel mondo non prova stranamente nostalgia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Impara a vedere con altri occhi, a guardare la vita di prima come priva di immaginazione, piena di pregiudizi che riducevano gli “altri” a “esseri umani, sottosviluppati e insensibili al dolore; cifre e numeri sui giornali”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suo cuore non mente più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Forse sembra molto crudele, ma non saprei davvero a chi mentire oggi”&lt;/span&gt; E impietoso è anche il giudizio sulle figlie “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;due adolescenti piuttosto sgradevoli, litigiose, senza cuore”&lt;/span&gt; che diventate grandi diventano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“pensionate estranee”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La donna quindi non si arrende di fronte a quella nuova realtà, anzi accetta di percorrerla fino in fondo e di scoprirsi “nuova”: per lei diventa tutto un apprendere o un riattivarsi di saperi: nuova è la percezione del tempo perché per vivere bisogna misurarsi col tempo della luce e del buio, col tempo che fa: caldo, tiepido, freddo, gelato…col tempo dei lavori da compiere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E si modifica anche il rapporto col proprio corpo ora che ha il tempo e il silenzio per ascoltarsi. Un sentire ed un sentirsi che fa riemergere una saggezza profonda, che le dona una nuova consapevolezza del sapere: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“solo quando la nozione di una cosa si spande lentamente in tutto il corpo, si sa veramente”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma ciò che la fa sentire più viva, era capire di essere anche solo per gli animali che incontra “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;una risorsa”&lt;/span&gt;,  utile e necessaria. E sentirsi risorsa  è il fondamento della responsabilità, sentirsi responsabili vuol dire sentire di “esserci”, di “esistere nel mondo”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La parete sorge perché metaforicamente il lettore possa prendere coscienza quanto siamo già separati dalle cose, dalla realtà, da noi stessi, troppo spesso lontani gli uni dagli altri e quanto abbiamo bisogno forse di ritrovare noi stessi, gli altri e il valore delle cose  ripartendo dall’essenziale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-514020367021646494?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/514020367021646494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/la-parete-di-marlen-haushofer.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/514020367021646494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/514020367021646494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/la-parete-di-marlen-haushofer.html' title='La parete di Marlen Haushofer'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMmDlSP2BdI/AAAAAAAAAVI/Ak5JRhtcSLA/s72-c/dyn003_original_275_253_pjpeg_2535747_8a1ffa502a118f22bc741fdd54632f6d.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-1572509255250107149</id><published>2010-10-23T07:02:00.000-07:00</published><updated>2010-10-24T07:30:47.122-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peter Cameron'/><title type='text'>Quella sera dorata di Peter Cameron</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQ06q6VTmI/AAAAAAAAAUo/H0lQFbpxkQ0/s1600/Cameron.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 270px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQ06q6VTmI/AAAAAAAAAUo/H0lQFbpxkQ0/s400/Cameron.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531604424873823842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il libro, &lt;em&gt;Quella sera dorata, è &lt;/em&gt;apparso in Italia nel 2006 e  racconta di un romanziere scomparso e del suo capolavoro nascosto cui  uno studente americano del Kansas di origini iraniane, Omar Razaghi, va alla ricerca fino in Uruguay. Troverà non solo le autentiche fonti d’ispirazione del suo autore,  ma anche la sua bizzarra famiglia allargata: l’ex moglie, la giovane  amante, l’anziano cognato e il di lui fidanzato  e il grande amore della sua vita.&lt;br /&gt;Di Jules Gund di origine ebrea, fuggito dalla Germania nazista prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Omar Razagh deve lavorare alla stesura della biografia, per ottenere una borsa di studio. Lo scrittore aveva scritto  un solo romanzo prima suicidarsi in un bosco vicino la sua casa in Uruguay.&lt;br /&gt;L'eventuale pubblicazione di una sua biografia potrebbe salvarlo dalla dimenticanza, ma i suoi eredi negano a Omar l'autorizzazione a procedere nel suo lavoro. È l'ambiziosa fidanzata Deirdre &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQy0qY0aeI/AAAAAAAAAUQ/PmY4TS676EA/s1600/8845920550.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 225px; height: 360px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQy0qY0aeI/AAAAAAAAAUQ/PmY4TS676EA/s400/8845920550.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531602122630785506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;a incentivare Omar a perorare la sua causa nella tenuta dei Gund a Ochos Rìos.&lt;br /&gt;La presenza di Omar riusscirà ad attuare profondi cambiamenti nei personaggi e a scompgliare infatti i precari equilibri di casa Gund, dove la vedova Caroline convive con Arden, la più giovane amante di Jules, e la loro figlioletta Porzia, e dove Adam, il fratello gay dello scrittore scomparso, conduce un difficile ménage con Pete.&lt;br /&gt;I personaggi emergono gradualmente in vivacissimi duelli linguistici.  Adam si rivela anche attraverso il suo linguaggio raffinato, la snob Caroline si rivela in una conversazione parsimoniosa e autoironica. Brevi scambi di battute bastano a definire mutamenti di alleanze, impercettibili ostilità, l'insorgere improvviso di sentimenti.&lt;br /&gt;Cameron sa costruire personaggi a tutto tondo, lasciando tuttavia profonde zone d'ombra.&lt;br /&gt;Omar cerca di carpire i segreti del passato dei tre eredi, ma prende coscienza di quanto sia arduo  strappare quella maschera che protegge la vita di ognuno, e pertanto di quanto il suo lavoro rischi di divenire mistificatorio. Questa esperienza cambia anche lui, lo costringe a riveere la sua stessa vita, a interrogarsi sui nodi mai sciolti, a decidere infine di darle un altro corso.&lt;br /&gt;La sua vita assumerà nuovi significati.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'andamento della trama è quello di una commedia. La vita di ogni personaggio andrà in frantumi, ma si ricomporranno in un finale rasserenante, tuttavia malinconico.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQ1DvWjz9I/AAAAAAAAAUw/Y9nV5d4D5ZY/s1600/Quella+sera+dorata+13.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQ1DvWjz9I/AAAAAAAAAUw/Y9nV5d4D5ZY/s400/Quella+sera+dorata+13.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531604580684779474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non sorprende che James Ivory abbia accettato di curare la regia di un  film tratto da questo romanzo. Calato in atmosfere rarefatte e  sospese nel tempo, orchestrato su dialoghi brillanti, il romanzo ben si  accorda infatti con la cifra stilistica del regista californiano. Un film con Anthony Hopkins, Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, Omar Metwally, Hiroyuki Sanada. Un signor cast.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del rapporto con il pubblico lo scrittore dice in un'intervista concessa a "La stampa":&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Non mi chiedo mai se, o come, o dove, o quando la gente incontri i miei testi. Non mi rendo davvero conto che i miei libri abbiano una vita pubblica, anche se in teoria so che ne hanno una. L’idea però che i miei romanzi, per me così privati e personali, siano letti da estranei, negli Stati Uniti e in altri paesi, in altre lingue, mi sorprende sempre. Non che non mi faccia piacere, anzi. Solo mi sembra sempre tanto strano. Sono invidioso, altroché, dell’appeal che il cinema esercita sul grande pubblico e della forza con cui si impone alla cultura popolare».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMRA2WfFgDI/AAAAAAAAAU4/P1TS818eKrQ/s1600/CityOfYourFinalDestination-cropped-proto-filmcritic_reviews_.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 252px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMRA2WfFgDI/AAAAAAAAAU4/P1TS818eKrQ/s400/CityOfYourFinalDestination-cropped-proto-filmcritic_reviews_.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531617544810889266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Della trasformazione del libro in un film:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«La prima versione della storia mi appartiene, ma ora ce n’è un’altra versione con cui non ho nulla a che fare. Non sento il film come una cosa mia: non mi sembra una versione cinematografica del mio romanzo, né credo vada visto come tale. È un’opera diversa». &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Ammiro da sempre gli adattamenti cinematografici della signora Jhabvala. Specie le sceneggiature tratte da E. M. Forster. Il mio libro non poteva finire in mani migliori. Ha rispetto e sensibilità per la letteratura, ma anche il senso della narrazione cinematografica e delle differenze tra le due forme d’arte».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Mi è sempre piaciuto il cinema di James Ivory e Ismail Merchant (...) Quando nel 2004 si fecero avanti per l’adattamento del romanzo stentavo a crederci. C’è stata come un’attrazione naturale: il mondo che descrivo in queste storie è molto jamesivoriano. Ho in comune con Ivory una certa estetica, un certo senso dell’ambiente e dei dialoghi».&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«So che gli è piaciuto l’ambiente old fashioned, i personaggi, il fatto che fosse una storia d’amore a lieto fine. E il paesaggio di sfondo: l’Uruguay. Ivory ama viaggiare e non era mai stato in America Latina. Girare in Argentina, da lui scelta invece dell’Uruguay, lo eccitava».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMRDAGvGB2I/AAAAAAAAAVA/YV6hz87Bfa8/s1600/Quella+sera+dorata+19.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMRDAGvGB2I/AAAAAAAAAVA/YV6hz87Bfa8/s400/Quella+sera+dorata+19.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531619911405012834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E degli attori che lo hanno interpretato:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Tutti grandi attori che hanno dato interpretazioni eccellenti. Confesso però che nessuno di loro corrisponde alla mia idea originale dei personaggi che interpretano. Sono divenuti personaggi di James Ivory, e doveva appunto essere così». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-1572509255250107149?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/1572509255250107149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/quella-sera-dorata-di-peter-cameron.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1572509255250107149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1572509255250107149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/quella-sera-dorata-di-peter-cameron.html' title='Quella sera dorata di Peter Cameron'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMQ06q6VTmI/AAAAAAAAAUo/H0lQFbpxkQ0/s72-c/Cameron.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-4456089588100365859</id><published>2010-10-22T02:04:00.000-07:00</published><updated>2010-10-24T07:31:39.608-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Peter Cameron'/><title type='text'>Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMFYXaqr93I/AAAAAAAAAT4/DIR-uwdgCG8/s1600/peter-cameron.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 285px; height: 341px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMFYXaqr93I/AAAAAAAAAT4/DIR-uwdgCG8/s400/peter-cameron.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530798976706279282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Vivere con i propri coetanei non è facile per quei giovani che non seguono mode, che non amano omologarsi agli altri, che cercano di rimanere se stessi anche se ancora non sanno chi sono davvero . "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà?&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vivere con i genitori è a volte spaesante quando questi si dimostrano persino più immaturi dei loro ragazzi e non amano assumersi più di tanto le loro responsabilità. Genitori che non sanno dialogare con il proprio figlio e prefersicono mandarlo  dallo psicologo perchè non lo vedono felice &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"in un modo che ci dà pensiero"&lt;/span&gt;. Genitori che non vogliono avere preoccupazioni perchè hanno già le loro e non hanno nè tempo nè spazio nella loro mente per altro, pur dicendo di amare i loro ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;James il protagonista del libro di Peter Cameron, &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Un giorno questo dolore ti sarà utile&lt;/span&gt; è un ragazzo che sembra starno agli occhi degli altri solo perchè i coetanei non gli piacciono: non sanno parlare di nulla, sono noiosi e quando si trovano insieme &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"sembrano contenti di scoreggiare e farsi canne tutti insieme, per nulla infastiditi dal fatto di non avere mai un momento per sè". &lt;/span&gt;James è un ragazzo che, invece, nelle persone sa cogliere le sfumature e sa apprezzare i piccoli gesti: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Lo strano è che io sono un asociale, ma quando entro in contatto con uno sconosciuto - anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano (...) - mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada come se niente fosse"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma quello che  cerca e non trova è un vero rapporto non quello che ostentano i gruppi con cui è troppo spesso a contatto. Per questo  parla più volentieri col suo cane, Mircò, che si crede umano e che ai giardini sta sulla panchina accanto a lui a osservare con condiscendenza gli altri &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMFYpGT1XtI/AAAAAAAAAUI/ljm3otaBzCI/s1600/Nuovo-film-per-Roberto-Faenza-il-film-%E2%80%9CUn-giorno-questo-dolore-ti-sar%C3%A0-Utile%E2%80%9D-dal-romanzo-di-Peter-Cameron.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 309px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMFYpGT1XtI/AAAAAAAAAUI/ljm3otaBzCI/s400/Nuovo-film-per-Roberto-Faenza-il-film-%E2%80%9CUn-giorno-questo-dolore-ti-sar%C3%A0-Utile%E2%80%9D-dal-romanzo-di-Peter-Cameron.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530799280479362770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;cani. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Mirò capisce sempre quando sono triste. Mi ha posato una zampa sul ginocchio e ha guaito piano. Forse voleva dirmi che voleva tornare dentro, mangiare un biscotto, e andare a dormire, ma comunque in quel gesto c'era una tenerezza che mi ha confortato"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Jasper, alla fine, acconteta la madre ed il padre che pur se separati, su questo si sono coalizzati: decide di andare anche se di mala voglia dallo specialista. Ma il linguaggio asettico della psicoanalista, le sue domande insistenti e per lui senza senso, non lo aiutano, non è quello di cui ha bisogno. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Mi pareva una gara per vedere chi faceva saltare prima i nervi a chi. Non mi pareva molto terapeutico ma ce l'ho messa tutta per vincere"&lt;/span&gt;. Ed è franco con lei:  "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Penso che la psicoanalisi sia un co&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ncetto fuorviante delle società capitalistiche, in base al quale crogiolarsi nell'analisi della propria vita sostituisce l'atto stesso di viverla".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E' illuminante a proposito quello che dice il grande psichiatra Jaspers che la psicologia può "spiegare" qualcosa ma "comprendere" non è un problema della psicologia ma è una disposizione umana che tutti possono e dovrebbero avere. James non si aspetta che gli spieghino che cosa è o che cosa ha, ma che lo accettino per quello che è: lui non vuole cambiare, lui vuole trovare la sua strada.&lt;br /&gt;L'autore dichiara in una intervista rispetto alla  psicoterapia dichiara: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho avuto esperienza sia della psicoterapia che dell’analisi&lt;/span&gt;, f&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ondamentalmente si sono rivelate positive e produttive; sono  riconoscente per gli effetti che tale percorso ha avuto su di me e sulla  mia vita. Ma mentre è in corso, la psicoterapia può apparire molto  frustrante e a volte ridicola. E poiché James è resistente all’idea  della terapia, aveva senso per me che si focalizzasse solo su tutto  quello che sembra assurdo di essa. Spero tuttavia che il lettore colga  che nonostante le sue resistenze, le conversazioni con la dottoressa  Adler gli sono utili e lo aiutano ad acquisire nuove consapevolezze".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il disagio esistenziale di James deriva dal vuoto di valori che percepisce intorno a lui, per questo non accetta di entrare a far parte di un mondo che giudica superficiale, fatto di gente indaffarata ed egocentrica, che rincorre una felicità che non esiste ed ignora i problemi di chi non vogliono guardare. Dentro l'uffico di suo padre egli pensa: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Non credo che riuscirei a lavorare in un ambiente così. Lo so che a questo mondo non siamo tutti uguali, ma non sopporto i posti che lo sottolineano".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' difficile per James comunicare, ma come dargli torto quando dice:&lt;span style="font-style: italic;"&gt; "I pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce, li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce posono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente"&lt;/span&gt;. Perchè la capacità che manca a chi spesso ci circonda è l'ascolto e senza ascolto non esiste il dialogo, quello vero non quello che mette in campo subito i nostri pregiudizi e il nostro modo di vedere la realtà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa capacità è propria  della nonna di James che sa semplicemente sedersi ed ascoltarlo, che sa non fare tante domande, ma che ha sempre dare le risposte giuste al momento giusto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;James non vuole andare all'università,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"posso imparare tutto quello che voglio&lt;/span&gt; - afferma - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;leggendo i libri che mi interessano"&lt;/span&gt;, ne parla alla nonna e gli chiede consiglio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando il nipote finisce di parlare, la nonna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"ha poggiato la spugnetta e si è asciugata le mani, poi si è voltata a guardarmi. Era uno sguardo duro. Mi sembrava di averla delusa, di aver tradito le sue aspettative. (...) Ha riappeso lo strofinaccio e ha detto: "Una volta tanto non pensiamo al futuro... è deprimente. E' quasi ora di pranzo, invece. Ti va una bella insalata russa"&lt;/span&gt;. Al momento giusto, quando sentirà pronto suo nipote, sarà proprio la nonna che riuscirà a dargli i consigli giusti per guardare il mondo con più fiducia e speranza. Perchè un'altra attitudine  che abbiamo perso di fronte ad un problema è la capacità di aspettare e di aiutare i giovani a guardare il mondo con più ottimismo e serenità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Un libro quelo di Cameron lieve, scorrevole, ironico e leggero, ma mai superficiale.&lt;br /&gt;Di questo libro sta girando un film Roberto Faenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-4456089588100365859?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/4456089588100365859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/un-giorno-questo-dolore-ti-sara-utile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4456089588100365859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4456089588100365859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/un-giorno-questo-dolore-ti-sara-utile.html' title='Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TMFYXaqr93I/AAAAAAAAAT4/DIR-uwdgCG8/s72-c/peter-cameron.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-1587713582905095608</id><published>2010-10-08T11:18:00.000-07:00</published><updated>2010-10-08T11:20:01.547-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hans Fallada'/><title type='text'>Ognuno muore solo  diHans Fallada</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fQ9pnErI/AAAAAAAAATg/ugqyxGyMmaA/s1600/Blog_Fallada_Desk-thumb-350x256.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 373px; height: 272px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fQ9pnErI/AAAAAAAAATg/ugqyxGyMmaA/s400/Blog_Fallada_Desk-thumb-350x256.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525740012838523570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Finita  la guerra, rimasto nella Berlino liberata dai sovietici, Fallada viene  incaricato di trarre una storia da un dossier della Gestapo su due  sconosciuti resistenti al nazismo, Otto ed Elise Hampel, giustiziati nel  1942 per avere diffuso materiale anti-nazista.  Lo scrittore si farà  appassionare da questa storia che scriverà in 24 giorni.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fZqaYmuI/AAAAAAAAATo/8m0HCqHRGW4/s1600/c95f01b96071e77e0af0faf7e6a61347.jpeg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 330px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fZqaYmuI/AAAAAAAAATo/8m0HCqHRGW4/s400/c95f01b96071e77e0af0faf7e6a61347.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525740162293209826" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ognuno muore solo&lt;/span&gt; di Hans Fallada pubblicato nel 1948 è un libro che entra nella quotidianità della  Berlino dell'est nazista degli anni 40-42, della gente comune che  combatte una battaglia solitaria o che si schiera col più forte per  paura o per opportunismo. Un mondo dove si ha paura uno dell’altro,  perché la delazione è di casa: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“tutti hanno qualcosa da nascondere, basta tirarlo fuori”&lt;/span&gt;  è il credo della Gestapo. E’ la storia di un vecchio operaio e sua  moglie. Quando in guerra muore il loro figlio i coniugi comprendono che  devono fare qualcosa, qualsiasi cosa contro il regime. Decidono quindi  di redigere cartoline contro Hitler che deporranno sulle scale di  diverse case di Berlino.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’  straordinaria la tenacia, la consapevolezza con cui porteranno avanti  la loro piccola lotta diventato o scopo della loro vita, perché  all’ingiustizia non ci si arrende mai.&lt;br /&gt;E' proprio vero: a far  nascere una dittatura basta che le persone normali lascino fare. La  reazione di questa umile coppia, in questo contesto, assume un  significato enorme. Ne depositeranno 285 in due anni, ma solo 18 non  saranno consegnate alla polizia e la loro silenziosa opposizione finirà  con la morte per mano della Gestapo. Il libro si ispira alla storia vera  dei coniugi Otto ed Elise Hampel, che furono catturati, processati e  decapitati dal regime nazista nel 1943.&lt;br /&gt;Quando Anna obbietta che lasciare in giro cartoline di contestazione  non è poi gran cosa, Otto le risponde con la verità: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Grande o piccola che sia, Anna, se lo vengono a sapere ci costerà la vita”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Poi  prese la penna in mano e disse piano, ma con energia: “La prima frase  della nostra prima cartolina sarà: ‘Madre! Il Fuhrer mi ha assassinato  mio figlio!”. [...] In un lampo capì che con quella prima frase egli  dichiarava la guerra per oggi e per sempre, e sentì anche oscuramente  che cosa volesse significare: guerra fra loro due da una parte, poveri,  piccoli insignificanti operai che per una parola potevano essere  annientati per sempre, e dall’altra parte il Fuhrer, il partito,  quell’immenso apparato con tutta la sua potenza e tutto il suo  splendore, e dietro di esso tre quarti, no quattro quinti del popolo  tedesco”.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fy8umNFI/AAAAAAAAATw/8jZC6RiaInk/s1600/gestapo1.png"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 289px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fy8umNFI/AAAAAAAAATw/8jZC6RiaInk/s400/gestapo1.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525740596706554962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Vengono  scoperti e la Gestapo si mobilita: si segnano sulla carta di Berlino  con bandierine le zone in cui non si sono ancora trovate le cartoline  perché in una di quelle il signore delle cartoline deve abitare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’  chiaro che la storia non può avere un lieto fine: verranno scoperti, ma  l’operaio apprenderà con soddisfazione che delle trecento cartoline  diciotto non furono consegnate alla polizia. Un modesto contributo alla  lotta contro il nazismo, ma pur sempre un contributo. E in certi momenti  forse è questa la sola possibilità di resistenza. Continuare a  combattere anche se soli. Perchè ci sia davvero cambiamento gli uomini  devono crescere come individui, acquisire coscienza non solo dei propri  diritti, ma soprattutto dei diritti dei più debolie e deve partecipare&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Senza  questa volontà di partecipazione, di resistenza, di rivolta contro la  sopraffazione, senza la nostra attenzione vigile e operativa non c’è  vera democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Primo Levi  definì questo libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il nazismo"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;L'Inghilterra e gli Stati Uniti scoprono Hans Fallada dopo più di sessanta anni.&lt;br /&gt;Come diceva Hannah Arendt:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote style="font-style: italic;"&gt;“In  condizioni di terrore, la maggior parte delle persone tenderà a  conformarsi, ma altre no… Umanamente parlando, nient’altro è necessario,  e nient’altro può essere chiesto perché questo pianeta rimanga un posto  adatto per l’esistenza dell’uomo”. &lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fallada ha creato un simbolo immortale di tutte quelle persone che lottano contro il male e in questo modo ci ha redenti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-1587713582905095608?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/1587713582905095608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/ognuno-muore-solo-dihans-fallada.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1587713582905095608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1587713582905095608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/ognuno-muore-solo-dihans-fallada.html' title='Ognuno muore solo  diHans Fallada'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK9fQ9pnErI/AAAAAAAAATg/ugqyxGyMmaA/s72-c/Blog_Fallada_Desk-thumb-350x256.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-2149248122026708770</id><published>2010-10-07T09:12:00.000-07:00</published><updated>2010-10-07T09:41:08.346-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ian McEwan'/><title type='text'>“Chesil Beach” di Ian Mcewan</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK33BKx1IFI/AAAAAAAAATY/XADlTlc7Adg/s1600/ian-mcewan.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK33BKx1IFI/AAAAAAAAATY/XADlTlc7Adg/s400/ian-mcewan.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525343917298753618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;blockquote style="font-style: italic;"&gt;“Erano giovani, freschi di studi e tutti e due ancora vergini, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile”.&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK3z9Dxh9FI/AAAAAAAAATI/HU8i-WARDcI/s1600/Chesil+Beach+2_std.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK3z9Dxh9FI/AAAAAAAAATI/HU8i-WARDcI/s400/Chesil+Beach+2_std.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525340548164088914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Così comincia “Chesil Beach” decimo romanzo dell’autore inglese Ian Mcewan ambientato in Inghilterra, nel luglio del 1962, sulla costa del Dorset davanti alla sconfinata distesa di ciottoli di Chesil beach. Florence, promettente violinista di agiata famiglia ed Edward, modesto storico di modesta famiglia sono in luna di miele.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Erano ancora tempi, destinati a concludersi alla fine di quel famoso decennio, in cui essere giovani costituiva un ingombro sociale, un marchio di irrilevanza, una condizione di leggero imbarazzo per la quale il matrimonio rappresentava l’inizio di una terapia. Grossomodo estranei, eccoli là, stranamente insieme su una nuova vetta dell’esistenza, lieti al pensiero che il loro status recente permettesse di sospingerli sul radioso cammino di una interminabile giovinezza: Edward e Florence, finalmente liberi!”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Finalmente liberi… Prima del ’68 si usciva dalla casa dei genitori solo dopo essersi sposati e la verginità era un obbligo morale sancito da santa Madre Chiesa a cui era difficile sottrarsi.  Chi si avvicinava al matrimonio senza esserlo aveva poca probabilità di trovare marito. Tempi lontani, ma non molto. Realtà a cui vorrebbero forse farci tornare indietro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I due giovani, protagonisti del libro, si amano tantissimo e se lo dicono ripetutamente nel preludio alla prima notte di nozze. I due giovani cenano finalmente soli. ma sotto gli occhi dei camerieri, il pensiero fisso su quello che accadrà di lì a poco: Sanno che quella notte &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“si sarebbero coricati sul letto a baldacchino per mostrarsi senza veli di sorta”&lt;/span&gt;. E sono chiari i timori di lei che sa ben poco di quello che l’aspetta, come qualunque ragazza della sua classe sociale e della sua generazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Arriva il momento, quando si spostano in camera da letto. La freddezza e la ritrosia di lei, &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK324rooZ4I/AAAAAAAAATQ/aHBBiH59qFg/s1600/chesilbeach.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 189px; height: 307px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK324rooZ4I/AAAAAAAAATQ/aHBBiH59qFg/s400/chesilbeach.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525343771499718530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;aumentano la goffaggine di lui: McEwan racconta le loro difficoltà mantenendo un equilibrio perfetto tra il lieve umorismo dell’osservatore che descrive la scena e la compassione per l’ignoranza e l’inesperienza di chi ancora giovane in un periodo in cui la parola sesso o non veniva pronunciata affatto o, se capitava,  lo si faceva con molto imbarazzo .&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non conoscono i loro corpi, le loro reazioni. Lei non vuole deludere le aspettative del marito, ma nello stesso tempo non ha il coraggio di esprimere le sue angosce, la sua riluttanza;  a Edward mancano le parole per comunicare l'ansia di non riuscire a contenere il suo desiderio e la paura di non saper interpretare i segnali di un corpo sconosciuto e misterioso quanto un'altra galassia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Occorrerebbe aver imparato a parlarsi, a tener conto della loro diversità fisiologica e culturale, delle loro paure e soprattutto avere la pazienza,  saper aspettare per imparare a conoscere il linguaggio del proprio corpo ma anche quello dell’altro per trovare l’armonia, la sintonia per vivere in modo bello e sereno l’atto sessuale. Occorrerebbe conoscere la delicatezza del momento, avere rispetto dell’altro per impedire alla frustrazione di tramutarsi in fallimento, il fallimento in rabbia, la rabbia in amarezza. Occorrerebbe che non ci fossero modelli precostituiti che suggeriscono come si deve essere per essere uomini o per essere donna, ma che lo si scoprisse pian paino come ci si conosce in un dialogo in cui uno ascolta l’altro senza prevaricarlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ma questo atteggiamento non c’è e ne consegue il fallimento e la frustrazione. Lei confessa le sue difficoltà, la sua repulsione, lui contrattacca e l’accusa: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tu mi hai ingannato. A ben guardare, sei una bugiarda. E sei anche qualcos’altro, se proprio lo vuoi sapere. Sai cosa sei. Irrimediabilmente frigida.”&lt;/span&gt; Sospetta di lei “Però hai creduto che ti servisse un marito, e io sono il primo coglione che ti è capitato”. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma soprattutto, lei aveva tradito la promessa pronunciata in pubblico, in una chiesa”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche lei se ne convince. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Anche ai propri occhi ora Florence non valeva niente, come anche a quelli di lui”&lt;/span&gt; E tra loro si scava un abisso. A lei rimane che andarsene, correre via. "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;In un parossismo di rabbia e vergogna, saltò giù dal letto. Intanto, l’altra metà di lei, quella dell’osservatrice, sembrava dirle pacata, senza ricorrere alle parole, Ecco, questo è esattamente ciò che si prova a diventare pazzi. Florence non riusciva a guardarlo. Restare in una stanza con una persona che la conosceva in questa veste, era una tortura. Raccolse le scarpe da terra, attraversò di corsa il soggiorno, oltre le rovine della loro cena, si precipitò in corridoio, e giù per le scale; poi uscì, svoltò l’angolo dell’albergo e percorse il prato verdissimo."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Io, in quegli anni, c'ero&lt;/span&gt;,- dice Irene Bignardi su “la Repubblica - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;e,  salvo le dovute e fortunate eccezioni, posso testimoniare che era proprio così, e anche peggio: la paura, l'ansia, la non conoscenza, la non confidenza con il corpo proprio e altrui, il silenzio sociale e il pudore personale che non aiutavano certo a liberarsi. Ian McEwan non c'era, o aveva tredici anni, ed è proprio della virtù degli scrittori saper ricostruire attraverso i minuti indizi la realtà in un quadro più grande”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-2149248122026708770?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/2149248122026708770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/chesil-beach-di-ian-mcewan.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2149248122026708770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2149248122026708770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/chesil-beach-di-ian-mcewan.html' title='“Chesil Beach” di Ian Mcewan'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TK33BKx1IFI/AAAAAAAAATY/XADlTlc7Adg/s72-c/ian-mcewan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-8360573359094086870</id><published>2010-10-05T04:22:00.000-07:00</published><updated>2010-10-07T09:41:28.517-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tahar Ben Jelloun'/><title type='text'>Creature di sabbia di Tahar Ben Jelloun</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKtLad6eiYI/AAAAAAAAASo/WnJSMC_bLAw/s1600/jellounm.jpeg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 350px; height: 262px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKtLad6eiYI/AAAAAAAAASo/WnJSMC_bLAw/s400/jellounm.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524592285978626434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Quel padre non aveva fortuna: era persuaso che un’antica grave maledizione pesasse sulla vita: su sette nascite aveva avuto sette figlie” (…) “diceva che la vergogna stava di  casa sulla sua faccia, che il suo corpo era posseduto da un seme maledetto e che doveva considerarsi come uno sposo sterile o uno scapolo. Non si ricordava di aver mai posato una mano sul viso di una delle sue figlie. Faceva di tutto per dimenticarle per cacciarle dalla sua vita”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKtNJVWVpxI/AAAAAAAAAS4/7AzxTTkVE8E/s1600/Creatura+di+sabbia_fronte.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 246px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKtNJVWVpxI/AAAAAAAAAS4/7AzxTTkVE8E/s400/Creatura+di+sabbia_fronte.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524594190645045010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La nascita della donna vissuta come una maledizione, il figlio maschio come unico erede della famiglia… Il libro da cui è tratto il brano è “Creatura di sabbia” dello scrittore marocchino  Tahar Ben Jelloun, che ho letto anni fa, ma che è sempre molto attuale.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dalla maledizione il padre vuole uscire: ma come? L’ottavo figlio pur nascendo femmina sarà considerato ugualmente un uomo e il suo nome sarà Ahmed. A nessuno sarà rivelato l’inganno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro narra della drammatica e intensa vita di Ahmed costretta a vivere da uomo reprimendo la propria identità femminile, fino a che ne prende coscienza e capisce che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“la sua vita si impegna nel mantenimento delle apparenze. Non è più una volontà di suo padre. Sta diventando la sua stessa volontà”&lt;/span&gt;.  E va dal padre per dirgli: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il mio stato, non soltanto lo accetto e lo vivo, ma mi piace. Mi permette di avere dei privilegi che non avrei potuto conoscere. Mi apre le porte,  anche se poi mi chiude in una gabbia di vetro”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certo, la situazione descritta in questo testo è paradossale, ma quante volte viviamo tutti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“nel mantenimento delle apparenze”&lt;/span&gt; illudendoci che questa sia una scelta consapevole e voluta. Forse siamo o ci sentiamo spesso anche noi creaure di sabbia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A sua madre Ahmed  rinfaccia: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“…in questa famiglia le donne si avvolgono in un sudario di silenzio…, obbediscono; tu, tu taci, e io do gli ordini! (…) come sei riuscita a non insufflare nessuna idea di violenza nelle tue figlie? Sono là, vanno e vengono, raso ai muri, nell’attesa di un marito provvidenziale…, che miseria”.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A volte è vero le mamme diventano complici dei mariti, della società che definisce il loro ruolo, non hanno  la forza  della ribellione. A volte siamo tutti assoggettai ad un’autorità che impone regole che, pur non condividendole, accettiamo perché non abbiamo il coraggio di opporci: quanta gente ha paura di andare contro le convenzioni sociali, di liberarsene per ritrovare la propria libertà…&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;"Ho scelto l'ombra e l'invisibile. Ecco che il dubbio comincia a farsi strada come una luce cruda, viva, insopportabile. Tollererei l'ambiguità fino in fondo, ma non potrei mai esporre il viso nella sua nudità alla luce che si avvicina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho saputo che le mie sorelle hanno lasciato la casa. Sono partite una dopo l'altra; mia madre si è rinchiusa in una stanza e sconta secondo la sua volontà un secolo di silenzio e di reclusione. La casa è immensa. Molto malandata; cade a pezzi. Cosí io ne occupo un estremo e mia madre un altro. Lei sa dove sono. Io non so dove è lei. Malika ci serve e ci aiuta, ciascuno nella sua prova. È notte nella notte o è ancora giorno nella notte? Qualche cosa in me rabbrividisce. Deve essere l'anima». &lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;Una denuncia, quella che fa Tahar Ben Jelloun,  di un mondo che sembra voler decidere dei destini degli uomini che lo abitano: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La vita non ce la siamo inventata&lt;/span&gt;. – dice l’autore - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Siamo entrati in un mondo già in corso e, se pur vi agiamo, non vi agiamo da soli, e le vicende in cui siamo coinvolti sono il risultato dell'intreccio delle azioni di molti, di esiti inintenzionali, di eventi "casuali"”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci portiamo dentro la Storia con millenni di abitudini e tradizioni. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Raccontare è in fondo un modo di venire a patti con tutto ciò, di trasformare cioè le storie dove siamo coinvolti, pur senza esserne autori, in una esperienza di cui possiamo dirci in parte consapevoli.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Essere, semplicemente essere, è una sfida. Sono stanco e stanca”&lt;/span&gt; annota nel suo diario Ahmed e conclude &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"in fondo assomigliare se stessi non è forse diventare diverso?”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un libro magico e poetico insieme, pagine che si susseguono ad incastro tra il testo scritto e orale. Un racconto architettato come un arabesco, senza un vero e proprio filo conduttore, a volte difficile nel fluire, ma piena di pagine poetiche molto belle.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-8360573359094086870?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/8360573359094086870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/creature-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8360573359094086870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8360573359094086870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/creature-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun.html' title='Creature di sabbia di Tahar Ben Jelloun'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKtLad6eiYI/AAAAAAAAASo/WnJSMC_bLAw/s72-c/jellounm.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-7224834154326327251</id><published>2010-10-03T04:17:00.000-07:00</published><updated>2010-10-03T04:38:53.432-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cormac McCarthy'/><title type='text'>La strada di Cormac McCarthy</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhn0TbuW2I/AAAAAAAAASA/7UZTroS8yco/s1600/author+cormac+mccarthy.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 396px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhn0TbuW2I/AAAAAAAAASA/7UZTroS8yco/s400/author+cormac+mccarthy.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523779091237329762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sono pagine dure, intense. Speri che ciò che leggi non avverrà mai, eppure sai che potrebbe un giorno accadere. Non ho mai amato i libri che vogliono raccontare l’apocalisse, ma questo libro ha qualcosa che ti prende, ti fa entrare dentro la storia e, anche se vorresti forse uscirne, ne  rimani avvinto per capire fino in fondo, per vedere come andrà a finire. E’ una fine non c’è, come ogni grande libro lascia il discorso in sospeso, qualcosa finisce, ma qualcos’altro continua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhoJI3BWTI/AAAAAAAAASI/hroMcz1k_qw/s1600/1731751646_5c8a08f5ed_o.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhoJI3BWTI/AAAAAAAAASI/hroMcz1k_qw/s400/1731751646_5c8a08f5ed_o.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523779449176283442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel nuovo romanzo di Cormac McCarthy, La strada, un non meglio specificato disastro planetario ha posto fine alla vita sulla terra: un uomo ed un bambino che non hanno nome, attraversano un paesaggio desolato, un’immensa distesa di ceneri in cerca di cibo. Su dirigono a Sud verso il mare, fuggendo, fuggendo e basta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhoXfwimGI/AAAAAAAAASQ/5z-mmlkOEoc/s1600/The-road.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 268px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhoXfwimGI/AAAAAAAAASQ/5z-mmlkOEoc/s400/The-road.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523779695841286242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un padre e un figlio, dunque, senza nulla’altro che il legame loro indissolubile e tenero. Un legame che fa da contrasto a tutta quella distruzione che incontrano passo dopo passo, momento dopo momento. Non esiste più nient'altro: non esiste più la storia, il tempo, non esistono più le città, le case, le famiglie, non c’è più neanche il cielo verso sempre guardiamo in cerca di speranza, è perennemente oscurato, plumbeo "come l'inizio di un freddo glaucoma che offusca il mondo". Esiste solo la strada lungo cui spingono un carrello con quel poco che ancora hanno: qualche coperta, poco cibo in scatola. E quando finalmente arrivano al mare, ciò che gli si apre di fronte è un oceano vasto e freddo che ha "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la desolazione di un qualche mare alieno che bagna le coste di un pianeta sconosciuto. Più a largo, sulle secche create dalla marea, una nave cisterna arenata"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ un racconto disperato intervallato dai ricordi e dai sogni dell'uomo (soprattutto sulla moglie – la madre del bimbo – che ha deciso di uccidersi piuttosto che sopportare ulteriormente tale inferno e l’ha lasciato solo).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E poi ancora villaggi devastati, case miracolosamente scampate ai saccheggi: ma sempre all'interno di un paesaggio infernale, in cui l'unico colore è quello delle fiamme degli incendi che ancora bruciano alberi morti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una natura, come sempre nei romanzi di McCarthy, che rivela il suo volto terribile disumano, impietoso, indifferente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKho62tTHGI/AAAAAAAAASY/Sp929-CbYIE/s1600/The-Road-Viggo-Mortensen-Charlize-Theron-05.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKho62tTHGI/AAAAAAAAASY/Sp929-CbYIE/s400/The-Road-Viggo-Mortensen-Charlize-Theron-05.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523780303297125474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma in tutta questa devastazione spicca lo struggente rapporto tra padre e figlio, l'amore insuperabile che li lega. Le poche e asciutte parole che si scambiano sono ricche di un affetto intimo, speciale, familiare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il loro rapporto, le rassicurazioni che cercano l'uno nell'altro, la sicurezza che l’uno c’è per l’altro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le storie che il padre racconta al figlio di fronte a una notte senza fine o la fiducia che il bimbo riserva al genitore sono pagine di grande emozione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhpQoFUzTI/AAAAAAAAASg/xUAsA3yEu1g/s1600/the-road-film.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 338px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhpQoFUzTI/AAAAAAAAASg/xUAsA3yEu1g/s400/the-road-film.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523780677328489778" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poi aprì gli occhi. Ciao papa, disse&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sono qui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lo so.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È questa inaspettata tenerezza, disperata e malinconica, il regalo più bello che McCarthy riserva ai suoi lettori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi sono chiesta perché ho continuato a leggere il libro anche se man mano che si procedeva l’angoscia aumentava: era il grido sussurrato appena da quel bambino che chiedeva la presenza dell’adulto, che chiedeva che non si facesse del male mai più, che si commuoveva di fronte ad ogni essere in difficoltà, che aveva paura e piangeva, ma sapeva anche dar prova di grande coraggio, che pensava fosse giusto ancora aiutare e non uccidere. Ed era quel padre che resisteva per quel bambino anche se per se stesso avrebbe invocato la morte… Questo è il più bel messaggio che un libro possa dare. In questo libro c'è nonostante tutto il senso della vita .&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il bambino è terrorizzato. Ma non smette di pensare al bene, al giusto, al vero. La bellezza sopravvive nella sua mente anche se è nato quando la catastrofe era già accaduta,  anche se non ha mai visto un altro bambino e non ha mai conosciuto la vita di cui noi ancora godiamo. Conosce la compassione per i vivi e per i morti, si pone il problema della moralità di ogni atto, sa e intende amare, pure in un mondo desolato e senza futuro. Convince il padre a donare parte del poco che hanno. È buono, chiede semplicemente di poter essere buono.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Siamo ancora noi i buoni. E lo saremo sempre»&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Se non è lui il verbo di Dio, allora Dio non ha mai parlato»&lt;/span&gt;, pensa il padre, ed il bambino osserva sfarinarsi un fiocco di neve come «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;l’ultimo esercito della cristianità».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;« Noi portiamo il fuoco»&lt;/span&gt; simbolo forse della speranza che non si deve spegnere nonostante tutto…&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:78%;" &gt;Illustrazioni tratte dal film&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-7224834154326327251?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/7224834154326327251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/la-strada-di-cormac-mccarthy.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7224834154326327251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7224834154326327251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/10/la-strada-di-cormac-mccarthy.html' title='La strada di Cormac McCarthy'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKhn0TbuW2I/AAAAAAAAASA/7UZTroS8yco/s72-c/author+cormac+mccarthy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-8023451806538299332</id><published>2010-09-28T01:25:00.000-07:00</published><updated>2010-09-28T01:44:58.696-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Winfrid Georg Sebald'/><title type='text'>Austerlitz di Winfrid Georg Sebald</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKGq0mtuukI/AAAAAAAAARw/7O-LQZL7m4w/s1600/7b4729da9fdf0a22d17b8f.L._V203036647_SL290_.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 390px; height: 241px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKGq0mtuukI/AAAAAAAAARw/7O-LQZL7m4w/s400/7b4729da9fdf0a22d17b8f.L._V203036647_SL290_.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521882438855211586" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Winfrid Georg Sebald è nato nel 1944, ha lasciato la Germania a venticinque anni non potendo più tollerare quel silenzio con il quale la generazione dei padri continuava a nascondere i crimini e le sofferenze provocate dal nazismo e da una guerra devastante, incapaci di confrontarsi con un passato.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Emigra quindi in Inghilterra, dove insegna letteratura tedesca fino alla morte, avvenuta nel dicembre 2001. Aver lasciato, però, la sua terra natia non ha voluto per lui dire dimenticare, voltar pagina, ma al contrario ripercorrere vicende che hanno lasciato segni e ferite indelebile in chi le ha vissute.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le tragedie del ‘900, soprattutto quelle tedesche, vengono riviste con gli occhi di chi le ha subite o di chi ne è scampato, come in alcuni racconti degli Emigrati oppure, come nel caso di Jacques Austerlitz, di chi cerca di ricomporre la propria identità ricostruendo la storia della propria origine, ma che continuamente si scontra con la difficoltà della memoria di mantenere in vita ciò che invece va dissolvendosi nella dimenticanza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Persino adesso che sto cercando di ricordare &lt;/span&gt;– dice Austerlitz – (..) l&lt;span style="font-style: italic;"&gt;’oscurità non si dirada, anzi si fa più fitta al pensiero di quanto poco riusciamo a trattenere, di quante cose cadano incessantemente nell’oblio con ogni vita cancellata, di come il mondo si svuoti per così dire da solo, dal momento che le storie, legate a innumerevoli luoghi ed oggetti di per sé incapaci di ricordo, non vengono udite, annotate o raccontate ad altri da nessuno…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sebald non è ebreo ma ugualmente parla delle vittime del nazismo descrivendo non raccontando tanto le atrocità da loro subite nei lager, quanto le conseguenze, soprattutto psicologiche  che col tempo invece di alleviarsi si fanno più acute (e mi viene da pensare al nostro Primo Levi): i personaggi di Sebald, infatti, soggiacciono al potere di una "memoria inesorabile". La memoria è, per questo scrittore, una facoltà sempre problematica, necessaria e dolorosa allo stesso tempo, perché se da un lato favorisce la costruzione della sua identità, dall'altro può metterne in pericolo il suo equilibrio psichico.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Strappato ai genitori durante l'invasione nazista della Cecoslovacchia e spedito in Inghilterra insieme ad altri bambini, Austerlitz cerca faticosamente di ricomporre la sua storia dopo anni di buio totale. E il passato si ricompone lentamente straziante e implacabile. Il percorso individuale di Austerlitz diventa per Sebald l'occasione per una riflessione sulla Storia, sulla natura del tempo, sull'evanescenza e sulla perennità del passato, sulla lacunosità della conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei suoi lunghi monologhi alla presenza del narratore, Austerlitz ripercorre la sua vita, a cominciare dall'infanzia passata in Galles nella casa del predicatore Elias. Nel collegio dove va a &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKGq93hmDHI/AAAAAAAAAR4/GVl6pJJYKmA/s1600/e59b1f9be83fdb82987805a81f6b1226.jpeg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 313px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKGq93hmDHI/AAAAAAAAAR4/GVl6pJJYKmA/s400/e59b1f9be83fdb82987805a81f6b1226.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521882597986536562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;studiare gli viene rivelato il suo vero nome – fino ad allora aveva creduto di chiamarsi Dafydd Elias; ma non trova nessuna indicazione sulla sua vera famiglia. Solo quarant'anni più tardi, nel 1998, riesce a ritrovare la sua balia a Praga, che gli racconta la storia della sua famiglia, come prima dell'arrivo delle truppe tedesche egli sia stato caricato su di un treno verso l'Inghilterra, come il padre sia riuscito a fuggire a Parigi e la madre sia stata invece deportata a Theresienstadt, perché ebrea.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Però il bambino resterà segnato per sempre. Potrà studiare o viaggiare quanto vorrà, ma sulle spalle porterà sempre il peso di una immensa solitudine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E, quando riaffiorerà il ricordo del momento in cui è stato costretto ad abbandonare la sua famiglia per salvarsi da una morte sicura, sarà un momento molto doloroso:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ricordo soltanto che, nel vedere il bambino seduto sulla panca, divenni consapevole con un’angoscia sorda, della devastazione sorda, della devastazione che l’abbandono aveva prodotto in me dei lunghi anni passati, e una stanchezza spaventosa mi assalì al pensiero di non essere mai stato veramente in vita o di essere venuto al mondo solo allora, per così dire alla vigilia della morte”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ritornare al passato gli restituisce i ricordi ma nello stesso tempo non lo guarisce da quel senso di spaesamento che lo accompagnerà tutta la vita. In uno dei passi più intensi, Austerlitz dice: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per quanto mi è dato risalire indietro col pensiero, mi sono sempre sentito come privo di un posto nella realtà, come se non esistessi affatto"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La ricerca del passato diverrà ossessiva, incessante. Visita musei, fa ricerche nelle biblioteche per conoscere tutti i documenti disponibili sul periodo della guerra. Studia attentamente ogni foto, ogni carta disponibile. Poi parte per Parigi e seguita a indagare per avere notizie del padre lì fuggito e, probabilmente, lì deportato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo libro come gli altri libri di Sebald è pieno di fotografie, come se le immagini siano indispensabili a sorreggere le parole. Si sa che alla fine tutto sarà inutile: del passato non rimarrà nulla, della verità, così come dei destini umani, solo qualche frammento. E allora tornano alla mente le possenti fortezze descritte nella prima parte del romanzo, molto simili a cattedrali nel deserto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Quello di Sebald è un romanzo, dolente la cui nota dominante è la malinconia ed il pessimismo.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certo dovrebbe aiutarci a riflettere come gli eventi storici sono in completa simbiosi con la vita dell’individuo. L’evento storico passa, ma il dolore che ha generato rimane traccia indelebile nella vita delle persone con cui ognuno dovrà fare i conti per sempre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La storia di Austerlitz mi ha fatto pensare come anche come individui abbiamo responsabilità forti. Se poco possiamo fare per deviare il corso della storia, qualcosa possiamo sempre fare nel nostro microcosmo, anche in epoche così devastanti come il nazismo. Mi è venuto da pensare che se Austerlitz avesse trovato ad accoglierlo un’altra famiglia affettivamente più valida anche la sua vita poteva essere stata diversa. Austerlitz non è in grado di capire cosa avesse indotto, infatti, la famiglia Elias a prendersi cura di un bambino di quattro anni e mezzo, qual era lui, ma fa, una supposizione. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Privi di figli com’erano, speravano forse di poter contrastare il pietrificarsi dei loro sentimenti”.&lt;/span&gt; La sua vita con loro sarà quindi un inferno e aggraverà molto la separazione che aveva subito così traumatica e devastante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-8023451806538299332?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/8023451806538299332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/09/austerlitz-di-winfrid-georg-sebald.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8023451806538299332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8023451806538299332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/09/austerlitz-di-winfrid-georg-sebald.html' title='Austerlitz di Winfrid Georg Sebald'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TKGq0mtuukI/AAAAAAAAARw/7O-LQZL7m4w/s72-c/7b4729da9fdf0a22d17b8f.L._V203036647_SL290_.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-3838892151323831991</id><published>2010-09-25T06:36:00.000-07:00</published><updated>2010-09-25T11:28:17.829-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amos Oz'/><title type='text'>Non dire mai notte di Amos Oz</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzZd6oGteVI/AAAAAAAAADU/MxUSNLrvVlw/s1600-h/Negev-2005-1.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzZd6oGteVI/AAAAAAAAADU/MxUSNLrvVlw/s400/Negev-2005-1.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419622463366330706" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel bellissimo romanzo di Amos Oz &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;“Non dire mai notte”&lt;/span&gt;, l’azione si svolge nel microcosmo di una piccola città del deserto di negev in cui tutti si conoscono e sanno tutto di tutti.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’  una commedia umana i cui protagonisti sono un uomo e una donna. La  moglie è di mezza età piena di vitalità e con una gran voglia di uscire  dalla monotonia della quotidianità. Lui, più vecchio, alla ricerca del  silenzio, della pace, della solitudine: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Guarda  il giorno che muore e aspetta: chissà che cosa promette l’ultima  luce.(…) Ormai ha fatto quel che poteva fare, d’ora in poi aspetterà”..&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz0DVHIDYNI/AAAAAAAAAFE/kCjiq7_qbZw/s1600-h/9788807720000g.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 203px; height: 315px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz0DVHIDYNI/AAAAAAAAAFE/kCjiq7_qbZw/s400/9788807720000g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421493187648905426" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il  libro è raccontato a due voci: in un capitolo è Noa che parla e  nell’altro Theo. ciò che caraterizza il romanzo non è né il dialogo né  il monologo interiore, ma quel dialogo particolare che Amos Oz definisce  “dialogo interiore”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Tutti noi facciamo uso del dialogo  interiore, parliamo  cioè con l’altro come fosse presente, spieghiamo le  nostre ragioni, ci sentimao convincenti, perché nessuno ci interrompe e  possiamo dire quello che vorremmo dire. Parliamo di noi stessi e ci  giustifichiamo per ciò che abbiamo o non abbiamo fatto. Tutto, insomma,  se il dialogo avviene dentro di noi sembra filare, essere convincente.  "Funzionerà" ci diciamo "le dirò così, lei mi ripsonderà e...". Ma,  quando avviene l’incontro tutto cambia e spesso quel dialogo che avevamo  immaginato si trasforma in conflitto. L'altro ci interrompe prima che  noi possiamo finire il pensiero, ci irritiamo, non ci sentiamo ascoltati  e finisce che, invece di intendersi, litighiamo e ci chiudiamo nella  torre della nostra ragione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il  dialogo, quello vero, in relatà forse funzionerebbe, se invece di  interromperci continuamente, imparassimo ad ascoltarci, a fare silenzio  dentro di noi per sentire le ragioni dell’altro. Sì, sarebbe possibile, è  possibile. Ma bisogna conoscere un'arte, dice Amos Oz, quella di saper  fare compromessi. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Scendere a dei compromessi&lt;/span&gt; - dice lo scrittore - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;per  restare vivi. I giovani pensano che un compromesso sia opportunistico e  disonesto. Ma nel mio vocabolario il compromesso è sinonimo di vita,  dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è integrità  e onestà, ma è fanatismo e morte. Il compromesso per me è una  filosofia, un modo di vita”. “Compromesso è cercare di incontrare  l’altro a metà strada”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E, se si interroga più a fondo, Noa capisce Theo e Theo capisce Noa, anche se non sanno o non riescono a dirselo. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Se solo avessi saputo fargli capire &lt;/span&gt;– pensa Noa - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quanto è opprimente per me il suo eccessivo riguardo”&lt;/span&gt;, e lui intuisce che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“L’unica via per aiutarla, è non cercare di aiutarla. Solo diventare piccoli”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Amos  Oz ci fa intendere che a volte è fondamentale, nel rapporto di coppia  ,imparare a fare un passo indietro, a capire cosa l’altro vuole davvero  da noi, a rispettare la sua diversità, il suo spazio e anche i suoi  sbagli. Theo sembra capirlo e dice a se stesso: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Così  corre  avanti e indietro da una parete all'altra sbattendo le ali,  inciampa nella lampada, contro il soffitto, sbatte contro i mobili, si  fa male. Invece di condurla fuori verso la libertà se non stai attento  finirai per farla volare verso locali ancora più interni. Ogni tuo  movimento non fa che aumentare la sua paura"&lt;/span&gt; .&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Amare  vuol dire, quindi, rinunciare a far prevalere i nostri punti di vista,  le nostre rivendicazioni, ad imporle. E' importante saper stare vicino  senza essere invadenti, imparare a darsi l’un l’altro quella forza  perché ognuno poi possa affrontare con i propri mezzi e le proprie  modalità le difficoltà della vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per intanto stasera&lt;/span&gt; - dice Noa -&lt;span style="font-style: italic;"&gt; gli faccio spegnere la radio Londra perché vado a farmi una doccia e poi torno da lui nel buio”&lt;/span&gt;. E questo dice Amos Oz  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“non è un buio che intimorisce, è il buio in cui si fa l’amore”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzZaWkf3_OI/AAAAAAAAADM/hu_8E7Laq64/s1600-h/amos-oz-9.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 424px; height: 239px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzZaWkf3_OI/AAAAAAAAADM/hu_8E7Laq64/s400/amos-oz-9.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419618545387961570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Come  sempre Amos Oz sa entrare nei meccanismi psicologici più profondi che  si intersecano e intrecciano nell’animo umano,  sa raccontarci la vita  reale nelle sue sfumature e contraddizioni. Ci parla di un microcosmo,  di una piccola situazione, ma nello stesso tempo ci indica un percorso  anche nella vita pubblica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La  capacità di saper fare compromessi, dice infatti  Amos Oz, dovrebbe  regolare i rapporti più intimi, ma anche quelli politici, per esempio  nel conflitto che lo riguarda tra ebrei e palestinesi come sottolinea in  una sua intervista: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nel vocabolario  pacifista le parole pace-amore-compassione sono sinonimi. No, la pace è  pace e non necessariamente amore. Non sono d’accordo con lo slogan “Fate  l’amore, non fate la guerra”. Se mi trovo davanti a un palestinese, io  direi, “fate la pace e non l’amore”. Non c’è bisogno di amare per essere  in pace, non è necessario che dei nemici si amino, che dimentichino e  che perdonino. E necessario smettere di uccidere e di morire per vivere,  anche se a denti stretti. Quando parlo di compromesso, non parlo di  nemici che si abbracciano. Tra israeliani e palestinesi, ma anche tra  uomini e donne, io mi aspetto una coesistenza a denti stretti”&lt;/span&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-3838892151323831991?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/3838892151323831991/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/09/non-dire-mai-notte-di-amos-oz.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/3838892151323831991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/3838892151323831991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/09/non-dire-mai-notte-di-amos-oz.html' title='Non dire mai notte di Amos Oz'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzZd6oGteVI/AAAAAAAAADU/MxUSNLrvVlw/s72-c/Negev-2005-1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-8302942316210543252</id><published>2010-09-21T10:16:00.000-07:00</published><updated>2010-09-21T11:18:15.573-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tahmima Anam'/><title type='text'>"I giorni dell'amore e della guerra" di Tahmima Anam</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjoo_S1DbI/AAAAAAAAAQo/b7UiVFTG5Zg/s1600/2530189021_466da18ca6.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 389px; height: 259px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjoo_S1DbI/AAAAAAAAAQo/b7UiVFTG5Zg/s400/2530189021_466da18ca6.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519417134225362354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il  Bangladesh è un Paese afflitto da disastri ambientali, è una terra paludosa soggetta alle inondazioni abitato da un popolo condannato alla perenne precarietà della vita. Dal 1947 in poi questo piccolo lembo di terra è stato conteso tra India e Pakistan, poi è stato annesso al Pakistan in nome della fratellanza religiosa.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjox7l7ziI/AAAAAAAAAQw/daNtvmOzMUo/s1600/GD8124213%40Local-boys-and-girls--6750.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjox7l7ziI/AAAAAAAAAQw/daNtvmOzMUo/s400/GD8124213%40Local-boys-and-girls--6750.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519417287850577442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il Pakistan orientale, come si chiamava allora, riconquisterà l'indipendenza e verrà riconosciuto come uno Stato sovrano solo nel 1971: un anno quello d'oro,  come intitola il libro inglese di Tahmima Anam, tradotto in italiano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"I giorni dell'amore e della guerra"&lt;/span&gt;, un anno che viene raccontato dalla scrittrice attraverso la storia di Rehana e dei suoi figli, Sohail e Maya.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rehana è una giovane donna, rimasta vedova con due bambini ancora piccoli. Alla morte del marito si vedrà togliere il loro l’affidamento perchè troppo povera e, quindi non in grado di mantenerli.  Sohail e Maya vivranno per un anno con gli zii lontano dalla madre che vivrà questa separazione come una sconfitta, un dolore lacerante che non ha uguali, una perdita insopportabile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Rehana lotterà per riaverli con sè con tutti i mezzi, e riuscirà nel suo intento.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sohail e Maya, diventati studenti universitari  si impegnano politicamente a sostegno di chi ha rivendicato l’indipendenza del loro Stato e che è stato eletto democraticamente dal popolo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La madre osserva preoccupata il loro entusiasmo e la loro indignazione, ha paura di perderli di nuovo, ma non riesce ad opporsi alle loro scelte pur conoscendone i rischi. E quando la situazione precipita lei capisce le intenzioni del figlio:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;”Vuoi andare anche tu vero?”&lt;/span&gt; gli chiede sapendo già la risposta. Vorrebbe fermarlo, invece cede, non si può opporre a quell’amore che il figlio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"nutriva per qualsiasi cosa fosse bengalese: il fango del delta, il pesce semitrasparente e pieno di lische del fiume, il verde intenso delle risaie e il blu sconfinato, lancinante del cielo sopra la terra piatta"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjqQEftlGI/AAAAAAAAAQ4/eZ3VKRKfLys/s1600/Risaia.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 272px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjqQEftlGI/AAAAAAAAAQ4/eZ3VKRKfLys/s400/Risaia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519418905148101730" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E lei stessa si rendeva conto di quanto fosse giusta la sua decisione "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;che senso aveva un paese diviso in due metà situate ai capi opposti dell’India, come un paio di corna. Senza neppure la lingua ad unire il Pakistan occidentale e il Pakistan orientale- urdu ad ovest e bengali ad est".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sohail, il suo dolce Sohail , entra, quindi, a far parte della resistenza che si sta organizzando, anche parti dell’esercito si uniscono ai ribelli e alcune zone del Bangladesh diventano un vero e proprio teatro di guerra e di spietate rappresaglie.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E la storia si dipana intorno a questi eventi,  alle drammatiche giornate di quella guerra, che vengono raccontate partendo, però, dal punto di vista della donna. Rehana si lascerà sempre più coinvolgere: nasconderà armi nel suo giardino e uomini nella sua casa, curerà feriti, e sarà costretta a  mentire alle sue stesse amiche.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La guerra viene osservata attraverso il particolare sguardo di questa madre, di una donna sensibile, che è capace di mettersi in gioco, di cambiare se stessa, che può essere di aiuto ai figli, rispettando la loro volontà. Ma da loro saprà imparare molto e seguirli vorrà dire anche cambiare se stessa, il proprio modo di vedersi e di guardare la realtà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjrQ8afl8I/AAAAAAAAARA/tezALXlu4ds/s1600/Libro.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 308px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjrQ8afl8I/AAAAAAAAARA/tezALXlu4ds/s400/Libro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519420019670226882" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il romanzo racconta quei nove mesi che porteranno alla nascita di uno stato. Nove mesi da marzo a dicembre 1971 per affermare l’indipendenza del Bangladesh, quel piccolo stato che si affaccia sul golfo del Bengala e che, dopo la partizione, era rimasto assurdamente legato al Pakistan.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La piccola storia privata di una mamma e dei suoi figli si dipana e si intreccia con la grande Storia del Bangladesh.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre l’esercito pakistano semina morte nelle strade di Dacca, brutalizza i prigionieri, obbliga la popolazione indù ad un’emigrazione forzata. Rehana protegge con il silenzio gli spostamenti dei figli, cucina senza sosta come da sempre fanno le donne, ma accudisce anche un soldato passato alla resistenza ferito e trova il coraggio dir lottare per tirare fuori di prigione il marito della ragazza amata da Sohail.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E alla fine anche lei si innamora, diventa con il Bangladesh indipendente e non affronta la vita con coraggio e determinazione.&lt;br /&gt;Si innamora di un uomo che posiede un dono per lei preziosissimo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Parlare poco e capire molto di più"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Un bellissimo personaggio, quello di Rehana nella sua semplicità. Una donna ricca di sentimenti e di sfumature che sa farsi interrogare dalla vita, sa cambiare, sapendo i rischi che corre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjrf5EubJI/AAAAAAAAARQ/Iw0Q1Rss3Z8/s1600/anam.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjrf5EubJI/AAAAAAAAARQ/Iw0Q1Rss3Z8/s400/anam.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519420276471655570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anam, la scrittrice, è nata e vissuta in Bangladesh fino a due anni, ritornandoci per le vacanze quasi ogni anno, ma ha avuto un’educazione nomade. Ha trascorso la sua vita  in varie parti del mondo, a Parigi, a New York, a Bangkok,  al seguito del padre diplomatico; ha studiato in America, frequentando corsi di scrittura creativa a Londra, dove vive e (benché in famiglia parlassero bengali) scrive in inglese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La guerra di indipendenza dal Pakistan del 1971 segna la nascita del Bangladesh, il paese dove sono nata.&lt;/span&gt; – racconta la scrittrice - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nella casa di Dhanmondi road 4, dove ho vissuto i primi anni della mia vita, hanno trovato rifugio molti combattenti della resistenza. I miei genitori - insieme a tanti altri amici e parenti - vi sono stati coinvolti e io sono cresciuta sentendo i loro racconti. E benché fossi affascinata da tanti aspetti della guerra, in particolare mi interessava com'era stata per gli uomini e le donne normali che tentavano di sopravvivere a quell'esperienza. E così ho provato a scrivere una storia di guerra che fosse anche una storia d'amore e una saga familiare. Le persone combattevano, sì, però dovevano anche cucinarsi i pasti, s'innamoravano, litigavano con i figli, cercavano di mantenere la famiglia unita nei momenti più difficili"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjr4nTKCBI/AAAAAAAAARY/Y4whF5IsY8U/s1600/GD8124462%40Tahmima-Anam-visits-t-4798.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjr4nTKCBI/AAAAAAAAARY/Y4whF5IsY8U/s400/GD8124462%40Tahmima-Anam-visits-t-4798.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519420701197076498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per scrivere questo libro si è ispirata ai suoi nonni, ma ha intervitato tante persone tornando più volte nel suo paese natio a cui rimane sempre particolarmente legata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjsMDbYrMI/AAAAAAAAARg/hqrpmvhjaVs/s1600/GD8124976%40Joneka-tells-Tahmima--7739.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjsMDbYrMI/AAAAAAAAARg/hqrpmvhjaVs/s400/GD8124976%40Joneka-tells-Tahmima--7739.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519421035165297858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Rimarrebbe sorpresa della propensione della gente del mio paese ad affrontare questo argomento. Ho passato molto tempo con loro, ho ascoltato i loro racconti, ho cercato di capire come fossero riusciti a sopravvivere giorno dopo giorno. Ho incontrato persone che lavoravano nei campi di prigionia, persone che hanno attraversato il confine e che hanno combattuto per il Pakistan. Questa gente si è tenuta dentro per tanto tempo il dolore della guerra, senza avere nessuno cui raccontarlo; non è stato difficile ricostruire quel periodo grazie a queste testimonianze. Il 1971 è l'anno che ha segnato maggiormente la loro memoria, al punto che a volte sembra quasi più reale e tangibile del presente".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pochi conoscono quello che ha passato quella gente in quel periodo e la scrittrice ha voluto dare un tributo a chi i quel periodo ha perso la vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjsZKzUikI/AAAAAAAAARo/rV3NRFsJIBM/s1600/GD8124988%40Tahmima-Anam-with-her-322.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjsZKzUikI/AAAAAAAAARo/rV3NRFsJIBM/s400/GD8124988%40Tahmima-Anam-with-her-322.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5519421260483037762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La gente non sa che questo conflitto è stato una vera e propria carneficina. Ma soprattutto non voglio che tutto questo venga dimenticato e non lo vogliono nemmeno le persone con cui ho lavorato per mettere insieme i pezzi di questo romanzo. Per me sono stati loro i veri protagonisti, sono le loro voci che devono essere ascoltate".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco, questo libro mi ha aiutato a conoscere un pezzo di storia che conoscevo poco, ed il racconto è quello che più ti aiuta a capire cosa vuol dire una guerra per la vita della gente. Forse bisognerebbe leggerne di più per aprire i nostri orizzonti.&lt;br /&gt;Soprattutto si impare ad apprezzare una donna che nella sua fragilità riesce a lottare, lo fa per i suoi figli e alla fine potrà dire:&lt;br /&gt;&lt;blockquote style="font-style: italic;"&gt;"So cos'ho fatto.&lt;br /&gt;Questa guerra, che si è presa tanti altri figli, ha risparmiato il mio. Quest'epoca, che ha bruciato tante altre figlie, non ha bruciato la mia.&lt;br /&gt;Io non l'ho permesso"&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-8302942316210543252?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/8302942316210543252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/09/i-giorni-dellamore-e-della-guerra-di.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8302942316210543252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8302942316210543252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/09/i-giorni-dellamore-e-della-guerra-di.html' title='&quot;I giorni dell&apos;amore e della guerra&quot; di Tahmima Anam'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/TJjoo_S1DbI/AAAAAAAAAQo/b7UiVFTG5Zg/s72-c/2530189021_466da18ca6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-7106809436719233580</id><published>2010-05-14T09:28:00.000-07:00</published><updated>2010-05-14T09:31:47.653-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Doris Lessing'/><title type='text'>Il diario di Jane Somers di Doris Lessing</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-16nf2jD7I/AAAAAAAAAPg/ixZuZMPkV5I/s1600/Lessing.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 359px; height: 267px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-16nf2jD7I/AAAAAAAAAPg/ixZuZMPkV5I/s400/Lessing.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471163941308796850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non è con la retorica che si  affrontano i problemi. E’ guardando in faccia la realtà senza ipocrisia,  senza nascondimenti. Guardando dentro noi stessi, senza paura di  leggere quello che non ci piace.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“La mia vita fino al momento  in cui Freddie cominciò a morire era una cosa, poi diventò un’altra.  Fino a quel momento mi ero considerata una brava persona: come tutti,  voglio dire, questo lo so. (…) Ora so che non mi ero mai posta la  domanda di come fossi in realtà, che avevo solo preso in considerazione  il giudizio degli altri”&lt;/span&gt; Così dice Jane, la protagonista del  libro di Doris Lessing: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il diario di  Jane Somers.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché è  di questo che troppo spesso ci preoccupiamo, di piacere, di essere come  gli altri ci chiedono di essere. E scansiamo così i problemi della vita,  crediamo forse ingenuamente che a noi non succederà mai o che per noi  sarà diverso. O più semplicemente non ci vogliamo pensare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E poi arriva Maudie. Il libro ci racconta  questo incontro tra Jane, una ricca borghese, cinquantenne, dinamica e  giovanile, redattrice di un giornale femminile che la impegna tutto il  giorno e Maudie un'anziana signora sui novanta, molto povera, isolata  dalla famiglia, scontrosa ma con una grande dignità. Jane incomincerà  quasi casualmente ad occuparsi di Maudie ma non c'è pietismo nell'azione  di Jane, non c'è spazio in lei per i "buoni sentimenti", c'è una forte  tensione che la porta spesso allo scontro con Madie e con se stessa, con  pensieri contrastanti e inquietanti. Un libro che è anche il racconto  di un profondo cambiamento esistenziale e morale, di come l'incontro con  l'altro può cambiarci dentro, può renderci persone migliori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S5Kt7HrmqiI/AAAAAAAAANc/W8jDk4dMrRo/s1600-h/2418785876_a77579b41c.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S5Kt7HrmqiI/AAAAAAAAANc/W8jDk4dMrRo/s400/2418785876_a77579b41c.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5445606130630175266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Jane   incontra  Maudie in farmacia: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Occhi  azzurri e bellicosi, sotto ripide sopracciglia grigi, ma c’era qualcos  di meravigliosamente dolce nel suo sguardo. Mi piacque subito, chissà  perché…” &lt;/span&gt;E dalla farmacia uscirono insieme:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Le  camminai accanto. Era difficile camminare così piano. Di solito io vado  velocissima, ma non lo sapevo, me ne accorsi in quel momento. Lei faceva  un passo, poi si fermava, guardava il marciapiede, e faceva un altro  passo”.&lt;/span&gt; L’incontro vero incomincia proprio da queste parole,  dalla immediata percezione di Jane che doveva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“adattare il passo”&lt;/span&gt; a quello di Maudie se voleva entrare  in contatto con lei.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La  fretta è nemica di qualsiasi relazione con i soggetti più deboli a  partire dal bambino, al portatore di handicap, all’anziano. Ma la fretta  è nemica  anche di noi stessi, che non sappiamo più camminarci accanto  lentamente per lasciarci il tempo di intessere  un dialogo interiore che  ci aiuti a capire quello che siamo, quello che vogliamo veramente. La  fretta ci impedisce di ascoltare e di relazionarci uno con l’altro. La  fretta rende impossibile qualsiasi dialogo o rapporto umano. La fretta,  la parola più usata nei nostri incontri (“scusami devo andare, sono di  fretta…”)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Maudie vive  in  solitudine; per orgoglio rifiuta l'assistenza pubblica e non vuole  essere aiutata come un bisognoso; prima ancora di sentirsi vecchia e  povera Maudie si sente persona che non vuole perdere la propria dignità;  una persona che ha ancora molte cose da dare agli altri, da raccontare,  da insegnare. Jane scopre con Maudie che la vita non è solo luccichii,  colori, belle persone curate nell'aspetto, quella vita che trova spazio  solo sulle pagine patinate, lucide, colorate, piene di belle fotografie  del suo giornale. Grazie all’incontro con Maudie e all’amicizia che ne  scaturisce, Jane intraprende un percorso di scoperta della vita e della  sofferenza, un cammino che non era riuscita a fare accanto al marito  malato e alla madre morente: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;d’altra  parte alcune settimane fa io non mi rendevo nemmeno conto dell’esistenza  degli anziani. I miei occhi venivano attratti dalle persone giovani,  belle, eleganti, piacevoli, e “vedevo” solo quelle. Ora è come se un  velo fosse stato steso su quelle immagini, e sopra il velo, tutt’a un  tratto, ci sono i vecchi, i malati....”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“A cosa  serve la gente vecchia”&lt;/span&gt; questa la domanda che un elettricista  chiamato per aggiustare l’impianto in casa di Audie fa a Jane e che la  induce a riflettere:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Quello che Jim aveva detto era quello che  tutti dicevano: Perché non sono tutti in un ricovero? Bisogna toglierli  di mezzo, metterli dove la gente giovane e sana non li possa vedere,  perché non sia costretta a pensare a loro”(…) “ E fu allora che pensai  come valutiamo noi stessi? In base a quali criteri?” “A che cosa serve  Madie Fowler? Stando ai criteri che mi sono stati inculcati, a niente”.&lt;/span&gt;  Ma Jane ormai sa che non è così.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sa che dentro quel corpo fragile c’è ancora tanta vita: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Può darsi che Maudie sia solo pelle e ossa,  ma il suo corpo non ha quell’aspetto distrutto, sconfitto della carne  che affonda nelle ossa. Maudie era gelata, era malata, era debole – ma  sentivo qualcosa pulsare dentro di lei: la vita. Com’è tenace, la vita.  Non ci avevo mai pensato prima; non l’avevo mai recepita in quel modo,  non come in quel momento, mentre lavavo Maudie Fowler, una vecchietta  arrabbiata e indomita. All’improvviso ho capito che tutta la sua  vitalità risiede in quella rabbia. Non devo, non devo assolutamente  risentirmene, non devo reagire violentemente. ....le ho lavato le parti  intime, e per la prima volta ho pensato davvero al significato di quella  espressione. Maudie soffriva orribilmente proprio perché una  sconosciuta stava invadendo la sua intimità”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E Maudie dice esplicitamente come vuole  essere trattata: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mi chiamo Mrs  Medway. Non voglio che mi si chiami Flora. E non ho intenzione di farmi  trattare come una bambina. Quando arriva un’infermiera nuova e le si  rivolge chiamandola cara, carina, tesoro o Flora, lei dice subito “non  mi tratti come una neonata, sono abbastanza vecchia da essere la sua  bisnonna”&lt;/span&gt;. ... correggendole con fermezza e decisione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non vado avanti nel racconto, perché il  libro bisogna leggerlo per intraprendere un viaggio con la Lessing,  bisogna leggerlo perché si incontra tanta umanità, quella che forse non  ricerchiamo più o per lo meno mai abbastanza. Dobbiamo leggerlo, perché  ci dà la forza di guardare dentro alle nostre paure, ci invita ad uscire  da noi e ad affrontare il limite che c’è in noi, la fragilità,  l’emozione. Ci può rendere più sensibili… La fragilità non è qualcosa da  cacciare, ma qualcosa con cui convivere e da cui imparare. Non dobbiamo  averne paura, perchè in lei risiedono i valori più profondi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Sono  nata per scrivere, geneticamente&lt;/span&gt;. – ha detto la Lessing - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Voglio raccontar storie. Tutti, quando  sogniamo, ci diciamo storie. E non c’è alcun messaggio: è il lettore che  cerca un messaggio, e quindi lo trova”&lt;/span&gt;. Basta volerlo trovare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spesso si ammirano e difendono quelle  donne che, arrivate ad una certa età, conservano la loro intelligenza e  sono ancora efficienti. Dobbiamo, invece, rivolgere lo sguardo a tutte  quelle persone deboli, indifese e dimenticate dallo stato e dalla  società civile, tutte quelle persone che vivono sole con pensioni da  fame o sono lasciate alla cura delle famiglie che spesso si trovano in  forti difficoltà nell’affrontare sole il problema. Per questo molti  ricorrono all’ospizio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;L’  impegno della Lessing, sia politico che civile è sempre stato vivissimo,  così come la dedizione a tutto ciò che permettesse la liberazione delle  persone più deboli: vecchi, bambini, donne, persone di colore.  Ricordiamoci anche noi di più di queste persone… Parliamone,  raccontiamo… soffermiamoci a pensare.&lt;br /&gt;Vorrei che  la cultura sapesse  confrontarsi di più con la vita e con le storie dei più deboli e non se  ne stesse lontana a guardare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-7106809436719233580?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/7106809436719233580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/05/il-diario-di-jane-somers-di-doris.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7106809436719233580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7106809436719233580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/05/il-diario-di-jane-somers-di-doris.html' title='Il diario di Jane Somers di Doris Lessing'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-16nf2jD7I/AAAAAAAAAPg/ixZuZMPkV5I/s72-c/Lessing.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6661563382207430446</id><published>2010-05-11T11:22:00.001-07:00</published><updated>2010-05-14T09:27:11.649-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nina Berberova'/><title type='text'>Il corsivo è il mio di Nina Berberova (1)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mjqnWN14I/AAAAAAAAAPQ/azPI4jkhSOA/s1600/n59341945578_9460.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 230px; height: 330px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mjqnWN14I/AAAAAAAAAPQ/azPI4jkhSOA/s400/n59341945578_9460.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470083174930175874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Questo non è un libro di ricordi. Questo libro è la storia della mia vita, il tentativo di raccontare questa vita seguendo un ordine cronologico e di scoprirne il significato. Ho amato e amo la vita, e non meno della vita (ma neanche di più) amo il suo significato. Scrivo di me nel passato e nel presente, e parlo del passato con il mio linguaggio del presente. In momenti diversi mi è capitato di scrivere brani di memorie e, quando parlavo di me stessa, non mi sentivo completamente a mio agio, era come se imponessi al lettore un protagonista che egli non si aspettava da me. Qui parlerò più di me che di tutti gli altri presi insieme, quasi tutto riguarderà me, la mia infanzia, la mia giovinezza, gli anni della maturità, i miei rapporti con gli altri  ecco il disegno di questo libro. Il mio pensiero vive non soltanto nel passato (come memoria), ma anche nel presente (come coscienza di me stessa nel tempo). Il futuro può anche non esserci affatto, o essere breve, schematico e frammentario".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo l'incipit de, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il corsivo è il mio&lt;/span&gt;, l'autobiografia di Nina Berberova, testimonianza di un secolo, delle sue peripezie, delle peregrinazioni per l' Europa, del percorso intellettualie della scrittrice e di chi ha subito il suo stesso destino.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nina Berberova è nata a Pietroburgo nel 1901. Il padre  discendeva da una famiglia armena stabilitasi nella seconda meta' dell' 800 in Russia, la madre apparteneva alla nobilta' terriera.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;La sua gioventù trascorre a contatto con artisti, grandi poeti e grandi narratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mhiIyqaaI/AAAAAAAAAPI/U2qe68X-klM/s1600/lenin13.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 254px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mhiIyqaaI/AAAAAAAAAPI/U2qe68X-klM/s400/lenin13.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470080830265780642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando arriva la rivoluzione d'ottobre lei ha sedici anni e la famiglia ne rimane travolta. Per alcuni anni vive in condizioni di indigenza. "La gente", racconterà la Berberova, "era stremata dalla fame. Per le strade si vedevano uomini armati e anziani vestiti di stracci. I giovani sfoggiavano giacche di pelle; le donne portavano sul capo fazzoletti rossi, e gli uomini berretti. I cappelli erano scomparsi: in Russia erano sempre stati il simbolo dei ricchi e degli sfaccendati, quindi rischiavano di diventare un facile bersaglio per i fucili Mauser".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I poeti,  gli scrittori e gli artisti russi  rimasero ad attendere la sorte che il comunismo aveva riservato a ognuno di loro: una vita di stenti, l' isolamento e il silenzio per alcuni, l' esilio per altri, e per altri ancora il plotone d' esecuzione. Blok e Anna Achmatova, Merezkovskij e la Gippius, Gorkij e Gumilev, Meierchold, Benois e Scialjapin, Mandelstam, Kuzmin e tanti altri&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' così che la Berberova nel 1922 decide di lasciare il suo paese in compagnia del poeta Vladistav Chodasevitch di cui si era innamorata:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Non pensavamo che non saremmo tornati mai piu', - racconta in un'intervista - doveva essere solo un viaggio, ufficialmente per motivi di salute; eravamo tra i primissimi russi che chiedevano di uscire dopo la Rivoluzione, pensi che avevamo i passaporti numero quindici e sedici. Non c'era altro modo per stare insieme. Chodasevic era molto maggiore di me; inoltre era sposato. Un divorzio era impensabile. I miei, piccoli funzionari zaristi, erano scandalizzati. Io ero un'aspirante poetessa, avevo gia' pubblicato qualcosa... Col tempo capimmo che le cose in Russia si mettevano male per gli intellettuali. Girammo per l'Europa, finimmo a Sorrento dov'era Gorkij, poi a Parigi»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diventa, quindi, una fuga senza ritorno: in Russia la situazione precipita e anche i poeti vengono fucilati, per primo Gumiliov, marito di Achmatova.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Berberova è cosciente che quella rivoluzione, poi tradita poi dal terrore, non poteva non arrivare “senza la rivoluzione – racconta - oggi la Russia sarebbe una specie di Etiopia supertecnologica, con tutti i suoi orrori e terrori”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mgjlziMqI/AAAAAAAAAPA/N2OO73UjFik/s1600/hodasevich_berberova.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 257px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mgjlziMqI/AAAAAAAAAPA/N2OO73UjFik/s400/hodasevich_berberova.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470079755722306210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I due fuggiaschi vanno prima a Berlino per due anni e poi in Italia. Nella primavera del 1924 arrivano nella penisola e fanno tappa a Venezia e a Roma, dove incontrano Muratov che vi abita da qualche mese. Nella sua autobiografia Berberova ricorda con entusiasmo le lunghe passeggiate con un fine conoscitore della città e dell'arte italiana come lui:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Essere a Roma, avere come guida Muratov Adesso sembra qualcosa di fantastico come un sogno che ti lascia stordito per tre giorni. E invece quella era la realtà, la mia realtà, il mio vivere quotidiano a Roma&lt;/span&gt; ".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-p5Ml9YuoI/AAAAAAAAAPY/roMcIwmsa3k/s1600/m197701160002.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 281px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-p5Ml9YuoI/AAAAAAAAAPY/roMcIwmsa3k/s400/m197701160002.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470317954649864834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Arriva poi  a Sorrento dove raggiungono Maksim Gorkij. Furono quelli tre anni sereni trascorsi in un ambiente colto, dove conosceranno la baronessa Mura Budberg, nata Zakrevskaja, per dodici anni segretaria e traduttrice di Gorkij, a cui la Berberova dedicherà un libro nell’81 , Storia della baronessa Budberg&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le chiacchierate con Gor'kij  su Čechov e Andreev, il dialogo quotidiano con Chodasevič e il via vai di intellettuali russi alla villa di Sorrento sono alimento culturale importante per la scrittrice che  comincia a muovere i primi passi nella ricerca di una sua scrittura e porre le basi per quella che poi diventerà la sua professione: con Maksim, il figlio di Gor'kij, inventa una rivista umoristica che esce a scadenza settimanale e in un unico esemplare su cui vengono pubblicati scritti inediti. In quella rivista esce Romanzo epistolare la sua prima opera in prosa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 1925 con Chodasevič si trasferisce definitivamente a Parigi e si sistemano prima in una stanza del famoso Pretty Hotel di Rue Amélie e poi in una casa in Rue Lamblardie. Berberova lavora nei giornali e nelle riviste dell'emigrazione; collabora per quindici anni con la pagina letteraria del quotidiano «Poslednie Novosti» ("Ultime notizie"), su cui appaiono a puntate brevi racconti sulla comunità di emigrati russi di Billancourt Bijankurskie prazdniki (Le feste di Billancourt, 1929-1938). I suoi tre romanzi Poslednie i pervye (Gli ultimi e i pri­mi) del 1930, Povelitel'nica (La sovrana) del 1932 e Bez zakata (Senza tramonto) del 1938 non incontrano il favore della critica. Vengono invece apprezzati i racconti apparsi tra il 1934 e il 1941 sulla rivista letteraria «Sovremennye Zapiski» ("Annali contemporanei"), raccolti in seguito in un volume con il titolo: Oblegčenie učasti (Alleviare la sorte, 1949). Riscuote grande successo anche Čajkovskij(1936), tradotto in diverse lingue. Di quegli anni è il racconto Akkompaniatorša (L'accompagnatrice, 1934)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6661563382207430446?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6661563382207430446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/05/il-corsivo-e-il-mio-di-nina-berberova.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6661563382207430446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6661563382207430446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/05/il-corsivo-e-il-mio-di-nina-berberova.html' title='Il corsivo è il mio di Nina Berberova (1)'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S-mjqnWN14I/AAAAAAAAAPQ/azPI4jkhSOA/s72-c/n59341945578_9460.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-1527293079309133778</id><published>2010-04-27T05:38:00.001-07:00</published><updated>2010-05-11T05:24:19.687-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Josè Saramago'/><title type='text'>Intervista della Dandini a Saramago</title><content type='html'>&lt;object width="445" height="364"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YFnVT4PBofU&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/YFnVT4PBofU&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0&amp;amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-1527293079309133778?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/1527293079309133778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/04/blog-post.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1527293079309133778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1527293079309133778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/04/blog-post.html' title='Intervista della Dandini a Saramago'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-8042294120582577665</id><published>2010-03-14T10:08:00.001-07:00</published><updated>2010-03-14T10:38:33.712-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Harry Bernstein'/><title type='text'>Il muro invisibile di Harri Bernstein</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50YN1C4vAI/AAAAAAAAANs/6PfHphNF3aI/s1600-h/feature_566_story2.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 240px; height: 376px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50YN1C4vAI/AAAAAAAAANs/6PfHphNF3aI/s400/feature_566_story2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448537750044720130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Harry ha solo quattro anni Vive con la sua famiglia in una cittadina a Nord dell’Inghilterra, è l’ultimo figlio di una famiglia ebrea, il padre perennemente ubriaco sperpera il suo misero salario, la madre s’ingegna come può per far quadrare i conti.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ la madre, come spesso capita, il perno della famiglia, quella che cerca di farla funzionare, di portare anche un po’ di allegria e serenità tra i suoi bambini. E la madre che per mandare avanti la casa raccoglierà la frutta e la verdura gettata per terra al mercato perchè non del tutto buona e aprirà in una cameretta della sua casa un piccolo negozietto. Un luogo che diventerà un posto di incontro tra donne, un modo per passare il tempo e stare insieme.&lt;br /&gt;Ma oltre alla povertà c’è un altro problema: la famiglia vive su una strada: da una parte le case dove abitano famiglie ebree, dall’altra famiglie cristiane e tra loro un muro invisibile, ma invalicabile.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50evw7r2LI/AAAAAAAAAOE/amsWAeIc5R4/s1600-h/muro1_01.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 219px; height: 360px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50evw7r2LI/AAAAAAAAAOE/amsWAeIc5R4/s400/muro1_01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448544930126092466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Harry, inconsapevolmente, si ritrova ad essere il messaggero di un amore considerato proibito tra un ragazzo cristiano ed una ragazza ebrea. Quando questo amore verrà scoperto sarà una tragedia per le famiglie: la ragazza verrà allontanata da casa per sempre.&lt;br /&gt;Anche la sorella di Harry ,Lily,  si innamora di un ragazzo Arthur cristiano. Il loro sarà un lungo, ma tenace amore clandestino che sfiderà i pregiudizi e la mentalità di quel periodo.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi arriva la guerra con i suoi lutti inesorabili e i suoi dolori inconsolabili.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Poi ci sarà la guerra con i lutti che si porta dietro e la sofferenza inevitabile di tante famiglie.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A fine guerra le idee non sono cambiate. Sarà solo l’amore tenace tra Lily e Frank a riuscire, anche se temporaneamente, a costruire un ponte tra i due lati della strada. Una nuova vita sarà festeggiata, una nuova vita nata dall’unione e non dalla divisione di due religioni rispettose l’una dell’altra come sempre dovrebbe essere. Arthur e Lily lo fanno, forti del loro amore, consapevoli dell’errore commesso dai loro padri e tenaci nel voler mostrare a tutti che una nuova vita è possibile ed è quella giusta&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;E’ un libro semplice, scorrevole e commovente con cui si entra nel mondo dell’infanzia dell’autore, nella quotidianità difficile, ma non disperata della sua famiglia.&lt;br /&gt;La mamma è un personaggio chiave. Lei e la sorella Lily sono le donne attorno a cui ruota gran parte della vicenda, per loro nutre un grande affetto; con gli altri fratelli il rapporto è molto più distaccato, il  padre la figura più negativa che non sa dare amore né ai suoi figli né alla moglie e di cui tutti hanno una gran soggezione.&lt;br /&gt;Harry ci fa vivere nel suo quartiere, ci racconta quello che succede nelle case intorno alla sua: i segreti, le bugie, i pettegolezzi, i litigi, descrivendo molti personaggi diversissimi tra loro.&lt;br /&gt;Un mondo vivo anche se non sempre sereno, destinato a scomparire, ma non nel ricordo dell’autore che, emigrato in America, ci farà ritorno a cinquant’anni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50c0szrXMI/AAAAAAAAAN0/xRktrqOrB5E/s1600-h/art_bernstein-harry_022208.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50c0szrXMI/AAAAAAAAAN0/xRktrqOrB5E/s400/art_bernstein-harry_022208.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448542815894854850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sapevo che non avrei più visto quella strada, con le sue miserabili case a schiera che si fronteggiano attraverso l’acciottolato. Presto le ruspe avrebbero fatto il loro lavoro e, forse, avrebbero abbattuto anche quel che restava del muro invisibile. Quando Ruby e io eravamo entrati nella casa di Annie, quel giorno, era stata una delle rare volte, nella storia della nostra strada, che qualcuno andava in casa di qualcuno dalla parte opposta.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ci pensai a lungo, fino a che la notte morì e la prima luce filtrò sottile nella stanza. Ma la stanza era ancora lì, viva nella memoria e io sentii i suoni che ero abituato ad ascoltare all’alba, quando ero un bambino e me ne stavo disteso a letto, nella stanza al primo piano della nostra casa…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il libro è stato scritto da Harry Bernstein quando è morta la moglie ed è stato pubblicato quando lui aveva 96 anni. Seguiranno altri due libri sempre autobiografici: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il sogno infinito&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il giardino d'orato.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-8042294120582577665?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/8042294120582577665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/03/harry-ha-solo-quattro-anni-vive-con-la.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8042294120582577665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8042294120582577665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/03/harry-ha-solo-quattro-anni-vive-con-la.html' title='Il muro invisibile di Harri Bernstein'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S50YN1C4vAI/AAAAAAAAANs/6PfHphNF3aI/s72-c/feature_566_story2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6702080904889922601</id><published>2010-02-07T11:34:00.000-08:00</published><updated>2010-02-08T08:16:53.389-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Maxwell Coetzee'/><title type='text'>Gioventù di J. M. Coetzee</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2_WFRqxRWI/AAAAAAAAALU/bTif-wTfhnY/s1600-h/coetze.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 287px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2_WFRqxRWI/AAAAAAAAALU/bTif-wTfhnY/s400/coetze.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435798661389960546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;John, un giovane cerca la sua strada. Nato in Sudafrica, da subito persegue la sua indipendenza, prima di tutto dalla famiglia: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Sta dimostrando una cosa: ogni uomo è un’isola; non c’è bisogno dei genitori”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ un ragazzo inquieto in cerca di un’identità: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“In lui perdura qualcosa ancora di infantile. Quando dovrà passare perché cessi di essere un bambino? Cosa lo guarirà, farà di lui un uomo?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ha studiato matematica, ma ha un’ambizione segreta di cui non riesce a parlare con nessuno: diventare un poeta e trovare una donna eccezionale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo alla fine degli anni Cinquanta, quando il governo sudafricano vara alcune leggi molto dure per segregare i neri in alcune aree chiamate &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bantustan&lt;/span&gt;. Lui non si interessa di politica. Quando una serie di manifestazioni di protesta culmina nella strage di Sharpeville (69 persone massacrate in un solo giorno), fugge perchè teme di poter essere chiamato nell'esercito .&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Va in Inghilterra dove spera di realizzare i suoi sogni, ma dove li vedrà anche infrangersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2_WO32CBHI/AAAAAAAAALc/VUYwAGRunSs/s1600-h/gioventu.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 327px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2_WO32CBHI/AAAAAAAAALc/VUYwAGRunSs/s400/gioventu.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435798826256565362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La meta è Londra, perchè «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ci sono solo tre città dove la vita può essere vissuta intensamente: Parigi, Vienna e Londra».&lt;/span&gt; Pensa di non avere  un'educazione abbastanza aristocratica per Parigi, Vienna è più adatta a filosofi e psicoanalisti, Londra sembra fare più al caso suo perché è quella che presenta minori difficoltà di adattamento ed e' anche il luogo dove spera di respirare l'aria della grande letteratura dell'Ottocento.&lt;br /&gt;Trova un appartamento e un lavoro come programmatore all'Ibm, ma passa il suo tempo libero nella sala di lettura del British Museum dove continua ad occuparsi di leteratura. Intanto scrive poesie, trascrive parole suggestive «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;che un giorno inserirà in un verso come un diamante in una spilla»&lt;/span&gt; e ha rapporti occasionali con donne con cui però non riesce a condividere nulla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Studia Ezra Pound, il poeta, l'uomo con le sue contraddizioni: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“obbedendo al suo demone, Pound ha sacrificato la sua vita all'arte”&lt;/span&gt;. Ama il tedesco, legge e rilegge la Bachmann, Brecht, Enzensberger. Va spesso al cinema, e qui trova «un'esperienza sconvolgente» vedendo Il vangelo secondo Matteo di Pasolini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Gioventù è uno dei tre  romanzi autobiografici di Coetzee e in tutte e tre usa lo scrittore la terza persona. Quasi a segnare una distanza. Una distanza dalla vita stessa, perché  gli sembra impossibile viverla veramente. E’ come se si guardasse da fuori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Londra è un giovane solo, un sudafricano sradicato e l'unico suo passatempo è sentire la radio: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“La grazia redentrice della Gran Bretagna è il Terzo Programma radiofonico”.&lt;/span&gt; In effetti, se a una cosa il cupo giovanotto ambisce è di “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tornare a casa e accendere la radio per essere raggiunto da un genere di musica che non ha mai sentito prima, oppure per ascoltare una conversazione pacata, intelligente. Sera dopo sera, senza fallo e a nessun costo, i portali si aprono al suo tocco”.&lt;/span&gt; Ascolta una trasmissione  «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poeti e Poesia»&lt;/span&gt; e sente la musica di Webern. "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prima una nota, poi un'altra ancora, fredde come cristalli di ghiaccio, allineate come stelle in cielo". &lt;/span&gt; Sono queste esperienze fondamentali alla sua formazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Presto, però, capisce che anche Londra e il mondo democratico hanno le loro contraddizioni  e prova disgusto per la società degli affari, la tensione della guerra fredda, i colleghi che non hanno altre aspirazioni che vivere per lavorare e per farsi una famiglia in una casetta a schiera, che non amano gli stranieri: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Mese dopo mese, il governo dà un giro di vite alle leggi sull'immigrazione. Gli antillani vengono fermati sui moli di Liverpool, trattenuti finchè non sono proprio disperati, quindi rispediti indietro. Se non lo fanno sentire così manifestamente indesiderato come loro, è solo per la sua colorazione protettiva: il completo giacca e pantaloni di Moss Brothers, la pelle chiara"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Pian piano vede sfumare ogni sua speranza o sogno, vorrebbe forse tornare, ma non può. Sarebbe come dichiararsi a tutti come sonfitto: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa succede alle persone così, alle persone che non sono all'altezza delle prove e crollano?"&lt;/span&gt;. Assiste impotente alla desolazione di un collega indiano che vive nel degrado più totale e non riesce a risollevarsi. Vorrebbe chiedere aiuto, ma si chiede: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Come può qualcuno in Inghilterra&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;capire cosa porta le persone dagli angoli più remoti della terra a morire su un'isola umida e avvilente, che detestano e con la quale non hanno nessun legame".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6702080904889922601?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6702080904889922601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/02/gioventu-di-j-m-coetzee.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6702080904889922601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6702080904889922601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/02/gioventu-di-j-m-coetzee.html' title='Gioventù di J. M. Coetzee'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2_WFRqxRWI/AAAAAAAAALU/bTif-wTfhnY/s72-c/coetze.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6808602613031151175</id><published>2010-01-26T05:42:00.001-08:00</published><updated>2010-02-05T10:55:47.759-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nadine Gordimer'/><title type='text'>L'aggancio di Nadine Gordimer</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BJEEJ1tVI/AAAAAAAAAJk/6MYunHm2B7o/s1600-h/20080404_gordimer.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 348px; height: 382px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BJEEJ1tVI/AAAAAAAAAJk/6MYunHm2B7o/s400/20080404_gordimer.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431421484792132946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Due mondi si incontrano, due modi diversi di vedere la vita e la realtà, due vite alla ricerca, una donna scontenta, Julie, che ha abbandonato una famiglia della buona società in cui si sente a disagio e a cui sente di non appartenere più, un uomo, arabo, immigrato clandestino con una laurea in economia che si fa chiamare Abdu e il cui vero nome è Jbrahim ibn Musa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nadine Gordimer indaga la condizione di chi costretto ad immigrare: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nella mia esperienza, e penso anche in quella di molti altri scrittori, quello che viene preso per ispirazione è un lento processo di osservazione, immaginazione, riempimento delle lacune di ciò che si osserva nella vita con la propria immaginazione”.&lt;/span&gt; E’ così che egli fa vivere Abdu ed Julie nel suo romanzo “L’aggancio” ed. Feltrinelli.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abdu è nato in un paese musulmano, dove domina il deserto, poverissimo. Lavora in nero, sotto falso nome, in un'officina meccanica. Non è la prima volta che cerca di varcare le frontiere di uno stato; è già stato respinto da più di un paese europeo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’intento dichiarato della Gordimer, in questo romanzo, è quello di sottrarre il suo protagonista dall'invisibilità: raccontare la sua storia, infatti, vuol dire dargli un volto, un nome, un’identità. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Dobbiamo chiederci chi è un clandestino,&lt;/span&gt; - dice la scrittrice in un’ intervista -&lt;span style="font-style: italic;"&gt; uno che non ha il permesso di soggiornare in un paese. E' una persona senza futuro, perché non ha un'identità da rivendicare. Diventa una presenza illegale, illegittima. E' qui, ma al tempo stesso non è qui. Vive su una soglia. E' una "non persona". Dare corpo, voce, nome, pur nella finzione letteraria, significa non accettare l'esistenza di "non persone", e questo, certo, è un atto politico. O, almeno, io mi auguro che lo sia”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BIZ8JZn7I/AAAAAAAAAJM/yFVHREv0e4U/s1600-h/Olhares2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 267px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BIZ8JZn7I/AAAAAAAAAJM/yFVHREv0e4U/s400/Olhares2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431420761088303026" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Abdu conosce lo sguardo del preconcetto che grava su di lui: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sono uno spacciatore, dice, sono uno che fa la tratta delle bianche, che viene a rapire le ragazze; sarò un peso per lo stato, ruberò il lavoro a qualcuno, accetterò una paga inferiore di uno del posto."&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Se incontrassimo Abdu seduto su un aereo, accanto a noi, probabilmente lo guarderemmo con sospetto”&lt;/span&gt; questo il commento di Gordimer sul personaggio che ha inventato. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"E' un arabo, un musulmano, forse un terrorista. Non avremmo il tempo, alcuni forse neanche il desiderio, di sapere chi è davvero."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dice Kristeva Julia in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Stranieri a se stessi”&lt;/span&gt;: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Radicato in sé, lo straniero non ha sé. Giusto una sicurezza vuota, senza valore. Io faccio ciò che si vuole da me, ma quello non è "me" - "me" è altrove, "me" non appartiene a nessuno, "me" non appartiene a "me",... "me" esiste?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Julie è immediatamente attratta da questo uomo, lui da lei e diventano presto amanti.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Julie appartiene a un mondo, Abdu ad un altro. Si parlano, si toccano, diventano centrali l'uno nella vita dell'altra, eppure restano reciprocamente intangibili, in qualche modo ignoti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si scopriranno quando lei deciderà di tornare con lui al suo paese. Lui la vede davvero solo allora quando restituendo un’identità a se stesso può vedere quella di Julie, diventata nel frattempo sua moglie. Anche Julie, si può dire, scoprirà Abdu per la prima volta, quando, arrivato nel suo luogo natale, acquista sicurezza nei gesti, una completa padronanza di se stesso; quando non si percepisce più come l'ospite non desiderato. Ora è lei a essere completamente spiazzata dalla nuova realtà, a essere guardata con diffidenza, giudicata. È lei adesso quella che deve capire modi di vita, usanze e tradizioni talora inconcepibili per una donna occidentale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abdu non riesce a fidarsi pienamente della donna che pur ama: teme che un giorno lo lascerà, per tornare ai suoi privilegi. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Julie fa parte dei padroni del mondo, di quelli che possono comprare un biglietto, mostrare un passaporto e farsi riaccogliere in qualsiasi momento nel proprio mondo.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Julie, paradossalmente, pur sentendosi estranea, ritroverà giorno dopo giorno qualcosa di sé che non conosceva proprio perché entrerà in contatto con ciò che in tutta la sua esistenza le era mancato: il mondo delle donne. Si ritroverà a condurre gran parte dell'esistenza quotidiana con loro, dividerà con loro gli spazi domestici e le cure familiari. Nella famiglia di lui tutto gira intorno alla madre, proprio la figura che a lei è più mancata: sarà lei a sancire l'avvenuta integrazione di Julie, quando le consentirà di starle accanto in cucina e le insegnerà come preparare le sue sapienti ricette. Esplorerà, insomma, qualcosa di sé che era rimasto sepolto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BJKTP344I/AAAAAAAAAJs/NWy9A31YbWc/s1600-h/GORDIMER_aggancio1.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 250px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BJKTP344I/AAAAAAAAAJs/NWy9A31YbWc/s400/GORDIMER_aggancio1.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431421591923188610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma anche adesso che Julie sembra integrarsi in quel mondo così lontano dal suo Jbrahim teme che un giorno lo lascerà, per tornare ai suoi privilegi. Prima o poi accadrà, e dunque meglio non far conto su quell'amore. Meglio rilanciare i dadi e cercare ancora una volta una possibilità di riscatto, di fuga da un luogo che ormai non gli può più bastare. La storia non avrà un finale definito ma "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quel che conta&lt;/span&gt; - conclude Nadine Gordimer - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;è che le traiettorie delle loro esistenze si sono, imprevedibilmente, incontrate, ed entrambi hanno deciso di mettersi in gioco nel mondo, accettando lo spiazzamento dato dallo sguardo dell'altro&lt;/span&gt;."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo libro, dunque, due stranieri si incontrano, si amano e nello stesso tempo non riusciranno mai del tutto ad unirsi. E noi scopriremo quello che dice la Kristeva “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stranamente, lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora, il tempo in cui sprofondano l'intesa e la simpatia. Riconoscendolo in noi ci risparmiamo di detestarlo in lui. Sintomo che rende appunto il "noi" problematico, forse impossibile, lo straniero comincia quando sorge la coscienza della mia differenza e finisce quando ci riconosciamo tutti stranieri, ribelli ai legami e alle comunità”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Tutti e due i personaggi del libro partono, vanno in un “altro” luogo, ma prendono congedo anche da se stessi, da quello che erano prima, non saranno più gli stessi, abiteranno lo straniero che è in loro. In un altro libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Nessuno al mio fianco"&lt;/span&gt; la Gordimer si chiede:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"...chi parte è sempre lo stesso che ritorna? Alcuni mutamenti della comprensione reciproca possono avvenire soltanto quando si è soli, lontani da ciò che è contenuto nella forma delineata da un altro. E questi mutamenti non possono essere condivisi, si è sempre soli con essi. Le immagini sono cartoline inviate da paesi che esistono soltanto nella personalità del soggetto, e l'altro non li visiterà mai".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6808602613031151175?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6808602613031151175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/laggancio-di-nadine-gordimer.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6808602613031151175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6808602613031151175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/laggancio-di-nadine-gordimer.html' title='L&apos;aggancio di Nadine Gordimer'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2BJEEJ1tVI/AAAAAAAAAJk/6MYunHm2B7o/s72-c/20080404_gordimer.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-2989225946163935206</id><published>2010-01-14T00:35:00.000-08:00</published><updated>2010-01-14T00:38:08.541-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Erri De Luca'/><title type='text'>Tu mio di Erri De Luca</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img style="width: 356px; height: 355px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R8-I4_uGI/AAAAAAAAAHA/ejTVP7eKE_I/s1600/15307_639858_delucaerri6.jpg" alt="[15307_639858_delucaerri6.jpg]" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono storie che non hanno parole per essere raccontate, rimangono sepolte come semi che non possono dare frutti, ma solo dolore. Rimangono chiuse dentro la mente di chi le ha vissute come ingorghi che diventano per la memoria labirinti in cui si rischia sempre di perdersi. Meglio non addentrarsi. Per non turbare gli altri, per non irrompere con la propria “scomoda” verità nel mondo dei più che rincorre la spensieratezza e che forse non sarebbe in grado di capire. Meglio tacere per non esserne sopraffatti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Caia ci ha risparmiato&lt;/span&gt;. – dice il protagonista del bel libro di De Luca: &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Tu, mio&lt;/span&gt; - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ha patito cose che nessun racconto pareggia, non ha voluto dirle a noi che siamo dei ragazzi in vacanza su un'isola d'estate e non sappiamo niente di ebrei, di tedeschi. Eravamo troppo piccoli. Anche lei lo era, ma a lei hanno tolto tutto. Noi tutti, non solo io, anche gli adulti erano piccoli per lei. Ha imparato che non deve dire niente".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma è anche vero che certe storie non vengono fuori perché non ci sono spazi dove l’ascolto sia di casa, dove si sia pronti ad accogliere e comprendere verità che, nella loro crudezza e realtà, potrebbero cambiare il nostro modo di vedere la vita, potrebbero porci domande che metterebbero a nudo quanto la "cattiveria" dell'uomo sia sempre al nostro fianco e dentro di noi:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Meglio che non mi diceva niente&lt;/span&gt;."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R31NoKILI/AAAAAAAAAGQ/JVrYhNp8fUw/s1600-h/bambina-ebrea-in-mezzo-ad-altri-deportati-in-una-sequenza-di-schindler-s-list-55094.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 419px; height: 236px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R31NoKILI/AAAAAAAAAGQ/JVrYhNp8fUw/s400/bambina-ebrea-in-mezzo-ad-altri-deportati-in-una-sequenza-di-schindler-s-list-55094.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423591607335788722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dice Daniele al cugino più giovane. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“… che accidente di ragazza, troppo dura per me abituato a questa bell’isola con le barche da pesca, la chitarra , le vacanze. E tutto di colpo in un posto beato e addormentato spunta la vita sfregiata di una che sembra come noi”.&lt;/span&gt; Ma il cugino, un ragazzo di soli sedici anni, invece,  vuole sapere: e gli risponde: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“sì, Daniele, sembra come noi e nemmeno ce la può raccontare la sua vita”&lt;/span&gt; e pone una domanda &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Davvero, Daniele, davvero meglio che neanche in ultimo dovessimo sapere chi avevamo avuto l'occasione d'incontrare? Sappiamo riconoscere i pesci a mare, le stelle in cielo e dobbiamo ignorare le persone in terra?".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E la domanda che, attraverso la voce di questo ragazzo ci pone De Luca, è davvero lo specchio di quello che il più delle volte siamo e sono, purtroppo, tanti intellettuali che sanno, sanno tante cose, che hanno sete di sapere, ma quando si tratta di ascoltare storie che potrebbero inquietare nel vero senso della parola, voltano le spalle o peggio fanno in modo che cali il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è così il ragazzo che racconta la storia di “Tu, mio”, che vuole sapere della guerra appena finita, che pone domande e non lascia tregua agli adulti che l'hanno vissuta ma che vogliono lasciarsela alle spalle:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Ero la sola persona cui interessavano quelle storie. Dopo la guerra i vivi avevano indurito il silenzio, un callo sopra la pelle morta della guerra. Volevano abitare in un mondo nuovo."&lt;/span&gt; Voltare pagina, vivere in modo spensierato, dimenticare un passato troppo scomodo. Stare lontano da quei ricordi, ecco l’impegno più frequente della gente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R6fZnfVbI/AAAAAAAAAGY/oZndYpS-7RA/s1600-h/ParticolareBarca.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 251px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R6fZnfVbI/AAAAAAAAAGY/oZndYpS-7RA/s400/ParticolareBarca.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423594531131970994" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nicola, il pescatore che accompagna in mare è l'unico a parlare con lui. Va insieme a lui in barca e gli insegna l'arte della pesca e i segreti del mare, ma gli rivela con parole semplici e vere gli orrori di quel periodo e soprattutto di quelle donne che avevano chiesto a lui e ai suoi compagni aiuto:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Erano ebbree, ci chiedevano di salvare i bambini, ce li mettevano in braccio a noi soldati italiani che eravamo i nemici e noi non potevamo fare niente." &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed era ebrea anche Caia che, approdata nell'isola dove si svolge la storia del libro, si unisce ai ragazzi spensierati della sue età confondendosi fra di loro e conquistando il cuore di quel ragazzo che sta crescendo, più piccolo di lei, ma che possiede già una sensibilità speciale che lo rende "più vecchio".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R8ndI2U-I/AAAAAAAAAGw/v7oVNlRC3Ls/s1600-h/tu_mio_250x0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 194px; height: 303px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R8ndI2U-I/AAAAAAAAAGw/v7oVNlRC3Ls/s400/tu_mio_250x0.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423596868539405282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il libro narra l’estate  di un’adolescente nel dopoguerra che si sente “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;su un precipizio di sentimenti”&lt;/span&gt;, il suo incontro con Gaia e con il suo segreto, ma anche con il mare e la pesca, con Nicola, col cugino e lo zio. Di un ragazzo che diventerà in una sola estate “uomo”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un ragazzo preso dallo splendore dell’isola in piena estate, del mare che più volte solca con Nicola o con lo zio a pescare, sempre con le orecchie ed il cuore attente a quella realtà diventata passato, ma ancora presente nell’esistenza di tanti uomini e donne di cui è tanto curioso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma perché gli chiedono sei tanto interessato alle storie della guerra?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt; - Perché è la vostra storia, la sola che impariamo dalla voce e non dai libri&lt;/span&gt;. - A&lt;span style="font-style: italic;"&gt;vrei voluto aggiungere che era la sola di cui potevo chiedere conto, perché c'erano ancora testimoni, vittime scampate e carnefici in piena salute. (…) E io dovevo chiedere e chiedere a chi non voleva più rispondere e intanto la storia spazzava via la polvere insieme alla cenere dei bruciati e crescevano le foreste sulle fosse comuni e tutta la vita spingeva innanzi e nascondeva dietro. E io m'impuntavo come un asino senza ragione perché gli asini si ribellano all'eccesso di carico e io invece non ne avevo”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Taceva solo di fronte a quella frase pronunciata da Nicola: &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt; "noi non potevamo fare niente."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Niente. Quella parola risuonava nel cuore del ragazzo in tutta la sua crudezza: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu solo Nicola, riuscivi a dire questa parola scavandola dentro all'impotenza, al terrore: niente, ci sono dei niente che non si staccano più".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Quel fatalismo con cui molti uomini&lt;/span&gt;&lt;span&gt; semplici accettavano la vita come si presentava:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"C’era la guerra, come c’è il libeccio, la siccità, la stagione senza passaggio di tonni. C’era: un solo verbo reggeva tutto il male e il bene che succedeva agli uomini&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un niente ed un fatalismo, però, che lui non riesce ad accettare e forse anche noi non dovremmo. No, dovremmo mai dire: non possiamo fare niente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-2989225946163935206?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/2989225946163935206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/tu-mio-di-erri-de-luca.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2989225946163935206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2989225946163935206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/tu-mio-di-erri-de-luca.html' title='Tu mio di Erri De Luca'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_l5qdsYUv6ws/S0R8-I4_uGI/AAAAAAAAAHA/ejTVP7eKE_I/s72-c/15307_639858_delucaerri6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-5074805800470958933</id><published>2010-01-08T07:49:00.000-08:00</published><updated>2010-01-09T09:50:52.415-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Doris Lessing'/><title type='text'>Alfred ed Emily di Doris Lessing</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0jB0-wS1OI/AAAAAAAAAIU/AwB1AgJ9FIo/s1600-h/doris_lessing.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 294px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0jB0-wS1OI/AAAAAAAAAIU/AwB1AgJ9FIo/s400/doris_lessing.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424798867110679778" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Doris Lessing nacque nel 1919 in Persia (l’attuale Iran) da genitori britannici che il conflitto fece emigrare nell’area mesopotamica. Fu per loro un momento doloroso, una ferita che rimase sempre aperta. Emigrarono in seguito nella Rhodesia meridionale per fondare un’impresa agricola destinata al fallimento. La Lessing così scrive nell’autobiografia: «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mia madre era sempre triste e la sua esistenza mi appare malinconica, mio padre con gli anni divenne un sognatore ormai privo di ambizioni che faceva impazzire dalla frustrazione quella povera donna di sua moglie. E fu così che approdarono, ambedue malati, nella grande casa di pietra persiana e in seguito in Africa. Mi sono accorta in seguito che tutti siamo un prodotto della guerra, deformati e distorti dalla guerra, eppure sembra che ce ne dimentichiamo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ognuno di noi porta in sé infinite possibilità di realizzarsi, ma ciò che la vita in cui sei immersa, l’ambiente, le circostanze, determinano spesso la tua storia. Forse avresti potuto essere qualcun altro, avresti potuto fare altre cose, ma… Ed è in questa prospettiva che la Lessing si interroga:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le due guerre mondiali? Oggi forse vivremmo in un mondo molto diverso. E come sarebbero state le persone che hanno subito questi conflitti? Cosa sarebbe stato di loro? Doris Lessing prova a immaginare cosa sarebbe stato dei suoi genitori, cosa sarebbero diventati se non fossero stati, ognuno a suo modo, vittime di quei conflitti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0d8XTkjDPI/AAAAAAAAAH0/5p1itLd91GY/s1600-h/10james_450.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 343px; height: 309px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0d8XTkjDPI/AAAAAAAAAH0/5p1itLd91GY/s400/10james_450.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424441016023452914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“I miei genitori&lt;/span&gt;  - dice nella prefazione – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;erano due persone straordinarie, ciascuno a modo suo. In comune avevano l’energia. Le loro vite furono entrambe distrutte dalla Prima guerra mondiale”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il padre, Alfred, era un invalido, mutilato di una gamba in Persia e vivo per miracolo; la madre, Emily, infermiera, ha perso in mare il suo grande amore, un medico. Ha assistito Alfred nel corso della sua degenza e lo ha poi sposato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Entrambi per una vita intera hanno portato sulle spalle questo destino, hanno paradossalmente subito il peso di essere sopravvissuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Doris Lessing nella prima parte del libro prova a realizzare i loro sogni: al padre, che tanto lo avrebbe desiderato, dona una longeva vita da agricoltore, marito e padre amato e felice, ma non marito di sua mamma.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pensa, invece a sua madre come a tante Emily diverse, a seconda del momento. La immagina una donna che si ribella al padre, profondamente altruista, generosa ed energica, ma sentimentalmente infelice, sposata ad un uomo – di cui rimarrà vedova - mai veramente amato. Una donna inquieta che confessa di conoscere poco. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Sapevo da tempo che non avevo mai conosciuto mio padre per quello che era davvero, prima della guerra, ma mi ci vollero anni per capire che non avevo mai conosciuto neppure mioa madre La vera Emily McVeagh era un'educatrice, che  raccontava storie e mi procurava libri. E' così che voglio ricordarla"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0d87TILh2I/AAAAAAAAAIM/yZelnOVwNGc/s1600-h/Alfred-e-Emily.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 311px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0d87TILh2I/AAAAAAAAAIM/yZelnOVwNGc/s400/Alfred-e-Emily.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424441634379761506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Una delle più belle immagini che traccia del padre è quando lo racconta seduto sulla sdraio a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“contare le stelle cadenti che erano tante. E quelle fisse, brillavano vicinissime. ‘Vedi quella, quella è la Croce del Sud’, ‘guarda lì c’è Orione”… l’Orsa Maggiore… le Pleiadi…’ Mia madre continuava a ripetere: ‘E’ ora di andare a letto? Ma mio padre diceva: ‘Lasciali rimanere. Era abbagliato da quell’incredibile luce stellare. Se c’era la luna, il suo chiarore era come un &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;incantesimo che ci teneva inchiodati alle sdraio”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'intento che sottende la stesura del romanzo è scritto dall’autrice nell’introduzione: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quella guerra, la Grande Guerra, la guerra che avrebbe messo fine a tutte le guerre, si era installata con tutto il suo peso sopra la mia infanzia (..) Ed eccomi qua – dice – a cercare di scrollarmi di dosso il carico di quel mostruoso retaggio, a cercare di liberarmene”. Immagini di dolore e sofferenza alle quali spesso, da bambina, tentava già di sfuggire, premendosi le mani sulle orecchie e gridando "No, non voglio. Basta. Non voglio sentire". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, perché se il destino diventa duro per i genitori, questo ricade inevitabilmente sui figli.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“È un libro contro la guerra,&lt;/span&gt; - dice la Lessing -  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dedicato ai miei genitori, alle loro vite rovinate dalla prima guerra mondiale”. “Spero che qualcosa possa cambiare nella testa di chi ci governa, qualcosa che impedisca tutte le guerre, ovunque, perché noi anziani, che le abbiamo vissute, sappiamo cosa sono, e voi no”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-5074805800470958933?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/5074805800470958933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/alfred-ed-emily-di-doris-lessing.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5074805800470958933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5074805800470958933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/alfred-ed-emily-di-doris-lessing.html' title='Alfred ed Emily di Doris Lessing'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S0jB0-wS1OI/AAAAAAAAAIU/AwB1AgJ9FIo/s72-c/doris_lessing.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-1443165463011171408</id><published>2009-12-20T06:14:00.000-08:00</published><updated>2010-02-15T04:57:01.434-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jorge Luis Borges'/><title type='text'>E la vita è - ne sono sicuro - fatta di poesia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3lESDdV9HI/AAAAAAAAAMk/Geiuv2SW4H4/s1600-h/Franck+Juery...jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 345px; height: 344px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3lESDdV9HI/AAAAAAAAAMk/Geiuv2SW4H4/s400/Franck+Juery...jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438453101983298674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Che cos'è un libro?&lt;/span&gt; – si chiede Jorge Luis Borges ne L’invenzione della poesia” - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un libro sembra qualcosa come un quadro, un essere vivente; però, se gli facciamo una domanda, non risponde. Allora ci accorgiamo che è morto&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è vero un libro di per sé non dice nulla, parla nel momento in cui qualcuno comincia a sfogliarne le pagine e intesse un dialogo tutto interiore con lo scrittore. E’ il lettore che lo fa vivere, che deve sentire che ha qualcosa da comunicare. Il libro non ha valore di per sé, ha valore se qualcuno lo rimette in vita con il suo intervento. I libri possono vivere se ci  incuriosiscono, se ci stupiscono, se ci presentano realtà nuove che non potremmo conoscere in altro modo. I libri esistono se ci informano, se acuiscono il nostro spirito critico se  giocano con la nostra intelligenza piccola o grande che sia.. I libri  esistono se sollecitano domande senza le quali il nostro sapere non potrebbe progredire. I libri vivono quando aprono le nostre menti, e ci liberano dalle sbarre dei nostri pregiudizi, per mettere in moto la nostra immaginazione…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il vescovo Berkeley (che, vi rammento, è stato un profeta della grandezza degli Stati Uniti)&lt;/span&gt; – dice Borges - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ha detto che il sapore della mela non si trova nella mela – che non può gustare se stessa - né nella bocca di colui che la mangia. Ci vuole un contatto fra l'una e l'altra. Lo stesso &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szi9nmHXX_I/AAAAAAAAAEE/RzkwgjV6CHs/s1600-h/febaef6a806f86d95974b4eee1bcc723.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 126px; height: 284px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szi9nmHXX_I/AAAAAAAAAEE/RzkwgjV6CHs/s400/febaef6a806f86d95974b4eee1bcc723.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420290639484379122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;accade nel caso di un libro o di una raccolta di libri, una biblioteca. Un libro è un oggetto fisico in un mondo di oggetti fisici. È un insieme di simboli morti. Poi arriva il buon lettore e le parole &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- o, meglio, la poesia che sta dietro le parole, perché le parole in sé sono semplici simboli - tornano in vita. Ed ecco la resurrezione della parola”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;E riferendosi alla poesia continua dicendo:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ogni volta che mi sono immerso nei testi di estetica, ho avuto la sgradevole impressione di leggere le opere di astronomi che non avessero mai osservato le stelle. Voglio dire che si trattava di scritti sulla poesia come se la poesia fosse un dovere, e non quello che in realtà è: una passione e una gioia (... ) E la vita è - ne sono sicuro - fatta di poesia. La poesia non è un'estranea; la poesia è, come vedremo, sempre in agguato dietro l'angolo. Ci può balzare addosso in ogni momento.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sicché si può dire che la poesia è ogni volta una nuova esperienza. E, tutte le volte che leggo una poesia, l'esperienza accade. Ecco che cos'è la poesia”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dei maestri che ha amto  egli dice: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“mi piacerebbe sentire le loro voci. E, qualche volta, provo a imitarle, per  poter pensare come loro avrebbero pensato, li sento sempre intorno a me”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-1443165463011171408?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/1443165463011171408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/12/e-la-vita-e-ne-sono-sicuro-fatta-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1443165463011171408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/1443165463011171408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/12/e-la-vita-e-ne-sono-sicuro-fatta-di.html' title='E la vita è - ne sono sicuro - fatta di poesia'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3lESDdV9HI/AAAAAAAAAMk/Geiuv2SW4H4/s72-c/Franck+Juery...jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-351640794302298047</id><published>2009-12-01T06:33:00.000-08:00</published><updated>2010-01-18T03:37:03.516-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Josè Saramago'/><title type='text'>Saggio sulla lucidità di Josè Saramago</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1H_T7J2w8I/AAAAAAAAAIk/xFHolw9M5b0/s1600-h/jose_saramago.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 258px; height: 329px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1H_T7J2w8I/AAAAAAAAAIk/xFHolw9M5b0/s400/jose_saramago.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427399743719785410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Subito dopo il Nobel, Saramago, che già a Stoccolma, nel centenario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, aveva denunciato l' impotenza dei governi di fronte a un potere economico, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«assolutamente non democratico, che ha ridotto a involucro senza contenuto quanto ancora restava dell' idea di democrazia»&lt;/span&gt;, ha cominciato a battersi su questo fronte con l' azione quotidiana, con i suoi viaggi e le sue prese di posizione internazionali, ma anche e soprattutto con la sua opera di scrittore.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A proposito di elezioni «democratiche» e democrazie in odore di regime totalitario, José Saramago ha scritto due romanzi: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Cecità» &lt;/span&gt;dove descrive un intero paese progressivamente contagiato dalla perdita della vista, e il successivo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Saggio sulla lucidità»&lt;/span&gt;. "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La democrazia che racconto - &lt;/span&gt;&lt;span&gt;dice lo scrittore&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; - è una democrazia formalmente ineccepibile, ma in realtà limitata, condizionata, amputata. Da che cosa? Dal fatto che gli elettori ogni quattro anni vengono chiamati a sostituire un governo con un altro, ma ciò che in realtà non cambia mai, ciò su cui i cittadini non possono incidere, è il legame indissolubile tra potere politico e potere economico. Oggi come non mai il mercato domina la politica".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo libro, lo scrittore racconta come alle elezioni, in un paese non meglio identificato, più dell’80%  della popolazione vota scheda bianca .&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La gente che ha votato non rinuncia all’unico strumento democratico che resta: il voto, ma lo sceglie come unico mezzo a disposizione per esprimere il proprio dissenso alla politica così come viene organizzata votando in bianco. Questo è l’unico modo che resta per criticare l'offerta di tutti e tre i partiti in lizza, i non meglio identificati p.d.d. (partito di destra) p.d.m. (partito di mezzo), p.d.s. (partito di sinistra).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1H_LwgnICI/AAAAAAAAAIc/pL9iRcYaG-M/s1600-h/governo_italiano.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1H_LwgnICI/AAAAAAAAAIc/pL9iRcYaG-M/s400/governo_italiano.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427399603423485986" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il governo, allora, entra in crisi, non riesce a spiegarsi il motivo del gesto. Si avanzano delle ipotesi: un gesto rivoluzionario? Una congiura anarchica? Una provocazione di gruppi estremisti? Chi dirige questa rivolta collettiva? Inutili la condanna pubblicamente espressa dai massimi dirigenti nazionali, l’isolamento anche istituzionale in cui si sceglie di lasciare la capitale, l’infiltrazione nella rete sociale di spie, l’attentato governativo attribuito ai “biancosi”(così vengono chiamati quelli che hanno votato scheda bianca) con molte vittime, le minacce di totale abbandono degli abitanti a sé stessi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Saramago ci conduce con grande sapienza nelle pieghe del potere, nei suoi meccanismi perversi, e parallelamente ci fa comprendere come una popolazione scoraggiata e disillusa possa arrivare con un invisibile passaparola a esprimere la sua disillusione.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’attività prioritaria dei governi, infatti, è rivolta alla sicurezza, intesa come difesa del potere costituito. In realtà l’unica sicurezza di cui la gente sentirebbe il bisogno è quella di sentirsi tutelata nei suoi diritti civili e umani.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel romanzo, il governo non esita nell’accusare gli elettori delle schede bianche come rivoltosi, non si fa domande sui motivi veri per le quali la gente, votando scheda bianca, ha voluto comunicare la sfiducia nei confronti di qualsiasi schieramento politico: centro, destra o sinistra. La politica non s'interroga, non riflette su se stessa, ma difende il potere con freddo e lucido cinismo, criminalizzando quello che in un regime democratico è un gesto legale: il voto libero e segreto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1IAAaor7tI/AAAAAAAAAIs/LE4JFlgo7-c/s1600-h/2005-03-03-3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 193px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1IAAaor7tI/AAAAAAAAAIs/LE4JFlgo7-c/s400/2005-03-03-3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427400508084842194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Saramago, in questo libro, denuncia una politica avulsa dal contesto sociale in cui opera. Una politica esercitata lontano dalla gente, distante dai suoi reali bisogni e dalle sue aspirazioni. Una politica, che si svolge nei palazzi del potere, un’arte per governare. e appropriarsi del potere. Una politica, che ha dimenticato il suo scopo originario e principale: la tutela del benessere della società civile. Il governo di questo paese imprecisato è un concentrato di personalismi e le istituzioni democratiche non sono che un teatrino su cui i personaggi si rubano l’un con l’altro la scena.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Del reato Saramago in una conferenza ha dichiarato:&lt;span style="font-style: italic;"&gt; "Se è certo che senza democrazia non ci sono diritti umani, è anche vero che senza diritti umani non c'è democrazia".&lt;/span&gt; Come non concordare con lui? Forse dovremmo anche noi  dimostrare di  non seguirli più,  dovremmo dimostrare di essere capaci  di far sentire la nostra voce non solo  pensando ai nostri  vantaggi individuali, ma avendo più attenzione per tutta la collettività. Ma temo che molta gente sia nei fatti più vicina ai politici di quanto non dichiari teoricamente. Nella realtà, dice lo scrittore, le mie storie non sarebbero possibili. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma io sono uno scrittore e mi permetto di immaginare una realtà diversa. E permetto al lettore di immaginarla. E' questo che mi interessa”.&lt;/span&gt; Ma anche se il mondo globalizzato gli appare come il Regno dell' Apocalisse, lui non si considera un pessimista e crede fermamente nella necessità di rifondare il concetto di democrazia partendo dai bisogni reali della gente. La letteratura può offrire un aiuto ma non ha mai cambiato il mondo, e il potere non si lascia influenzare dall' arte, anzi: la ignora.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ci sembra molto giusto quello che ha detto in una sua visita in Italia: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“La destra non ha bisogno di idee, - ma la sinistra non va da nessuna parte se non ne ha. La solidarietà significa smetterla di dare valore solo a se stessi, e le religioni non hanno mai avvicinato gli uomini. La letteratura &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- dice infine -&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; sembra ormai un' operazione di Borsa, con quotazioni che salgono e scendono…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Immaginazione, più impegno e più capacità di partecipare e di credere nelle cose che facciamo anche nelle più piccole, anche se siamo pochi… Da qui dobbiamo ricominciare, con realismo e senza mollare, perché l’altra faccia della medaglia della tracotanza di chi è al potere è il nostro scoraggiamento e la nostra disillusione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-351640794302298047?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/351640794302298047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/12/saggio-sulla-lucidita-di-jose-saramago.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/351640794302298047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/351640794302298047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/12/saggio-sulla-lucidita-di-jose-saramago.html' title='Saggio sulla lucidità di Josè Saramago'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1H_T7J2w8I/AAAAAAAAAIk/xFHolw9M5b0/s72-c/jose_saramago.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-4914335984151506732</id><published>2009-11-30T05:52:00.000-08:00</published><updated>2010-02-20T06:09:13.133-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sándor Márai'/><title type='text'>L'eredità di Eszter  di Sándor Márai</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_s8aX2lgI/AAAAAAAAANM/KRDHZHH02BI/s1600-h/marai3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 252px; height: 357px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_s8aX2lgI/AAAAAAAAANM/KRDHZHH02BI/s400/marai3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440327397502522882" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Può darsi che la solitudine distrugga l’uomo, così come ha fatto con Pascal, Hölderlin e Nietzsche. Ma questo fallimento, questa frattura, sono comunque più degni di un uomo di pensiero di quanto non lo sia la sua connivenza con un mondo che prima lo contagia con le sue seduzioni dolci e perverse e poi lo scaraventa nella fossa. Tu precipita più in basso nella voragine della solitudine. Perirai ugualmente, ma con la tua caduta avrai sostenuto il destino che governa la tua anima e la tua opera. Rimani solo e ricorda. Rimani solo e osserva. Rimani solo e rispondi. Non illuderti: non esistono soluzioni diverse. Rimani solo, anche a costo della vita”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così lo scrittore ungherese Sándor Márai, in Cielo e terra (1942), descrive il proprio destino, esaltando la dignità di quegli autentici "spiriti sovrani" (Pascal, Hölderlin e Nietzsche) che non sono stati conniventi con il mondo e non se ne sono lasciati contagiare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nato nel 1900 a Kassa (in una terra di frontiera che all'inizio del secolo è parte della Kakania asburgica e ora della Slovacchia). Era un uomo solitario e schivo. Egli non desiderava vivere in armonia con il mondo, ma credeva piuttosto nell'onore, nel silenzio e nella solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_rOp8VLmI/AAAAAAAAAMs/txBvT1ZGX3w/s1600-h/FiglioAdottivo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 346px; height: 295px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_rOp8VLmI/AAAAAAAAAMs/txBvT1ZGX3w/s400/FiglioAdottivo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440325511896444514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel 1923 si sposò con una donna di origini ebree, Lola, ma la coppia non riuscì ad avere figli e, alla fine della seconda guerra mondiale, adottò un orfano, János. Con l'avvento del socialismo reale, Márai, nel 1948, abbandonò l'Ungheria e, dopo un soggiorno di qualche anno a Napoli, si stabilì negli Stati Uniti, a San Diego, dove divenne un migrante sedentario e dove morì suicida nel 1989 (un suicidio annunciato, perché prima di morire ebbe la premura di chiamare un'ambulanza che andasse a prelevare il suo cadavere). L'isolamento dello scrittore ungherese,dopo la morte della moglie per cancro seguita da quella del figlio, era ormai diventato totale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Márai è uno scrittore che sa riflette senza illusioni, senza retorica sugli aspetti più profondi e nascosti dell'esistenza. su quell'abisso segreto che si ha paura di sondare e di fronte a cui spesso preferiamo arretrare. La vita non va letta in modo lineare e consequenziale. Forse vorremmo che fosse così. In realtà è contradditoria e non tutto è spiegabile. Si può forse solo comprendere con quella sim-patia che ci unisce all’altro in quanto “uomo” nella sua finitezza e complessità e nelle sue scelte spesso incomprensibili.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'eredità di Eszter&lt;/span&gt; si svolge nell'arco di una sola giornata. In una casa di provincia, si dipana la storia di una famiglia borghese. Anche qui come ne "Le braci" (di cui ho parlato in un altro post) i tempi sono rallentati, caratterizzati dall’attesa. L’attesa è stare con l’animo indirizzato a qualcuno o a qualcosa che sta per accadere e si può attendere con desiderio o con timore, ma si attende sempre qualcosa di inevitabile, qualcosa che accadrà. Eszter aspetta  Lajos, un millantatore impenitente che vent'anni prima,  l'aveva ingannata e alla fine aveva sposato, senza amore, Vilma, la sorella di Eszter.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_r-Fe6OBI/AAAAAAAAANE/pEVqWfsLD1s/s1600-h/a1d2984c3e53b68ad309ecbd80349002.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 315px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_r-Fe6OBI/AAAAAAAAANE/pEVqWfsLD1s/s400/a1d2984c3e53b68ad309ecbd80349002.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440326326743087122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La protagonista per vent’anni ha vissuto un'esistenza silenziosa e appartata con l’unica compagnia di Nunu. Nunu “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;col passar del tempo si era fatta sempre più “parca di parole”, sempre più “realista, di un realismo sempre più secco e spietato, come se l’avventura della vita non avesse più nulla di nuovo da offrirle, e indifferente come un mobile”&lt;/span&gt;. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Della sua vita non aveva mai detto nulla ed Eszter sapeva che “voleva condividere tutte le sue  preoccupazioni e le sue malinconie; ma lo faceva in silenzio e quando finalmente apriva bocca era come se stessero discutendo appassionatamente dello stesso argomento da mesi interi”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eszter attende, chiusa nella sua solitudine, che Lajos torni per spiegare quel gesto gratuito, quella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"sorpresa arbitraria"&lt;/span&gt; che ha sospeso la sua esistenza, che ha interrotto il fluire dei suoi giorni e qualunque cosa potesse mutare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All'inquieta e sedentaria attesa di Eszter (fondata sul convincimento che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"gli amori infelici non finiscono mai"&lt;/span&gt;) si contrappone l'inquieto errare di Lajos , un puer aeternus: un illusionista, un incantatore che riesce sempre ad affascinare coloro che nella vita sono destinati a soccombere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grande è l'abilità di Márai nel far crescere la tensione narrativa in modo esponenziale via via che si va avanti nella lettura.  Egli possiede quell’arte sottile di saper costruire esili trame intessute di una forte suspense. Ancora una volta, come in Braci l'ambientazione è borghese, tutta d'interni, scenograficamente teatrale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E l'incipit del libro non solo ci cala immediatamente nel vivo della storia ma ce ne anticipa la fine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dice, infatto, Eszter: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ho fatto di tutto per mettermi in salvo. Ma il nemico continuava a seguirmi. Ormai so che non poteva agire diversamente: siamo legati ai nostri nemici, che a loro volta non sono in grado di sfuggirci”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E quando alla fine, davanti all’ennesimo inganno di Lajos, chiederà &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“dov’è il tuo limite, Lajo?(…)Immagino che tutte le persone abbiano un limite interiore grazie al quale attribuiscono un certa misura sia al bene che al male…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lui risponde: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Queste sono soltanto parole Eszter (…) Limiti, poteri. Bene e male. Sono parole e basta”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eszter  non saprà ribellarsi convinta che nella vita &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"esiste una specie di regola invisibile per cui ciò che si è iniziato un giorno prima o poi lo si deve portare a termine"&lt;/span&gt;, non si può chiudere col passato, bisogna solo chiudere la partita iniziata tanti anni prima.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Una volta trascorso un certo periodo di tempo, non c’è più nulla che si possa “mettere a posto” tra gli esseri umani; questa verità disperata la compresi allora, mentre sedevamo fianco a fianco sulla panchina di pietra. Si vive, e nel frattempo si ripara, si aggiusta, si edifica e più tardi qualche volta si distrugge la propria esistenza; ma con il passare del tempo ci si accorge che l’insieme, così come si è formato a causa degli errori e grazie all’intervento del caso, non è modificabile. Lajos non poteva più farci niente. Quando qualcuno riemerge dal passato per annunciare con voce commossa di voler mettere a posto ogni cosa, si può soltanto compiangerlo, o sorridere delle sue intenzioni; il tempo ha già messo a posto tutto, a modo suo, nell’unico modo possibile.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un libro dolcissimo anche se disperato. Forse vorremmo che Eszter lottasse di più, non si arrendesse, ma come dicevo prima la storia degli uomini è contradditoria e ognuno la segue secondo la traccia che man mano va segnando. Non sempre si condividono le scelte degli altri, a volte neanche le nostre, a volte le cose accadono senza che noi riusciamo a deviare il corso ed allora non resta che accettare il destino… come fa Estzer che chiede a Nunu: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tu mi capisci?”&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ti capisco cara, certo che ti capisco” rispose e mi abbracciò"&lt;/span&gt;. E capire forse non vuol dire “approvare”, ma sapere che le cose non possono andare diversamente e offrire quindi la propria comprensione, il proprio affetto e la propria condivisione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-4914335984151506732?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/4914335984151506732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/11/leredita-di-eszter-di-sandor-marai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4914335984151506732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4914335984151506732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/11/leredita-di-eszter-di-sandor-marai.html' title='L&apos;eredità di Eszter  di Sándor Márai'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3_s8aX2lgI/AAAAAAAAANM/KRDHZHH02BI/s72-c/marai3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-3591027850752247806</id><published>2009-11-28T03:21:00.000-08:00</published><updated>2010-02-09T06:55:29.387-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sándor Márai'/><title type='text'>Liberazione di Sándor Márai</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3BSoW5WgII/AAAAAAAAAL0/1JAOCmHVy2Y/s1600-h/S%C3%A1ndor+M%C3%A1rai,+escritor+h%C3%BAngaro.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 318px; height: 322px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3BSoW5WgII/AAAAAAAAAL0/1JAOCmHVy2Y/s400/S%C3%A1ndor+M%C3%A1rai,+escritor+h%C3%BAngaro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435935603530563714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La guerra. Si fa presto parlarne quando si è lontani, quando non ne siamo coinvolti, quando non l’abbiamo conosciuta né vista da vicino. Si fa presto a leggerla sui libri di storia e giudicare chi ha ragione o chi ha torno, chi è più forte o più debole, chi ha vinto o chi ha perso, cosa si doveva o non si doveva fare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La guerra non la si conosce mai abbastanza ed è per questo che chi l’ha subita sente il bisogno di raccontarla in tutte le sue sfaccettature, in tutte le sue contraddizioni, in tutto ciò che fa nascere e morire in chi ci è stato dentro. La guerra distrugge tutto quello che incontra sulla propria strada.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non bisogna aver paura di leggere chi è stato testimone, non bisogna temere di soffrire o di star male. Dobbiamo conoscerlo il male fino in fondo per aver la speranza di poterlo evitare. Per questo vi propongo Liberazione del grandissimo scrittore ungherese Sándor Márai scritto tra il luglio e il settembre del 1945 nella stupenda cornice di Leányfalu, zona fluviale a ridosso del Danubio pochi chilometri a nord di Budapest. Liberazione è la testimonianza dell’orrore della guerra che Budapest fu costretta a vivere tra l’occupazione nazista, i rastrellamenti dei fascisti, i bombardamenti degli alleati e l’assedio dei russi. Ve lo consiglio perché protagonista è la gente comune, perché è uno spaccato di come davvero si possa cambiare e diventare come mai potremmo immaginare di diventare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3F3GSEaUJI/AAAAAAAAAMc/Qa-E-NzKQLI/s1600-h/68618.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 366px; height: 324px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3F3GSEaUJI/AAAAAAAAAMc/Qa-E-NzKQLI/s400/68618.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5436257175026159762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L’assedio dei russi è all’inizio invisibile; ma di giorno, di notte, il rombo dei cannoni, il ronzio degli aerei, come maestosi uccelli indifferenti alla morte si fa sentire continuo e insistente come un rumore di sottofondo di una grande macchina da guerra. E cadono le bombe; i palazzi della città prendono fuoco; i ponti crollano nel fiume, la gente muore sotto le macerie.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Correva voce che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"…i russi incendiavano i villaggi e le città, uccidevano gli abitanti, non risparmivano nemmeno i neonati” e si bollava “ chi  non fuggiva dai russi come traditore della patria, boia della propria famiglia! Tutta propaganda dicevano battendo i denti. In realtà nessuno sapeva nulla di certo. I russi erano ormai vicini, a pochi chilometri, a pochi chilometri, e ancora nessuno sapeva nulla. Come se una fitta nebbia fosse calata tra il mondo conosciuto e i russi; tenderle la mano verso di loro era tenderla nella nebbia”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con questa ansia gli ungheresi attendevano a Budapest la liberazione con tutto quello che comportava.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto era pronto, tutti erano in attesa senza poter far nulla: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“qualcosa sta per accadere”&lt;/span&gt;, l’unica vera compagna era la paura. La paura dell’ignoto, la paura degli stessi connazionali, in particolare di quelli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“con le croci frecciate, gli ungheresi dell’estrema destra filonazista rimasti bloccati in  città”&lt;/span&gt; e  che “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;osservano sospettosi, sbattendo le palpebre, questi inequivocabili preparativi (…) Le croci frecciate si aggirano per le strade, giorno e notte, in gruppo, con la fascia al braccio, i mitra, silenziosi e in agguato, come una banda di spaventosi selvaggi, adolescenti lasciati a loro stessi, a una specie di mostruoso gioco di indiani e cowboy, alla ricerca di vittime e bottino (…) si aggirano nell’oscurità nebbiosa della gelida sera di dicembre in caccia di ebrei e oppositori politici, per poi ammazzarli all’ultimo momento in riva al Danubio, dove è facile sbarazzarsi di una vittima.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La paura dei russi che non conoscevano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci si prepara, quindi, all’assedio, e si pensa “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non può durare a lungo… Che cosa? Ma quel che è cominciato, no? L’assedio o la guerra? (...) L’assedio e la guerra sono soltanto delle conseguenze. Ma quello che non può durare a lungo, che presto avrà fine, che è davvero intollerabile, è l’odio. Quel lampo negli occhi degli uomini. L’odio con il quale si guardano, negli scantinati bui e nelle strade ancora più buie, o di giorno, al di sopra dei cadaveri coperti con la carta da pacco. Quello sguardo nel quale arde una luce oscura, lo sguardo che è negli occhi di tutti. Vi si legge l’odio, la paura, il senso di colpa, la crudeltà, la furia delirante, l’avidità che digrigna i denti. E’ questo che non può durare ancora a lungo, è questa luce oscura che deve spegnersi nel mondo”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché la guerra cambia gli uomini, li cambia nel profondo dell’animo, ne uccide sentimenti e sfumature e l’unica parola che ha senso è “sopravvivenza”, a volte e a tutti i costi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Erzsébet, la protagonista del romanzo, ha bisogno di credere che l’assedio della città avrebbe avuto un termine e che le cose sarebbero tornate a funzionare bene. Lei, figlia di un astronomo braccato dai fascisti per la libertà delle sue idee e per non essersi piegato ai voleri dei nazisti, cerca disperatamente un rifugio sicuro per il padre in un momento in cui “tutti erano stanchi. Solidarietà, compassione, ogni sentimento di umanità si era spento nell’animo delle persone. Ognuno da un momento all’altro, si aspettava la morte, la bomba, il proiettile di un mortaio, o un mutamento, un’improvvisa svolta della situazione di cui nessuno era in grado di prevedere le conseguenze”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E riuscirà a nasconderlo in una cantina dove viene letteralmente murato, insieme ad altre cinque persone. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Per tutta la vita suo padre aveva guardato le stelle e adesso affondava la faccia nel terreno fangoso e argilloso di quello scantinato...”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche lei si rifugerà nello di un palazzo dove sperimenterà la coabitazione forzata, il contatto dei corpi, gli odori dell' unica latrina mischiati a quelli del cibo, la mancanza dell' aria e dell' acqua, la sporcizia: un vero e proprio inferno. E proverà l' ansia per un futuro ignoto, la paura delle delazioni, le incursioni delle croci frecciate che con le loro torce fendono il buio fino a scovare l'ultimo ebreo innocente da consegnare alla morte. Erzsébet dorme fra un professore paralitico e una giovane donna ebrea scampata a un Lager, nel quale ha avuto la famiglia distrutta. E sono loro che le apriranno gli occhi: “No, dicono, non cambierà nulla, la sofferenza non migliora gli &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SziU69fS7PI/AAAAAAAAADs/JXwzczqHOzA/s1600-h/7a36fea46eec6648f142a9efd98b1d56.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 188px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SziU69fS7PI/AAAAAAAAADs/JXwzczqHOzA/s400/7a36fea46eec6648f142a9efd98b1d56.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420245892199542002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;uomini”: quel "qualcosa che va al di là” in cui lei crede, non esiste. La sofferenza non educa all’amore, né l’amore libera dalla miseria. Esiste un solo genere di liberazione: “chi è abbastanza forte da riconoscere la realtà della propria natura, chi è così forte è vicino alla liberazione. L’accetta senza sentirsi offeso, perché quella è la realtà.” Una lezione che Erzsébet – troppo giovane per capire – imparerà sulla propria pelle. Una lezione che tutto il popolo ungherese, sembra dirci Márai, avrebbe fin troppo presto dovuto apprendere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ci sarà infatti alcuna liberazione per Erzsébet, né per l’Ungheria perché gli uomini si assomigliano troppo nell’odio e il pericolo del dispotismo è sempre alle porte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La liberazione per Erzsébet arriverà con i russi, ma niente può essere più come prima. La guerra ha lasciato agli uomini una tremenda, nuova consapevolezza, di quanto male possa rendersi colpevole la natura umana..&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Erzsébet è ormai disincantata e così inizia il suo viaggio in un mondo post-bellico. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Cammina in fretta, come si stesse dirigendo verso una meta ben precisa e gioiosa. Ma il suo cuore è vuoto. Non veder nessuna meta. Quel che vede è la strada devastata dalle ferite dell’assedio, ricoperta di vetri in frantumi e di calcinacci, nella gelida luce dell’alba di gennaio che la ricopre con una specie con una specie di sudicio lenzuolo (..)”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Io quando sarò libera?&lt;/span&gt;" pensa Erzsébet, e non riesce più a proseguire. "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Che cosa sarà mai, la libertà?... Fissa la nebbia, il fumo e il fuoco”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-3591027850752247806?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/3591027850752247806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/11/liberazione-di-sandor-marai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/3591027850752247806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/3591027850752247806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/11/liberazione-di-sandor-marai.html' title='Liberazione di Sándor Márai'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3BSoW5WgII/AAAAAAAAAL0/1JAOCmHVy2Y/s72-c/S%C3%A1ndor+M%C3%A1rai,+escritor+h%C3%BAngaro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-2720606592273253113</id><published>2009-11-01T09:45:00.000-08:00</published><updated>2010-01-31T11:03:56.956-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Joseph Roth'/><title type='text'>La leggenda del Santo bevitore di Joseph Roth</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szju8gi3jOI/AAAAAAAAAEk/fhDsjIVDPm4/s1600-h/5ec87154c17208cab78c0657bf64144e.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 292px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szju8gi3jOI/AAAAAAAAAEk/fhDsjIVDPm4/s400/5ec87154c17208cab78c0657bf64144e.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420344874836135138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutti i giorni incontro un uomo. Ha la barba bianca lunga e piena di nodi come i capelli. Vive ai lati di un grande Hotel, sistemato nell’angolo un po’ per dare meno nell’occhio, un po’ per ripararsi dal freddo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quell’angolo è la sua casa. Un cartone come materasso, una coperta piena di buchi, tanti sacchetti come guardaroba e una scopa. Sì, una scopa a farci intendere forse che quella è davvero la sua stanza e la sporcizia deve essere spazzata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al mattino lo vedo davanti ad un supermarket che aspetta l’apertura. Cammina di qua e di là, un po’ nervoso come avesse fretta, i pantaloni molto corti, e due gambette di  bambino data l’estrema magrezza. Aspetto anch’io e lui non mi guarda, non mi chiede nulla, eppure davanti alla sua “casa” c’è una scatola in cui chiede un po’ di denaro per poter mangiare. Qualcuno glieli dà ed ogni mattina con quello che ha racimolato si va a fare la spesa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A volte lo vedo rovistare nei bidoni della spazzatura e nel primo pomeriggio girare tra i rifiuti lasciati dalle bancarelle del mercato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poco più lontano da lui, ce n’è un altro: la barba più corta, sicuramente un po’ più giovane. Ha un cane e due ciotole con acqua e mangiare per lui non mancano mai. Qualcuno passa e dice scuotendo la testa: non ha soldi e vuole mantenersi un cane, povera bestia… Tutti siamo bravi a giudicare e, se dobbiamo elargire maldicenze, lo siamo ancora di più. Ma il cane si stiracchia davanti a lui e sembra per nulla turbato nell’avere per amico un “barbone”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2XTrzH3eDI/AAAAAAAAAKU/3e7OWq10_qc/s1600-h/joseph-roth2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 247px; height: 301px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2XTrzH3eDI/AAAAAAAAAKU/3e7OWq10_qc/s400/joseph-roth2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432981274903410738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo uomo mi ha ricordato il personaggio di un libro di Joseph Roth, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; leggenda del santo bevitore&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Figlio della diaspora ebraica, Roth vive in esilio a Parigi con l'avvento del nazismo, scrittore fra i più profondi di quella che Claudio Magris chiama la "finis Austriae", autore di romanzi capolavoro come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giobbe&lt;/span&gt;, romanzo di un uomo semplice e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La marcia di Radetzsky&lt;/span&gt;, Joseph Roth scrive nel 1939, poco prima della sua morte avvenuta nello stesso anno, questo bellissimo, breve racconto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La leggenda del santo bevitore&lt;/span&gt; che si può considerare in parte autobiografico. Un piccolo libretto delicato, commovente e profondo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Andreas, il protagonista, forse è un santo senza saperlo, vittima di un destino che lo ha portato a vivere miseramente in strada. Eppure è un uomo ancora dignitoso, onesto, quindi fiducioso nei miracoli e nel loro ingiustificato ripetersi, felice della fortuna che, ogni volta, dissipa come &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2XNEzaQOsI/AAAAAAAAAJ8/5LpINDibY-A/s1600-h/copj13.asp.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 130px; height: 221px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2XNEzaQOsI/AAAAAAAAAJ8/5LpINDibY-A/s400/copj13.asp.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432974007895866050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;farebbe un bambino.&lt;br /&gt;La storia si svolge a Parigi, dove Andreas Kartak vive elemosinando un bicchiere di vino e dormendo sotto i ponti. Ma un incontro inatteso gli consente di rialzare la testa: un personaggio misterioso lo avvicina, consegnandogli 200 franchi, e gli chiede di saldare per lui il debito con la giovane Santa Teresa di Lisieux. Di qui si sviluppa la vicenda.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;L'uomo che incontro ogni giorno mi ha ricordato Andreas. Un uomo ai margini sì, forse anche lui alcolizzato, ma stranamente e magicamente attaccato alla vita e ai suoi riti quotidiani. Cammina tra gli altri, dorme vicino ad un grande Hotel, vive, nonostante l’indifferenza di chi lo guarda, lo giudica e lo giudica male. Ma è un uomo, un uomo a tutti gli effetti, dignitoso, solo, terribilmente solo, ma di quella solitudine che non cerca nè pietà nè commiserazione.  Dietro di lui una delle tante storie che nessuno è interessato a conoscere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2XNWJI5uQI/AAAAAAAAAKM/RxlGPIs699Y/s1600-h/Joseph-Roth-di-Mies-Blomsma.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S2XNWJI5uQI/AAAAAAAAAKM/RxlGPIs699Y/s400/Joseph-Roth-di-Mies-Blomsma.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432974305786444034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nella prima pagina del libro di Roth c’è un disegno che ritrae Joseph Roth appoggiato al bancone, accanto a bottiglia e bicchiere. È stato realizzato da Mies Blomsma ed è datato Parigi novembre 1938. Riporta un significativo appunto dello scrittore: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ecco quel che sono veramente: cattivo, sbronzo, ma in gamba.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Fotografia tratta dal film Miracolo a Milano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-2720606592273253113?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/2720606592273253113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/12/la-leggenda-del-santo-bevitore-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2720606592273253113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2720606592273253113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/12/la-leggenda-del-santo-bevitore-di.html' title='La leggenda del Santo bevitore di Joseph Roth'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szju8gi3jOI/AAAAAAAAAEk/fhDsjIVDPm4/s72-c/5ec87154c17208cab78c0657bf64144e.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-975850043204365840</id><published>2009-10-30T06:36:00.000-07:00</published><updated>2010-01-02T11:49:44.251-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Magda Szabò'/><title type='text'>La ballata di Iza di Magda Szabò</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-gxGr_BrI/AAAAAAAAAG0/EUDp21ZeYQY/s1600-h/szabo_magda01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 361px; height: 241px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-gxGr_BrI/AAAAAAAAAG0/EUDp21ZeYQY/s400/szabo_magda01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422229241846498994" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi ha commossa, mi ha fatto pensare, mi ha fatto entrare nella storia, nella vita di ogni personaggio, me li ha fatti capire e comprendere. Mi ha ricordato  mia madre,  mio padre, i miei rapporti con loro, ho pensato alla loro storia e alla mia. Mi ha fatto riflettere sul fatto che si può credere di amare chi ci è caro, ma si può ugualmente non comprenderli. Ho capito che può capitare che le vite che si intrecciano, un giorno possono non incontrarsi più, che si può fare del male convinti di fare del  bene ed essere in assoluta buona fede.  E ho sentito quanto il passato si incida nell’anima di ogni persona e si trasformi in qualcosa di diverso in ognuno, quanto possa essere devastante anche nella vita del singolo, una politica repressiva e totalizzante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando degli individui condividono buona parte della propria vita, la morte di uno di questi può scompigliare le carte e tutto viene rimesso in gioco. Quello che funzionava prima può non funzionare più. E’ successo quando è morto mio padre, credo che succeda a molti quando qualcuno della famiglia o di particolarmente importante nella propria vita viene a mancare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il titolo del libro parla di Iza, ma Iza non è l’unica protagonista: ogni personaggio è unico, ognuno potrebbe essere il protagonista assoluto, ognuno ha la sua storia. Una storia che ha il suo legame con quella degli altri, ma che nello stesso tempo potrebbe essere un racconto a sé.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-hThGfy5I/AAAAAAAAAHE/HCbV95hU8pE/s1600-h/84c2b6a3dd1b30be2cb024330b212c6f.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 322px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-hThGfy5I/AAAAAAAAAHE/HCbV95hU8pE/s400/84c2b6a3dd1b30be2cb024330b212c6f.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422229833052572562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fa da sfondo alla storia la società ungherese, con il clima repressivo tipico prima del regime fascita poi, dopo il ’45, di quello comunista.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Iza è un medico, il suo lavoro la soddisfa, ha un amante devoto, uno scrittore e all’apparenza non sembra mancarle nulla; in realtà non è felice. Ha avuto un’infanzia difficile che l’ha costretta a crescere troppo in fretta, a diventare forte ed assennata. Da ragazza ha vissuto l’umiliazione della messa al bando di suo padre Vince, un magistrato esautorato dal regime fascista degli anni ‘30 che non si piega al regime e non rinuncia alla sua dignità. Per questo Iza, fin da piccola affianca il padre e si  costruisce addosso un’ armatura, pronta a difendere “come un soldato” se stessa e i suoi da ogni attacco della vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ha imparato a far sì che gli eventi si succedano senza ferire, a non commuoversi per le canzoni tristi e le chitarre danubiane. C’è una ballata che Iza Szocs non sopporta e che piace invece a suo padre e al suo ex marito, perché la cantavano nel collegio dove entrambi avevano studiato in tempi diversi. Parla di una vergine che giace su un catafalco, “il viso e il petto pallidi / come neve sulle rocce”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Iza non piace perché non vuole commuoversi neppure per i versi di una canzone - e forse non le piace perché, in qualche modo, vede se stessa nella figura della vergine fredda e senza vita. In realtà la donna  difende solo la sua fragilità. Ha paura di amare, di lasciarsi andare, di essere troppo amata. Diventa una donna fredda, quella freddezza che non lascia che l’intelligenza si incontri con il cuore.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tanto Iza è estremamente controllata, riservata, incapace di esprimere i propri sentimenti, quanto sua madre Etelka è fragile, delicata, semplice, ancorata alle tradizioni e spaventata dalle novità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando perde il compagno di una vita, la sua esistenza sembrerà dissolversi e perdere di consistenza. Con lei riusciremo a capire cosa vuol dire “sentirsi disorientati” e quanto sia importante nella vita di qualsiasi individuo non perdere i propri riferimenti, le proprie radici. Solo ancorati a salde radici, l’albero può crescere e levarsi verso l’alto, può reggere agli attacchi della vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Etelka andrà ad abitare con la figlia a Pest. Non basteranno, però, le premure, l’affetto della figlia a farle trovare un nuovo equilibrio. Ciò che ella le dà, non può supplire a quello che le toglie: la sua dignità, la capacità di decidere per se stessa, di condurre una vita ad una velocità minore. “Iza è una figlia perfetta, colma di attenzioni, Iza ha predisposto tutto, Iza ha deciso tutto”: quello che  può tenere e deve buttare, quello che può fare e deve evitare, dove può stare e dove non deve immischiarsi. Etelka vive nel suo appartamento moderno, arredato con mille agi, con la lavatrice, il frigorifero e i termosifoni, ma l’alloggio è senza anima, lontanno anni luce dalla vita semplice che conduceva prima. L'incomprensione che si manifesta giorno dopo giorno allontana la figlia dalla madre e viceversa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'una le offre conforti materiali, le vuole semplificare la vita all’insegna dell’efficientismo, mentre l'altra cerca presenze vive, vuole sentirsi utile. L'una segue itinerari solitari, alla ricerca ansiosa di solitudine; l'altra vorrebbe un dialogo impossibile, vorrebbe ritrovare un ruolo perduto per sempre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Iza la priva di qualcosa di cui mai nessuno dovrebbe essere privato, del proprio passato, della possibilità di decidere qualcosa sulla sua vita, di sentirsi ancora utile a qualcuno: ora lei è la figlia e Iza la madre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Iza ricorda la mamma come: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;una creatura simpaticamente sventata, un po’ timida, allegra, coraggiosa, discreta (…)” dotata “di un indefinibile talento di rendere un vero focolare domestico” ora deve ammettere “con un’infinita tristezza, che la presenza della vecchia la irritava”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mamma pian piano sembra ripiegarsi in se stessa, quasi non sentisse di esistere,  quasi volesse annullare la sua presenza. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Possibile che fosse morta anche lei e semplicemente non se ne fosse accorta? Possibile che una persona morisse prima di rendersene conto?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Basterebbero queste due figure a costruire la trama di questo libro, ma la storia si arrichisce di altri personaggi: Antal, l'ex marito di Iza con il quale permane un sentimento di amicizia, l'infermiera Lidia, passionale, volitiva, "umana" , Domokos, l'intellettuale nuova fiamma di Iza, Gica, la sarta di paramenti sacri, amica di Etelka, il professor Dekker, artefice dell'incontro tra Iza e Antal ai tempi dell'università.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Romanzo sul lutto e sulla perdita e sull’incapacità di elaborarli. Non riesce infatti a farlo la vedova Etelka. E meno ancora Iza. Una donna destinata fatalmente a rimanere sola. E solo allora, come una bambina abbandonata, Iza invoca: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;per la prima volta nella sua vita. – Mamma! Papà!”.&lt;/span&gt; Nessuno le risponderà ovviamente, ma qualcosa forse (ci lascia intendere la scrittrice) si è fatta varco nel suo cuore. In lei a chiamare è la bambina che non ha mai potuto essere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-975850043204365840?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/975850043204365840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/10/la-ballata-di-iza-di-magda-szabo.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/975850043204365840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/975850043204365840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/10/la-ballata-di-iza-di-magda-szabo.html' title='La ballata di Iza di Magda Szabò'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-gxGr_BrI/AAAAAAAAAG0/EUDp21ZeYQY/s72-c/szabo_magda01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-6532092593395298647</id><published>2009-10-28T03:23:00.000-07:00</published><updated>2010-02-09T06:51:45.464-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Murakami Haruki'/><title type='text'>Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3F2PbmZEPI/AAAAAAAAAMU/GpIP2N-7aJ8/s1600-h/Lotto-Murakami1V.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 396px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3F2PbmZEPI/AAAAAAAAAMU/GpIP2N-7aJ8/s400/Lotto-Murakami1V.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5436256232691798258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E' qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SziVhAu6ywI/AAAAAAAAAD0/jky9e5hI9mQ/s1600-h/9a05ce36a3157282beb00689b44b3daf.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 311px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SziVhAu6ywI/AAAAAAAAAD0/jky9e5hI9mQ/s400/9a05ce36a3157282beb00689b44b3daf.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420246545905404674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E' una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E' il tuo sangue, e anche sangue di altri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci si addentra nel libro come in un labirinto,  nei meandri della vicenda, abbiamo l’impressione che Murakami stia costruendo la storia insieme a noi. Leggere “Kafka sulla spiaggia” è come  entrare a occhi aperti in un sogno visionario dove le scoperte e le rivelazioni si susseguono, ma il dove non tutto è dato capire con gli occhi della ragione. Qualcosa di noi rimane del resto segreto anche a noi stessi&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Raccontare ciò che accade in Kafka sulla spiaggia  non è tanto difficile quanto inutile. Sinteticamente si può dire che si tratta di due vicende che corrono parallele, unite da fievoli legami. Dell'una è protagonista e io narrante in prima persona il quindicenne Tamura Kafka, dell'altra l'ormai anziano Signor Nakata, completamente analfabeta ma capace di parlare con i gatti e dotato di un talento sciamanico che gli permette di avvertire come elementi della vita quotidiana segni e manifestazioni dell'Altrove.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sogno e realtà si fondono, si fondono, fino a formare una materia unica. Eppure non esiste deriva: laddove si allontana il confine del mondo conosciuto, percepito, consueto, comincia l’universo in cui ci attende Murakami; una dimensione altra in cui memoria e inconscio, le paure terribili e le aspettative irrinunciabili, i personaggi più strani, surreali, umani troppo umani e gli spiriti solitari si manifestano attraverso una narrazione in cui è inaspettatamente il sogno l’unico approdo possibile, la dimora più reale che possa ospitarci. Ciò che di magico è sopito in noi è risvegliato alla coscienza. La scrittura non cerca artifici di forma e ci guida nella lettura , ci accompagna per mano lungo il percorso contaminando la narrazione con rimandi alla filosofia, alla musica, alla psicanalisi, all’alta letteratura.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-6532092593395298647?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/6532092593395298647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/10/kafka-sulla-spiaggia-di-murakami-haruki.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6532092593395298647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/6532092593395298647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/10/kafka-sulla-spiaggia-di-murakami-haruki.html' title='Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S3F2PbmZEPI/AAAAAAAAAMU/GpIP2N-7aJ8/s72-c/Lotto-Murakami1V.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-7557965588861056576</id><published>2009-10-25T06:34:00.000-07:00</published><updated>2010-01-02T11:50:29.155-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Magda Szabò'/><title type='text'>La porta di Magda Szabò</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-iicBfsrI/AAAAAAAAAHc/MHxleOXI-fk/s1600-h/SzaboMagda1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 270px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-iicBfsrI/AAAAAAAAAHc/MHxleOXI-fk/s400/SzaboMagda1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422231188899082930" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“La Porta” scritto dall’ungherese  Magda Szabó è la storia di un rapporto tra due persone che sono una l’opposto dell’altra, di un rapporto molto conflittuale e difficile. Il personaggio principale è sicuramente Emerenc, una donna delle pulizie, un personaggio che si rivela fuori da ogni consuetudine. E’ una donna delle pulizie, una lavoratrice infaticabile. Ma al contrario di quello che succede normalmente, prima di accettare un lavoro era lei che decideva di “procurarsi delle informazioni” sui suoi datori di lavoro e non viceversa. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io non lavo i panni sporchi al primo che capita”.&lt;/span&gt; La dignità di una persona, insomma, non si svende, qualsiasi lavoro si faccia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Emerenc si prenderà cura della scrittrice e di suo marito per oltre vent’anni, ma “nei primi cinque stabilì una distanza che non potevamo oltrepassare, precisa come se fosse misurata con uno strumento”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ lei che decide cosa vuole o non vuole fare, quando e come farlo, dimostra subito di avere le sue idee dettate non dalla lettura e dallo studio, ma dalla sua incredibile storia di vita. Nessun regime politico in tutta la sua vita trascorsa in Ungheria in tempi difficili è riuscita a intimidirla, nessun &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“educatore del popolo”&lt;/span&gt; ha saputo metterla a tacere o impedirle di fare quello che lei riteneva giusto fare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sua storia emerge pian piano, man mano che il libro procede. Ma una cosa è subito chiara: la sua esistenza è stata segnata da esperienze che lasciano ferite profonde, indelebili e come tutte queste persone non si lascia facilmente penetrare. La porta (titolo del libro) è il simbolo di questa chiusura al mondo, una porta che nessuno può e deve valicare, lo scrigno segreto in cui chi ha sofferto molto conserva il proprio dolore e nasconde la propria fragilità. A lei e a tutti quelli come lei che hanno avuto una vita difficile bisogna sapersi accostare in punta di piedi, bisogna conoscere la capacità di aspettare e avere un profondo rispetto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Emerenc offrirà, a modo suo, la sua amicizia, la sua dedizione alla scrittrice ed essa scoprirà nella relazione con questa donna che l’amicizia, l’amore è “impegno” e non possiamo a priori decidere come si debba esprimere. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Oggi&lt;/span&gt; – dice la scrittrice – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ho capito una cosa, che allora ancora ignoravo: una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto dell’altro”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’amore che lega queste due persone è conflittuale proprio perché l’incontro vero è quello che sa imparare anche e soprattutto dallo scontro; un conflitto però che favorisce la conoscenza dell’altro e  insegna a mettersi in discussione aprendo nuovi spazi mentali ed affettivi. Emerenc è capace di grande amore, di un amore, però, fuori dalle consuetudini, di un amore che spiazzerà più volte la scrittrice. Chi vuole amarla deve saperla rispettare, deve saper entrare nella sua vita quando e come decide lei. Perché l’amicizia non è intrusione, ma attenzione, non è dare continui consigli dall’alto di una presunta superiorità, ma saper ascoltare, Non è accondiscendenza, ma presenza quando questa si rende necessaria. Emerenc del resto scompare e riappare, ma al momento buono sa esserci, conosce la compassione. La scrittrice questo non sempre lo sa fare: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Oggi, mentre scrivo a macchina queste righe, sento che in quel momento, decisi il suo destino perché dentro di me l’abbandonai. Smisi di tenerle la mano”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-isHkNZoI/AAAAAAAAAHk/2wqfngvf-9Y/s1600-h/SZABO-M_porta0.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 186px; height: 318px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-isHkNZoI/AAAAAAAAAHk/2wqfngvf-9Y/s400/SZABO-M_porta0.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422231355206231682" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Già, tenerle la mano…, più che parlare come dice la Zambrano saper “stare in presenza”, conoscere quel linguaggio che riempie i vuoti e affronta le solitudini snza fretta e con grande pazienza…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Emerenc era disposta al sacrificio, a lei riusciva spontaneo tutto ciò che io dovevo impormi con un certo sforzo, e non importava che agisse inconsapevolmente, la bontà di Emerenc era naturale, io, invece, mi ero educata ad esserlo, mi ero obbligata col passare del tempo a rispettare alcune norme etiche. (..) La mia morale non era altro che disciplina, il risultato dell’allenamento al quale mi avevano sottoposto il collegio, la scuola, la famiglia”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Emerenc sa amare, invece, in modo naturale, senza forzature e amare per lei e “sapersi prendere cura”, è un amore semplice e spontaneo che diffida di ogni rituale, che non si appella a nessun Dio. Ed la sua spontaneità che smaschera continuamente i  nostri gesti ipocriti.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Cosa crede, che Cristo,  che Dio, di cui parla come se li conoscesse personalmente, concedano la salute a così basso prezzo? Per una settimana della sua devozione io non darei un soldo bucato”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scrittrice pian piano imparerà da quella donna molto della vita e della realtà, anche se a volte riluttante. E alla fine cercherà di salvarla dalla morte ma capirà che Emerenc, come ogni essere umano, “non ha bisogno di una vita qualunque. Emerenc ha bisogno della sua vita” e quella ormai non c’era più, non avevano saputo rispettarla fino in fondo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla scrittrice resta un’amara conclusione che a volte &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“è impossibile accomodare il destino degli esseri umani che non trovano posto nella vita degli altri”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-7557965588861056576?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/7557965588861056576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/10/la-porta-di-magda-szabo.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7557965588861056576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/7557965588861056576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/10/la-porta-di-magda-szabo.html' title='La porta di Magda Szabò'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-iicBfsrI/AAAAAAAAAHc/MHxleOXI-fk/s72-c/SzaboMagda1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-3770774945291117843</id><published>2009-06-28T09:42:00.000-07:00</published><updated>2010-02-06T07:27:49.725-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Azar Nafisi'/><title type='text'>Leggere Lolita a Teheran</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22EUUwiA2I/AAAAAAAAAKk/D5XBQKfNJZE/s1600-h/3_azar.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 350px; height: 353px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22EUUwiA2I/AAAAAAAAAKk/D5XBQKfNJZE/s400/3_azar.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435145810010571618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leggere Lolita a Teheran&lt;/span&gt; è il racconto di come una donna (l'autrice) riesce a sopravvivere alla rivoluzione islamica iraniana leggendo libri di letteratura, "arte della complicazione umana". Solo che non sono ammesse sottigliezze né "complicazione umana" nel mondo in cui vivono lei e le sue studentesse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Azar Nafisi citando il Nabokov di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invito a una decapitazion&lt;/span&gt;e  dice quanto sia insopportabile "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non  il vero dolore fisico o la tortura che si infligge in un regime totalitario, bensì l'incubo di una vita trascorsa in un'atmosfera di continuo terrore”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insieme a lei otto ragazze leggono, quindi, Nabokov, Henry James, Jane Austen e discutono con passione di Lolita e di Daisy: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Il seminario diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22Ercs2BnI/AAAAAAAAAK0/NstGpylvDd8/s1600-h/eea61221c26414c5e4fc51e2aab8f019.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22Ercs2BnI/AAAAAAAAAK0/NstGpylvDd8/s400/eea61221c26414c5e4fc51e2aab8f019.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435146207279580786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ogni giovedì mattina, le sette ragazze, vestite di nero e coperte dal velo, salivano velocemente le scale, suonavano il campanello, varcavano la porta, si toglievano le vesti e i veli. Scompariva così almeno per una mattina il mondo reale e al nero si sostituiva il meraviglioso regno dei colori . Ecco le vesti colorate uscire allo scoperto, poi le ragazze liberavano i loro capelli castano scuri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Entravano in un altro spazio e in un altro tempo. Uno spazio magico che ricorda tanto la stanza "tutta per sé" di cui parlava Virginia Woolf. Era un mondo esclusivamente femminile, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"fatto di tenerezza, luce e bellezza", del quale Azar Nafisi apriva la soglia con il gesto della Regina delle Fate&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quel piccolo mondo, quel soggiorno con la finestra che incorniciava i miei amati monti Elburz, diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22GUyTfC5I/AAAAAAAAALE/qD272evXyb8/s1600-h/shahrazad.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 329px; height: 327px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22GUyTfC5I/AAAAAAAAALE/qD272evXyb8/s400/shahrazad.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435148016965061522" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Rinasceva la tradizione femminile dell'Islam: le Mille e una notte, le Sette Principesse di Nezami, dove, come qui, sette ragazze vivono in mondi diversamente colorati. Se Shahrazad aveva raccontato romanzi e storie, anche le sette ragazze parlavano di romanzi e di storie, salvando allo stesso modo la propria vita dalla morte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché leggere poi Lolita? Nella storia della ragazza  tenuta "di fatto prigioniera" dall'uomo che ne fa la sua amante, Nafisi e le sue studentesse vedono "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;una denuncia dell'essenza stessa di ogni totalitarismo"&lt;/span&gt;. Ne discutono a lungo, fanno paralleli: a Lolita, dicono, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"è stata sottratta non solo la vita ma anche la possibilità di raccontarla".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il soggiorno dell’autrice si trasforma nell’angolo della libertà. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nabokov lo aveva descritto, quello che ci sarebbe successo: avremmo scoperto come il banale ciottolo della vita quotidiana, se guardato attraverso l’occhio magico della letteratura, possa trasformarsi in pietra preziosa”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22FQX0SIEI/AAAAAAAAAK8/_zUDqFikIVU/s1600-h/d55b374a7e6b166232dc83fa421b80a1.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22FQX0SIEI/AAAAAAAAAK8/_zUDqFikIVU/s400/d55b374a7e6b166232dc83fa421b80a1.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435146841623765058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;"Un romanzo"&lt;/span&gt;, la Nefisi dice alle sue allieve, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"è l'esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. È così che si legge un romanzo: come fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La letteratura dunque come strumento per imparare a relativizzare, a difendersi dalla tentazione di vedere il mondo solo in bianco e nero, senza sfumature, e dunque come difesa dall'intolleranza e dal fanatismo, la letteratura come possibilità di tenere le finestre della propria casa sempre aperte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E nel libro apprendiamo degli assassinii di massa, delle uccisioni nelle carceri, degli stupri, dei ragazzi mandati a morire a piedi nudi sul fronte iracheno. Nella Repubblica islamica dell'Iran, come nelle altre dittature, tutti sono, per principio, colpevoli. Tutto è proibito, soprattutto ciò che regala gioia e piacere, anche le piccole cose, i piccoli gesti della quotidianità: andare a una festa, mangiare un gelato,  stringere una mano, innamorarsi, truccarsi, ridere in pubblico. Tutto può diventare a loro discrezione disdicevole ed impuro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’occhio della dittatura entra nelle case, spia i suoi abitanti, si introduce nelle camere da letto, fino a cambiare completamente il cuore della gente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22EiaG1ssI/AAAAAAAAAKs/lvgGRLshcHI/s1600-h/Donne_islam_velate_xin--400x300_43d1cca181c13693dc0cec4e2e66fabc.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22EiaG1ssI/AAAAAAAAAKs/lvgGRLshcHI/s400/Donne_islam_velate_xin--400x300_43d1cca181c13693dc0cec4e2e66fabc.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435146051964482242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E a pagare erano soprattutto le donne, alle quali viene proibito di essere persone libere. Le donne si sentono ovunque e sempre sotto controllo. Le ragazze sono punite se ridono in pubblico, se salgono correndo le scale,  se parlano a un ragazzo, se mettono il rossetto, se camminano con la testa troppo eretta…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In autobus sono riservate loro le ultime file. Il chador un tempo era stato un segno di discrezione e di grazia, ora diventa il simbolo della costrizione. Devono scomparire sotto i veli e le vesti nere fino alle caviglie. E nelle strade imperversano squadre di miliziani armati, chiamate il Sangue di Dio, per controllare qualsiasi cosa ritenessero disdicevole.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel giugno 1997, Azar Nafisi lascia l'Iran per gli Stati Uniti. Prima di partire scatta moltissime fotografie, per catturare i minimi dettagli di quel mondo che stava per scomparire. Ora insegna letteratura inglese alla John Hopkins University. Continua ad amare l'Iran: i monti nevosi, i tramonti, i giochi sottili della luce tra i rampicanti, i crepuscoli di mezza stagione; ma i suoi ricordi sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"leggeri, variopinti e impossibili da recuperare quando le sfuggono"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;E non potrà mai dimenticare quello che le aveva detto una sua studentessa:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Non potrai scrivere della Austen [...] senza scrivere anche di noi, e di questo posto dove hai riscoperto le sue opere. Non potrai fare a meno di noi. Provaci e vedrai. [...] Questa è la Austen che hai letto qui, in un paese in cui il censore è cieco e dove impiccano la gente per strada e stendono un telone nell'acqua di mare per tenere separati gli uomini e le donne mentre fanno il bagno"Perchè leggere? E perchè leggere romanzi? Che rapporto c'è tra realtà e finzione letteraria? Leggere narrativa può essere utile? E in cosa?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Queste domande percorrono tutto il libro "Leggere Lolita a Teheran"&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell’Uomo venga aggiunta la voce: diritto all’immaginazione. Ormai mi sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono queste le parole che esprimono la speranza dell’autrice. Un libro questo che non è forse un capolavoro dal punto di vista letterario, ma che è importante per aiutarci a capire almeno in parte il mondo variegato dell’Iran che la dittatura non lascia trasparire e parallelamente quanto sia importante la lettura per vivere tutte le sfumature possibili con cui è capace di manifestarsi l’uomo quando è lasciato libero di esprimersi…&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ma soprattutto un libro che ci dice quanto sia importante il racconto, la narrazione, la letteratura:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ogni fiaba offre la possibilità di trascendere i limiti del presente e dunque, in un certo senso, ci permette certe libertà che la vita ci nega. Tutte le grandi opere di narrativa, per quanto cupa sia la realtà che descrivono, hanno in sé il nocciolo di una rivolta, l’affermazione della vita contro la sua stessa precarietà… tutte le grandi opere d’arte… celebrano l’insubordinazione contro i tradimenti, gli orrori e i tranelli della vita. La perfezione e la bellezza del linguaggio si ribellano alla mediocrità e allo squallore di ciò che descrivono. Ecco perché ci piace Madame Bovary e piangiamo per Emma, perché leggiamo avidamente Lolita e il nostro cuore si strugge per la sua piccola, volgare, poetica e sfacciata eroina”.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-3770774945291117843?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/3770774945291117843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/06/leggere-lolita-teheran.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/3770774945291117843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/3770774945291117843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/06/leggere-lolita-teheran.html' title='Leggere Lolita a Teheran'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S22EUUwiA2I/AAAAAAAAAKk/D5XBQKfNJZE/s72-c/3_azar.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-471592268687700297</id><published>2009-03-28T09:39:00.000-07:00</published><updated>2010-01-18T03:46:41.467-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ian McEwan'/><title type='text'>L'inventore dei sogni di Ian McEwan</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzjtsyXHLhI/AAAAAAAAAEc/hw2VcdVxL7g/s1600-h/f2721bdb90f049133ae2b0a84f716ba7.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzjtsyXHLhI/AAAAAAAAAEc/hw2VcdVxL7g/s400/f2721bdb90f049133ae2b0a84f716ba7.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420343505229131282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ero alla stazione e aspettavo che una mia amica scendesse dal treno che proveniva da Roma. Ho sentito qualcuno chiamarmi. Professoressa… Era Luca, un ragazzone alto e bello che era stato mio allievo anni fa. E' corso da me e mi ha abbracciato forte. Poi ci siamo raccontati il pezzo di vita che non avevamo “frequentato” insieme.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo ricordo Luca, sempre a guardare il cielo. Lo chiamavo e lui sembrava risvegliarsi da un sogno. Non sembrava solo, si risvegliava proprio da un sogno… Ed io  avevo l’ingrato compito di riportarlo alla realtà quando sarei volata anch’io con la mia mente in quel pezzo di cielo che si intravedeva in mezzo a tutte le case.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1RJIsyXYnI/AAAAAAAAAI0/qncNbDybeQE/s1600-h/a_br10qmcewan_0618.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 241px; height: 278px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1RJIsyXYnI/AAAAAAAAAI0/qncNbDybeQE/s400/a_br10qmcewan_0618.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428043864698479218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lo chiamavamo tutti Peter come il protagonista del romanzo di Ian McEwan scritto nel 1994, L’inventore di sogni. Peter, un bambino un po’ spaesato che si astrae dalla realtà e vive nella sua mente strane avventure. I suoi sogni non sono una vera e propria evasione ma un modo per affrontare in maniera più consapevole, la realtà stessa. Essi hanno a che fare con il "crescere", una delle tematiche affrontate spesso dall'autore. Gli oggetti, come ha scritto un critico, possono rivelarsi agli occhi di un bambino "carichi di un simbolismo e di un potere che l'età adulta non sa più riconoscere". I sogni di Peter sono popolati anche di paure: la paura del male, dei mostri, del dolore e della morte. Tutto però è espresso in maniera lieve, senza drammaticità. Crescere significa anche conoscere le proprie paure e imparare a convivere con esse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Proprio attraverso l’immaginazione, il gioco, l’immedesimazione i bambini imparano ad affrontare la realtà con le sue difficoltà. Proprio come faceva Luca che col sogno e sopratutto con l'immaginazione imparava ad affrontare una realtà che spesso gli era ostile, perchè non sapeva capirlo.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel libro di McEwan ci addentriamo nel mondo di Peter imbattendoci nelle bambole della &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1RJW21QIOI/AAAAAAAAAJE/WfFA6tAbvLE/s1600-h/inventore.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 162px; height: 259px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/S1RJW21QIOI/AAAAAAAAAJE/WfFA6tAbvLE/s400/inventore.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428044107913109730" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;sorellina minore che dichiarano guerra per la conquista di maggior spazio all’interno della casa;  nel gatto William, componente a tutti gli effetti della famiglia; nel cassetto raccogli roba della cucina che custodisce la prodigiosa Pomata Svanilina con la quale far sparire in un sol colpo la famiglia; nel prepotente Barry Tamerlane  messo a KO dalle parole di Peter in grado di rivelarsi più pesanti di un pugno in pieno viso; in Mrs Goodgame improvvisatasi ladra per divertimento; nella bacchetta magica che porta Peter dentro il corpo del neonato Kenneth permettendogli di vivere il suo universo; ed in ultimo in Gwendolin, che diventa il motore capace di dare a Peter la spinta per una veloce quanto romantica incursione nel mondo degli adulti….&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spesso Luca mi raccontava i suoi pensieri che diventavano storie bellissime piene di fascino.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di Peter Fortune i grandi dicevano che era “un bambino difficile. Lui però non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue, e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne, s'intende il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era piú rumoroso, piú sporco o piú stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare (…)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capí. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L'altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo piú gli piaceva prendersi un'ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche di Luca dicevano che non era "molto giusto", che non sapeva stare attento, che non avrebbe mai concluso nulla nella vita … Io lo guardavo e sapevo che prima o dopo avrebbe saputo dimostrare quanto valeva… ma “Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni”.  Nel caso di Luca gli anni erano undici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora Luca era davanti a me… Il suo sorriso caldo e ancora ingenuo. I capelli linghi e biondi. I suoi occhi dolci mi guardavano con affetto. “E allora ce l’hai fatta ad uscire con successo dalla scuola”, “Sì, ce l’ho fatta” mi risponde, “ma non ho mai rinunciato a sognare…” mi dice con allegria. “E non farlo mai, non lasciare che nessuno te lo impedisca…” Mi dà un bacio e se ne va con quella sua aria un po' svagata e la sua camminata  dinoccolata, poi si volta e mi grida “Ci vediamo prof…”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Poi al cellulare compare un messaggino: "mi faccia uno squillo, così so come chiamarla"... nuove tecnologie. Obbedisco... .&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-471592268687700297?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/471592268687700297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/03/linventore-dei-sogni-di-ian-mcewan.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/471592268687700297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/471592268687700297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/03/linventore-dei-sogni-di-ian-mcewan.html' title='L&apos;inventore dei sogni di Ian McEwan'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzjtsyXHLhI/AAAAAAAAAEc/hw2VcdVxL7g/s72-c/f2721bdb90f049133ae2b0a84f716ba7.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-9211101315786043047</id><published>2009-01-20T09:50:00.000-08:00</published><updated>2009-12-19T10:01:15.026-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Irène Nemirowsky'/><title type='text'>Irène Nemirowsky, la sua vita (1)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp0-DYA1YI/AAAAAAAAAAs/Ci1o4_97FkE/s1600-h/_41425474_irene_nemirovsky_203.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 273px; height: 273px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp0-DYA1YI/AAAAAAAAAAs/Ci1o4_97FkE/s400/_41425474_irene_nemirovsky_203.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416270111273178498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Conosco  tutto ciò che ha scritto Irène Nemirowsky.  Ma la sua vita, ciò che della sua biografia è arrivato fino a noi, si è intrecciata con la mia lettura. Leggevo e pensavo a lei, a quello che ha passato e vissuto. Per questo mi sembra importante raccontarla così partendo proprio dalla sua storia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Giovedì mattina – luglio ’42 - Pithiviers&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mio amato, mie piccole adorate, credo che partiamo oggi. Coraggio e speranza. Siete nel mio cuore, miei diletti. Che Dio ci aiuti”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa è l’ultima lettera scritta ai suoi cari nel 1942 da Irène Nemirowsky, il giorno dopo viene deportata prima a Pithivier e poi ad Auschwitz, dove l' aspetta la camera a gas. Così si conclude la vita di una donna che ci lascerà libri indimenticabili.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nata a Kiev, figlia di un banchiere ebreo, la Némirovsky già aveva conosciuto il dramma della fuga ai tempi della rivoluzione russa del 1917.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era stata educata da ottimi precettori, ma non aveva conosciuto l’amore dei genitori: il padre troppo occupato dai suoi affari, la madre che l’aveva messa al mondo “solo per compiacere il ricco marito”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sua vita in quegli anni fu infelice e solitaria e si rifugiò nella lettura e a quattordici anni cominciò a scrivere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp1bmSvUnI/AAAAAAAAAA0/sjgzZuHIDK8/s1600-h/4b23a563d50f4edb54d63d1d3c29e5e9.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 384px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp1bmSvUnI/AAAAAAAAAA0/sjgzZuHIDK8/s400/4b23a563d50f4edb54d63d1d3c29e5e9.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416270618862506610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Si installava su un divano &lt;/span&gt;– racconta Myriam Anassimov -  c&lt;span style="font-style: italic;"&gt;on un quaderno sulle ginocchia; aveva elaborato una tecnica che si ispirava a quella di Ivan Turgenev; di un romanzo stendeva non solo la vicenda, ma anche tutte le riflessioni che questa ispirava, il tutto in un flusso libero, senza cancellature o ripensamenti. E aveva un’idea molto chiara dei suoi personaggi, anche di quelli di secondo piano: riempiva quaderni interi per descrivere la fisionomia, il carattere, l’educazione, l’infanzia, le tappe cronologiche della loro vita. Quando tutti i personaggi erano stati minuziosamente delineati Irène, utilizzando due matite, una rossa e una blu, sottolineava i tratti essenziali da conservare – a volte solo poche righe. Passava quindi rapidamente alla composizione del romanzo, la perfezionava, e infine redigeva la stesura definitiva”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Per lasciare la Russia comunista nel 1918 lei e i suoi genitori avevano varcato il confine finlandese travestiti da contadini. La scrittrice aveva solo quindici anni. Poi si erano stabiliti a Parigi.  Irène si sentiva ormai lontana da ghetti e da pogrom.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Francia ritrova momenti di maggiore serenità, si gode la vita e i suoi piaceri e si lascia andare&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp1tNlA2uI/AAAAAAAAAA8/YzLP1Eu5Pz0/s1600-h/b7ac5c50c0b76999ae983b15e5eec292.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 261px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp1tNlA2uI/AAAAAAAAAA8/YzLP1Eu5Pz0/s400/b7ac5c50c0b76999ae983b15e5eec292.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416270921465912034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; fino a quando non incontra quello che diventerà il suo futuro marito Michel Epstein che sposa nel 1926.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suo primo romanzo “David Golder” (1929), pubblicato da Grasset, riscuote grande successo, ma nonostante la sua notorietà non ottiene la cittadinanza francese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo un decennio caratterizzato dall’esplosione di un violento antisemitismo, Irène decide di convertirsi al cristianesimo e viene battezzata il 2 febbraio 1939.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 3 ottobre 1940 viene stabilito per gli ebrei una condizione di inferiorità sociale e giuridica. Gli Epstein che si dichiareranno ufficialmente ebrei nel censimento del 1941, sono anche stranieri. Il marito perde il posto, Irène non può più pubblicare libri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Irène sa molto bene come potranno andare le cose per lei. Nel suo diario si legge:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Mio Dio, cosa mi combina questo paese? Dal momento che mi respinge, osserviamolo freddamente, guardiamolo mentre perde l'onore e la vita"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Irène vede subito chiaro nell’ascesa di Hitler al potere e nel 1933 confiderà alla governante delle sue figlie: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Amica mia, fra un po’ saremo tutti morti"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure nel 1935, in un’atmosfera sociale già inquinata dall’antisemitismo, Irène che spesso veniva accusata di essere addirittura antisemita, rilascia un’intervista in cui si dichiara orgogliosa di essere ebrea e rivendica per sé con orgoglio un’appartenenza ai “reprobi”, ai potenziali “nemici” e “parassiti”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non cerca, quindi, di sottrarsi al destino con la fuga. Il 3 giugno fa testamento, e chiede alla tutrice delle sue figlie, di prendersi cura di loro quando lei e il marito non ci saranno più. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Impartisce direttive precise, elenca tutti i beni che ha potuto salvare e che costituiranno i fondi per pagare l'affitto, il riscaldamento, l'acquisto di un fornello, l'assunzione di un giardiniere che si occuperà dell'orto da cui ricavare le verdure in quel periodo di razionamenti; fornisce l'indirizzo dei dottori che seguono le bambine, da istruzioni puntuali sulla loro dieta. Non una parola di ribellione. Si limita a prendere atto della situazione quale si presenta. Vale a dire disperata”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Si rifugia nella lettura e nella scrittura, esce di casa e per cercare il luogo adatto al suo lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Bosco della Maie, 11 luglio, ‘42&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I pini intorno a me, Sono seduta sul mio maglione blu come su una zattera in mezzo ad un oceano di foglie putride inzuppate dal temporale della notte scorsa, con le gambe ripiegate su di me! Ho messo nella borsa  il secondo volume di Anna Karenina, il Diario di K.M. e un’arancia. I miei amici calabroni, insetti deliziosi, sembrano contenti di sé e il loro ronzio ha note gravi e profonde. Mi piacciono i toni bassi e gravi nelle voci e nella natura. Lo stridulo”cip cip” degli uccellini sui rami mi irrita… Tra poco cercherò di ritrovare quello stagno isolato”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello stesso giorno scrive al direttore letterario della casa editrice Albin Michel una lettera che non lascia dubbi sulla sua certezza di non sopravvivere alla guerra che i tedeschi e i loro alleati hanno dichiarato agli ebrei:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Caro amico... non mi dimentichi. Ho scritto molto. Saranno opere postume, temo, ma scrivere fa passare il tempo.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"E’ il 13 luglio 1942, una mattina di sole. Alle 10, si sente il rumore di una macchina che si ferma vicino alla casa degli Epstein. Passi veloci, colpi alla porta: si presentano due gendarmi francesi, con un foglio in mano. Sono venuti a cercare Irène: non c’è tempo per i saluti, la figlia maggiore Denise ricorda solo le poche parole rassicuranti della madre, il pallore sconvolto del padre. Niente lacrime. La portiera della macchina che si chiude, il motore che si avvia, il silenzio.&lt;/span&gt;" ( da Il doppio esilio di Irène Némirovsky di Lina Zecchi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp2l63fVII/AAAAAAAAABU/XA-4glPXbHw/s1600-h/album-auschwitz-img2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 297px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp2l63fVII/AAAAAAAAABU/XA-4glPXbHw/s400/album-auschwitz-img2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416271895695676546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;II 16 luglio viene internata nel campo di concentramento di Pithiviers, nel Loiret. Il giorno dopo la fanno salire con altri deportati sul convoglio numero 6 diretto ad Auschwitz. Viene registrata nel campo di sterminio di Birkenau, ma debole e stremata com'è passa per il Revier, l’infermeria di Auscwitz in cui venivano confinati, in condizioni atroci, i prigionieri troppo ammalati per lavorare. Periodicamente le SS li ammassavano sui camion e li trasportavano nelle camere a gas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SyzqZQtRNTI/AAAAAAAAADE/Q1kJdj2hzyk/s1600-h/Irene-Nemirovsky-con-il-marito-e-le-figlie.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 344px; height: 362px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SyzqZQtRNTI/AAAAAAAAADE/Q1kJdj2hzyk/s400/Irene-Nemirovsky-con-il-marito-e-le-figlie.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416962171522331954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Era una grande scrittrice, una mamma affettuosa, aveva una bella famiglia, ma ha potuto godere di questi privilegi per poco tempo.&lt;br /&gt;Morirà il 17 agosto 1942.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-9211101315786043047?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/9211101315786043047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/01/irene-nemirowsky-la-sua-vita-1.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/9211101315786043047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/9211101315786043047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/01/irene-nemirowsky-la-sua-vita-1.html' title='Irène Nemirowsky, la sua vita (1)'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Syp0-DYA1YI/AAAAAAAAAAs/Ci1o4_97FkE/s72-c/_41425474_irene_nemirovsky_203.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-9026332872137485482</id><published>2009-01-19T10:38:00.000-08:00</published><updated>2009-12-19T10:03:08.925-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Irène Nemirowsky'/><title type='text'>La valigia di Irène Némirovsky (2)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys5j5T6dpI/AAAAAAAAABc/clttw0KUnxc/s1600-h/0f0fae60d76f1b1595b5140fad732590.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 328px; height: 353px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys5j5T6dpI/AAAAAAAAABc/clttw0KUnxc/s400/0f0fae60d76f1b1595b5140fad732590.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416486265685702290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una valigia può contenere molte cose. Ma la valigia che le figlie di Irène Némirovsky, Denise ed Elisabeth, si porteranno dietro dopo la morte dei loro genitori conteneva qualcosa di molto prezioso: un manoscritto e gli appunti della mamma. Era la valigia che il marito disperato aveva consegnato alla figlia perché la conservasse gelosamente quando era stato anche lui arrestato. Il padre che tanto aveva sperato nel ritorno della moglie e che non si era reso conto che “arresto e deportazione” volevano dire “morte”. Il  padre che aveva chiesto di poter prendere il posto di sua moglie nel campo di lavoro perché lei era cagionevole di salute. Subito dopo era stato arrestato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys50CvU8pI/AAAAAAAAABk/KxUF45PV3i8/s1600-h/7_inetme.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys50CvU8pI/AAAAAAAAABk/KxUF45PV3i8/s400/7_inetme.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416486543094510226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E volevano arrestare anche Denise che verrà salvata dalla maestra: la nasconderà nello spazio tra il suo letto e il muro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys6DCTxGUI/AAAAAAAAABs/yB5v53puxZc/s1600-h/7_indete.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 259px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys6DCTxGUI/AAAAAAAAABs/yB5v53puxZc/s400/7_indete.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416486800676952386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Le sorelle affidate alla nutrice, trascorrono l’ultimo periodo della guerra sempre in fuga, inseguite dalla polizia francese più che dai nazisti e saranno sempre protette da persone che si prenderanno cura di loro: due bambine ebree, orfane e malate, rifugiate in cantine e soffitte e convitti. Verranno, invece, rifiutate dalla nonna che le caccia urlando: se i loro genitori erano morti per loro c'era l’orfanotrofio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys6lezcZCI/AAAAAAAAAB0/p4UjHkLsbuk/s1600-h/8be70fcba115249846354e42ecda6aff.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 216px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys6lezcZCI/AAAAAAAAAB0/p4UjHkLsbuk/s320/8be70fcba115249846354e42ecda6aff.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416487392441558050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Denise ed Elisabeth  sopravviveranno alla guerra e per tutto questo periodo non abbandoneranno mai la valigia e la custodiranno con amore e dedizione, senza avere però il coraggio di leggere nulla: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Aspettavo&lt;/span&gt;  – racconta Denise - c&lt;span style="font-style: italic;"&gt;he la proprietaria della valigia tornasse a  leggere il suo manoscritto di persona. Non sapevo ancora che non sarebbe sopravvissuta. E’ un po’ come quando non si apre la posta il cui destinatario è assente, non ti appartiene e non la leggi. Così  per me era la valigia. Il mio compito era solo conservarla”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per molto tempo, anche dopo la liberazione, le due sorelle continuano a sperare nel ritorno dei genitori. Anche quando la guerra finisce, continuano a recarsi sui marciapiedi dei treni con un cartello in mano con il loro nome, ma da quei treni vedono scendere uomini e donne solo più ombre di se stessi: “è stata un’esperienza terribile” dice Denise “pian piano abbiamo capito che i nostri genitori non sarebbero mai scesi da quei convogli”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Denise continuerà a non leggere il manoscritto. Troverà solo il coraggio di prendere tra le mani il quaderno, ma, senza leggerlo, lo accarezza.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys7c0TqkFI/AAAAAAAAAB8/Do8p-1chktE/s1600-h/0562edac4b9b63d4b0bd1d4fb6220c6a.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 202px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys7c0TqkFI/AAAAAAAAAB8/Do8p-1chktE/s320/0562edac4b9b63d4b0bd1d4fb6220c6a.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416488343106654290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quel quaderno è tutto ciò che le rimane di sua madre. Non sa che si tratta di un romanzo, quelle&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;pagine lasciate dalla madre sono l'eredità più preziosa della sua famiglia, il dono più grande che sua madre potesse farle. Lo tiene  sul suo comodino per molto tempo, quasi sessanta anni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Il quaderno e i ricordi le fanno compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi finalmente si sente pronta e inizia a leggerlo.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lo feci&lt;/span&gt; - ha detto Denise - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;solo quando i miei figli furono abbastanza grandi da reggere la vista di una madre che affrontava il suo dolore più grande"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scrittura della madre è fitta e minuscola, questo per risparmiare spazio, perchè carta e inchiostro scarseggiavano. Doveva fare in fretta la mamma a scrivere, perché tempo non ce n'era quasi più e presagiva che presto tutto sarebbe precipitato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys8Lk7flhI/AAAAAAAAACM/oGrsu4zInYc/s1600-h/1b94214b57b079018eeee86a87517491.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 250px; height: 270px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys8Lk7flhI/AAAAAAAAACM/oGrsu4zInYc/s400/1b94214b57b079018eeee86a87517491.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416489146432591378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Denise, per decifrare la scrittura della mamma, deve utilizzare una lente d'ingrandimento.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pian piano trascrive a mano il contenuto del quaderno. E rivela in un’intervista a Farenheit che non si era resa conto che era un romanzo: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;avevo letto delle frasi e parlava di persone che conoscevo, parlava di paesaggi e parlava di luoghi che avevo conosciuto. Per me erano ricordi, un libro affettivo”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dedica, però, a questo lavoro ben due anni, due anni di intensa emozione, spesso chiude il quaderno e lo ripone nell'armadio: luoghi e persone che la madre descrive sono conosciuti e la maggior parte delle persone sono morte. Poi si rende conto che non si tratta di un diario intimo, ma di un’opera straordinaria in cui la Francia viene raccontata così come appariva agli occhi della mamma in quei giorni terribili dell’invasione tedesca.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Esattamente sessanta anni dopo, le pagine trascritte della madre verranno pubblicate.&lt;br /&gt;La stessa Denise racconta in un'intervista:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Il fatto stesso di aver deciso prima di leggere e poi di pubblicare Suite francese, mi ha fatto pensare che forse io ero sopravvissuta e addirittura diventata vecchia proprio per questo: per far conoscere le parole di mia madre, perché tutti leggessero quanto lei aveva scritto in quel momento terribile. Non ho ritrovato mia madre, ma credo di poter dire che ho ritrovato la sua epoca, tutte le persone che le stavano intorno. Forse il suo romanzo non mi dice nulla di lei che non avessi già conosciuto da bambina, ma certo mi racconta della sua voglia di vivere ad ogni costo, malgrado il momento terribile in cui lei stava scrivendo quelle pagine... della sua incredibile passione per la scrittura, al punto di non preoccuparsi di quanto le stava per accadere, e di cui era però pienamente cosciente, per portare a termine il suo romanzo"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' davvero commovente vedere la foto di una pagina del suo quaderno, dove scriveva il testo del Manoscritto-romanzo e a fronte le sue riflessioni e i suoi pensieri: sembra di osservarla mentre scrive e ci sembra di capire quanto per lei fosse importante in quel momento raccontare ciò che stava succedendo, ciò che aveva visto e vissuto. Intorno a lei stava divampando l’incendio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SytBm-uq7kI/AAAAAAAAACc/dJ-CFaEhmio/s1600-h/bomb_londra1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 308px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SytBm-uq7kI/AAAAAAAAACc/dJ-CFaEhmio/s400/bomb_londra1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416495114772737602" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Denise racconta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ora che il libro è uscito, mi sento più leggera, ma la coscienza universale è più pesante. Quando si parla di guerra, si mette l’accento sugli eroi. Ma non ci sono eroi, nella guerra c’è tanta gente comune, tanta vigliaccheria e tanto egoismo. La Francia di quel periodo mi appare come una persiana chiusa dietro la quale si guarda fuori cosa succede senza avere il coraggio di intervenire”&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La madre nei suoi appunti aveva scritto: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“ Ci abitua a tutto, a tutto quello che succede nella zona occupata: i massacri, la persecuzione, il saccheggio organizzato sono come frecce che si configgono nel fango!... nel fango dei cuori&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vogliono farci credere che siamo in un’epoca comunitaria in cui l’individuo deve soccombere affinché viva la società e non vogliono vedere che quella che soccombe è la società affinché vivano i tiranni”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Questo splendido libro verrà alla luce solo dopo sessat’anni ed è interessante sapere il perché.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;una donna a Parigi raccoglieva le sue cose e i suoi pensieri. Questa è la lunga premessa per capire che cosa si ha davanti quando si sfoglia questo libro e quanto è costato. Si intitola Suite francese (tr. it. L. Frausin Guarino, Adelphi, 19), è composto da due romanzi e un appendice con tutti gli appunti che Irène non è riuscita a inserire che raccontano tutto quello che stava accadendo davanti agli occhi della scrittrice.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mjhnyc.org/irene/manuscript.html"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 49px; height: 54px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SyuSfIXRERI/AAAAAAAAACk/ZoB3OoM0IhI/s200/1b94214b57b079018eeee86a87517491.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5416584040361824530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Merita visitare questo sito dove si possono sfogliare virtulamente le pagine del &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mjhnyc.org/irene/"&gt;diario&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-9026332872137485482?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/9026332872137485482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/01/una-valigia-puo-contenere-molte-cose.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/9026332872137485482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/9026332872137485482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/01/una-valigia-puo-contenere-molte-cose.html' title='La valigia di Irène Némirovsky (2)'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sys5j5T6dpI/AAAAAAAAABc/clttw0KUnxc/s72-c/0f0fae60d76f1b1595b5140fad732590.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-2252204873178341041</id><published>2009-01-01T09:48:00.000-08:00</published><updated>2009-12-30T06:39:22.613-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amos Oz'/><title type='text'>Una fiaba per adulti e bambini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzjvmCl6DxI/AAAAAAAAAEs/heWF4MMsmXQ/s1600-h/945e8291ee0c990367b7968c42f65b34.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 200px; height: 252px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzjvmCl6DxI/AAAAAAAAAEs/heWF4MMsmXQ/s400/945e8291ee0c990367b7968c42f65b34.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420345588350324498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"…La realtà non  è soltanto quello che l’occhio vede e l’orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare ed udire con le orecchie dell’animo e toccare con le dita del pensiero…"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Alcuni animali hanno persino parole che quasi assomigliano a una preghiera: parole speciali di riconoscenza per il sole, e altre per ringraziare il vento che soffia, e di gratitudine alla pioggia, alla terra, alla vegetazione, alla luce, al calore, al cibo, agli odori e all’acqua. E ci sono anche parole per la nostalgia. Ma nelle lingue degli animali non ci sono parole per umiliare e offendere. Questo proprio no".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Da Amos Oz - D'un tratto nel folto del bosco - ed. Feltrinelli&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-2252204873178341041?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/2252204873178341041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/01/una-fiaba-per-adulti-e-bambini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2252204873178341041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/2252204873178341041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2009/01/una-fiaba-per-adulti-e-bambini.html' title='Una fiaba per adulti e bambini'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SzjvmCl6DxI/AAAAAAAAAEs/heWF4MMsmXQ/s72-c/945e8291ee0c990367b7968c42f65b34.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-5403576104323084509</id><published>2008-12-28T06:17:00.000-08:00</published><updated>2009-12-30T06:30:55.037-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Anne Tyler'/><title type='text'>Anne Tyler, ogni storia è degna di essere narrata</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sztj4fMuAlI/AAAAAAAAAE0/XurTPTHMLYg/s1600-h/03a5b8c072c375ea67d91d7ffe621ccc.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 257px; height: 367px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sztj4fMuAlI/AAAAAAAAAE0/XurTPTHMLYg/s400/03a5b8c072c375ea67d91d7ffe621ccc.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421036398569194066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anne Tyler, è una scrittrice americana che nel ritrarre storie di gente comune, ci fa cogliere l’unicità di ogni persona e l'originalità di ogni storia. Nei suoi romanzi si intrecciano storie, vissuti, sentimenti, incomprensioni e incontri felici. Quello che, insomma, la vita offre solitamente e di cui spesso ci sfugge il significato. Solo il narratore riesce a donarci il senso, il valore che ogni uomo o donna portano dentro di sé non sempre compreso o valorizzato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ proprio questo che piace in questa scrittrice: i suoi personaggi non hanno storie che escono dalla normalità, ma ugualmente ci appaiono interessanti e via via che si procede nella lettura si è invogliati a conoscerli meglio, a saper qualcosa di più su di loro, a scoprire cosa alberga più dentro, più nascosto, ciò che è al di là di ciò che appare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Leggendo la Tyler scopriamo che ognuno di noi potrebbe essere personaggio di una storia, di una narrazione e scopre nei protagonisti delle sue storie qualcosa di sè e degli altri, impariamo a guardare con più comprensione e affetto i piccoli difetti e le  fragilità che ci accomunano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella scrittura della Tyler sembra incarnarsi ciò che dice la filosofa Adriana Cavarero: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ogni essere umano è un essere unico, è un esistente irripetibile che, per quanto corra disorientato nel buio mescolando gli accidenti alle sue intenzioni, non ricalca mai le medesime orme di un altro, non ripete mai il medesimo percorso, non si lascia mai dietro la medesima storia. Anche per questo le storie di vita vengono narrate e ascoltate con interesse, perché sono simili e tuttavia nuove, insostituibili e inattese, dall’inizio alla fine. Sono sempre capricci del destino"&lt;/span&gt;. E aggiunge &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Contrariamente alla filosofia, che da millenni si ostina a catturare l’universo nella trappola della definizione, la narrazione rivela il finito nella sua fragile unicità e ne canta la gloria”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò che se ne ricava come insegnamento è che ogni storia è degna di essere vissuta nella misura in cui può essere narrata, nella misura in cui l’occhio dell’altro sa vederne, come dice la Blixen, il disegno, nella misura in cui la propria vita acquista significato per qualcun altro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Tyler nei suoi libri sa fare proprio questo, rendere interessante ogni personaggio pur nei suoi limiti e nelle sue debolezze. I protagonisti dei suoi romanzi sono gente di Baltimora o gente del Sud est: "gente comune". Lo sguardo di questa scrittrice è attento curioso dell’altro e la sua scrittura alterna momenti di saggia ironia ad altri di malinconia, quella malinconia che spesso accompagna ognuno di noi che vede la vita passare lasciando dietro qualcosa che avremmo voluto che accadesse e non è accaduto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo incontro del largo pubblico italiano con la Tyler avvenne una decina di anni or sono. Non fu un incontro di natura letteraria ma cinematografica: l’uscita del bel film &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Turista per caso &lt;/span&gt;(1988), tratto da uno dei suoi romanzi più belli, The Accidental Tourist (1985), che la Longanesi aveva già pubblicato nel 1986 con il non preciso titolo Il turista involontario.&lt;br /&gt;Di lei non si sa molto. E' nata a Minneapolis e ha avuto due figlie, Tezh e Mitra. Il marito Modarressi è scomparso nel &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1997" title="1997"&gt;&lt;/a&gt;1997.  Anne Tyler vive oraa baltimora dove sono ambientati quasi tutti i suoi romanzi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SztkC9YsUKI/AAAAAAAAAE8/MErJFKLtfFo/s1600-h/9788882469795g.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 312px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/SztkC9YsUKI/AAAAAAAAAE8/MErJFKLtfFo/s400/9788882469795g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421036578471170210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Uno dei suoi ultimi libri è “La figlia perfetta” dove si intrecciano le storie di due coppie una molto americana e l’altra iraniana che hanno qualcosa che li unisce: l’aver adottato entrambe due bambine dalla Corea. Intorno alle due coppie, ruotano i nonni ed in particolare Maryan la nonna iraniana e Dave il nonno americano entrambi rimasti vedovi. In questo libro la Tyler ci avvicina, come sempre, sa fare ai suoi personaggi, ci fa vivere con loro, ci fa sentire in mezzo, partecipi di quello che accade.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tante volte ho pensato a quando ragazzina mi sentivo raccontare la vita di questo e di quello, ed affascinata ascoltavo e aspettavo i giorni successivi l’evolversi delle varie vicende. Forse è questo che oggi ci manca: sentire che qualcuno si interessa alla nostra vita, interessarci noi alla vita degli altri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ognuno di noi troppo spesso si sente solo, si chiude nella sua casa e qualche volta vorrebbe che qualcuno bussasse e lo invitasse ad uscire insieme. Vorrebbe ogni tanto gridare come fa Maryan alla fine del libro: &lt;&lt;“Aspettate!” “Non andate via! …Aspettatemi!” &gt;&gt; e vorrebbe che chi se ne sta andando si comportasse così: &lt;&lt;e la="" le="" e="" aspettarono="" che="" si="" unisse="" a="" loro=""&gt;&gt;. Gesti che nella fretta con cui è organizzata la nostra vita forse facciamo troppo poco….&lt;/e&gt;&lt;br /&gt;&lt;e la="" le="" e="" aspettarono="" che="" si="" unisse="" a="" loro=""&gt;&lt;/e&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;e la="" le="" e="" aspettarono="" che="" si="" unisse="" a="" loro=""&gt;Insomma anche senza entrare come personaggio in un libro, ci piacerebbe che qualcuno fosse sinceramente interessato alla nostra vita e alla nostra storia perché questo farebbe sentire la nostra vita meno insigniifcante.&lt;/e&gt;&lt;br /&gt;&lt;e la="" le="" e="" aspettarono="" che="" si="" unisse="" a="" loro=""&gt;&lt;/e&gt;&lt;/div&gt;&lt;e la="" le="" e="" aspettarono="" che="" si="" unisse="" a="" loro=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/e&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-5403576104323084509?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/5403576104323084509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2008/12/anne-tyler-ogni-storia-e-degna-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5403576104323084509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5403576104323084509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2008/12/anne-tyler-ogni-storia-e-degna-di.html' title='Anne Tyler, ogni storia è degna di essere narrata'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sztj4fMuAlI/AAAAAAAAAE0/XurTPTHMLYg/s72-c/03a5b8c072c375ea67d91d7ffe621ccc.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-8595533747390665197</id><published>2008-12-27T11:18:00.000-08:00</published><updated>2010-01-01T04:12:01.830-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Anne Tyler'/><title type='text'>Rendere l’ordinario straordinario di Anne Tyler</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3NddAH1dI/AAAAAAAAAFM/pyjiZ7oEAuw/s1600-h/Auto.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 384px; height: 243px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3NddAH1dI/AAAAAAAAAFM/pyjiZ7oEAuw/s400/Auto.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421715432308987346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anne Tyler ha il potere di incantarmi perché sa raccontare piccole storie della quotidianità e tutto quello che scrive prende valore e significato. Entra con mano leggera nei suoi personaggi e li rende così veri, che ti pare di conoscerli da sempre. Con loro ti sembra di poter parlare, di poter partecipare alle loro piccole gioie, alle loro delusioni, alle loro tristezze. E’ gente comune a popolare i suoi libri, quella gente che nessuno nota e che trascorre la sua vita accanto alla nostra, persone giudicate, il più delle volte, insignificanti e senza volto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre leggi ti ritrovi proprio a pensare a questo. Noi tendiamo a vedere nella vita quotidiana  un luogo dove si instaura l’abitudine, dove tutto sembra essere ripetuto nell’opacità e nell’irrilevanza. E sembra che conti solo quello che ha il sapore dello straordinario che solo può salvarci dal rischio di scivolare nell’insignificanza, nel buio dell'oblio, dimenticata dagli  altri e magari anche da noi stessi. Ed è, invece, su questo presupposto che costruiamo la nostra frustrazione e solitudine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3mLEBdMJI/AAAAAAAAAFU/ameRatYZhXk/s1600-h/Lezionirespironewg.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 180px; height: 276px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3mLEBdMJI/AAAAAAAAAFU/ameRatYZhXk/s400/Lezionirespironewg.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421742604156743826" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lezioni di respiro&lt;/span&gt; racconta un’unica giornata, ventiquattro ore, trascorse da Ira e Maggie Moran: una coppia come tante altre che abita a Baltimora. Una giornata trascorsa insieme per andare al funerale di un loro amico che non abitava più nella loro stessa città. Un racconto senza una grande storia, nulla di diverso di quello che potrebbe accadere a chiunque.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ proprio qui il segreto del libro. Viaggiamo con loro e scopriamo quanti pensieri si dipanano nella mente delle persone, quanti sentimenti, quanti emozioni e ricordi, semplicemente vivendo. E capiamo quante sfumature  ha il colore della solitudine, della gioia, della tristezza, dell’amore, dell’amicizia. Come è facile fraintendersi quando sarebbe molto più facile forse capirsi se non fossimo troppo concentrati su noi stessi. La scrittrice ci aiuta ad entrare nei nostri pensieri e a comprendere quanto siamo bisognosi di vicinanza e di affetto anche quando non lo vogliamo ammettere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un viaggio quindi nella quotidianità di Ira e Maggie, ma un viaggio anche in noi stessi. Perché è nella vita di tutti i giorni, nei piccoli gesti, nelle più o meno insignificanti azioni che va intessendosi la nostra storia e formandosi la nostra persona. Proprio nella vita di tutti i giorni noi costruiamo la nostra presenza nel mondo; cresciamo e cambiamo sempre e solo giorno dopo giorno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo, nelle narrazioni, sfugge troppo spesso a ogni considerazione, non trova voce, ma assume un colore indistinto che cancella ogni possibile tonalità. “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa ho da raccontarti?&lt;/span&gt; – ci diciamo speso – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nulla, sempre le solite cose&lt;/span&gt;.”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3mUQItu6I/AAAAAAAAAFc/GQP-KMJyyCo/s1600-h/tyler2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 254px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3mUQItu6I/AAAAAAAAAFc/GQP-KMJyyCo/s400/tyler2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421742762027236258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La capacità “straordinaria” descrittiva della Tyler riesce a rendere l’ordinario straordinario. E l’insegnamento che, se si vuole, si può trarre è quello di imparare a prestare più attenzione al quotidiano e ai momenti che nella loro apparente insignificanza danno colore alle nostre giornate e ai nostri rapporti con gli altri. Ogni giorno combattiamo la nostra battaglia con le nostre inadeguatezze, le nostre contraddizioni e paure e solo conoscendole e ri-conoscendole potremmo imparare a vincere anche i lati più oscuri di noi stessi e a migliorare i rapporti con gli altri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;E la domanda fondamentale che dovremmo imparare a porci è quella che Maggie fa al marito: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Oh, Ira per che cosa vivremo noi due, per il resto della nostra vita?"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-8595533747390665197?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/8595533747390665197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2008/12/rendere-lordinario-straordinario-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8595533747390665197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/8595533747390665197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2008/12/rendere-lordinario-straordinario-di.html' title='Rendere l’ordinario straordinario di Anne Tyler'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz3NddAH1dI/AAAAAAAAAFM/pyjiZ7oEAuw/s72-c/Auto.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-5310513952395206542</id><published>2008-12-27T09:29:00.000-08:00</published><updated>2009-12-30T06:12:50.795-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Virginia Woolf'/><title type='text'>La signora Dalloway di Virginia Woolf</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szedl23hfqI/AAAAAAAAADk/de3gf7znkY0/s1600-h/0c5a9899553ab2ddd2d14e39d6771a32.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 180px; height: 310px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szedl23hfqI/AAAAAAAAADk/de3gf7znkY0/s400/0c5a9899553ab2ddd2d14e39d6771a32.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419973950272798370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La storia si svolge nell’arco di una sola giornata, una giornata del giugno 1923 qualche anno dopo la fine della Grande Guerra. Ha per protagonista Clarissa Dalloway, una donna di cinquant’anni dell’alta borghesia londinese. Clarissa deve dare una festa nella sua casa ed è impegnata nei preparativi e alle 10 del mattino si dirige a Bond Street per comprare dei fiori. Lunga sarebbe la lista degli incontri, degli accadimenti più o meno importanti di quella giornata tutti scanditi  dai rintocchi del Big Ben.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il romanzo è dominato da un lungo monologo interiore che dimostra quanto il pensiero non trovi mai sosta. La mente, qualunque cosa si faccia, tutto osserva, tutto registra, tutto assimila. Una sola giornata è più che sufficiente a mostrarne l’ampia e complessa trama della vita. Pensieri che guardano ciò che attraversa lo sguardo e rimbalzano nel passato come se una sottile trama li legassero inesorabilmente al presente. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Potevano rimanere lontani per secoli, lei e Peter; lei non scriveva mai, e le lettere di lui erano alquanto secche; ma d’un tratto le veniva in mente, se ora fosse qui con me, che cosa direbbe?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un pensiero, quindi, che non conosce i confini del tempo, che nasce nello spazio in cui vive, ma lo trascende nello stesso tempo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Affondava con la lama di un coltello entro ogni cosa; e nel contempo rimaneva al di fuori a guardare”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I pensieri, i ricordi si intrecciano con le domande, con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai più potrà tornare in un continuo flusso tutt’altro che lineare di parole che aprono ad altre parole. E i ricordi del passato prendono vita nel presente mescolandosi e condizionandolo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’così per Clarissa, ma per tutti ed in particolare nel libro per un altro personaggi,o Septimus Warren Smith che sta passeggiando per la città in compagnia della moglie Rezia. La donna è preoccupata per l’instabilità mentale del marito, un reduce di guerra che dopo aver assistito alla morte di un amico non si è più ripreso. Sente voci, crede di vedere l'amico perduto tra la gente e, mentre Clarissa si muove tra le ore della giornata scandite dai frenetici preparativi per la festa, Septimus arriverà alla sera vagando per le strade e quel giorno troverà la morte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da una parte Clarissa, dall’altra Septimus, due vite separate e parallele che sembrano però dialogare a distanza: due modi diversi di ritrovare se stessi, di affrontare i fantasmi, di immaginare la vita. Due giornate uniche che hanno epiloghi molto differenti e che si incontreranno grazie ad un racconto che il medico di Septimus farà alla festa di Clarissa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Clarissa, una donna preoccupata dall’immagine di sé: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Quanto lo desiderava – che le persone apparissero lieta di vederla…”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sua vita era stata un continuo adeguamento a quella società che offriva ed imponeva modelli a cui conformarsi sacrificando molto di se stessi. E infatti Clarissa era e avrebbe potuto essere molto altro, ma nello sposare Richard aveva scelto la tranquillità, aveva scelto di diventare quella figura di donna che rientrava nelle definizioni e nei ranghi di quel tempo.  Emblematica la figura di Sir William Bradshaw, una celebrità medica che reputa la follia la perdita “del senso della misura”. E’ questo senso della misura, della proporziona che inscrive tutta la sua vita professionale e mondana perdendo però ogni attenzione di tipo “umano” per l’altro e soprattutto per chi pretende di “curare”. E sarà proprio lui e le sue decisioni a determinare il suicidio  di Septimus (…rendono intollerabile – pensa Clarissa - la vita, uomini come quello…).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Septimus rappresenta proprio l’uomo che la Storia ha segnato in modo devastante e che dalla storia stessa che ha determinato i suoi deliri, la sua malattia sarà abbandonato. Un uomo solo, come sola sarà la moglie che ne condivide il destino: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non poteva stargli seduta accanto quando lui guardava così fissamente senza vederla e tutto appariva terribile; cielo e alberi, bambini che giocavano e trascinavano carrettini e soffiavano nelle trombette e cadevano: tutto diventava terribile.(…) Non poteva più parlare con nessuno, neppure con Septimus, ormai, e voltandosi lo vide con il suo soprabito logoro, sulla panchina, rannicchiato, lo sguardo fisso…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E Clarissa, quando saprà della sua morte, ne rimarrà scossa. Si allontanerà dalla festa andrà a contemplare il cielo: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;C’era, per quanto assurdo potesse sembrare, qualcosa di lei in quel cielo, quel cielo di campagna, sopra Westminster. Scostò le tende; guardò. Oh, che sorpresa! – nella stanza dirimpetto la vecchia signora guardava proprio lei. Stava per coricarsi.(…) Era affascinante osservarla, vederla muoversi qua e là, quella vecchia signora, attraversare la stanza avvicinarsi alla finestra. Che la vedesse? Era affascinante con la gente che continuava a vivere e a parlar forte nel salotto, osservare quella vecchia signora che nel più assoluto silenzio si coricava sola. Ora chiudeva le persiane. L’orologio incominciò a battere le ore. Quel giovane si era ucciso; ma Clarissa non lo commiserava; mentre l’orologio batteva le ore, una,due, tre, lei non lo commiserava, mentre la vita andava avanti”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-5310513952395206542?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/5310513952395206542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2008/12/la-signora-dalloway-di-virginia-woolf.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5310513952395206542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/5310513952395206542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2008/12/la-signora-dalloway-di-virginia-woolf.html' title='La signora Dalloway di Virginia Woolf'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Szedl23hfqI/AAAAAAAAADk/de3gf7znkY0/s72-c/0c5a9899553ab2ddd2d14e39d6771a32.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1391382779528393126.post-4109088544700381054</id><published>2008-12-26T05:26:00.000-08:00</published><updated>2010-01-02T11:12:59.988-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Virginia Woolf'/><title type='text'>Una stanza tutte per sè di Virginia Woolf</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-WlGB5b6I/AAAAAAAAAFk/OklbA90yy_0/s1600-h/8-virginia-woolf-21.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 292px; height: 421px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-WlGB5b6I/AAAAAAAAAFk/OklbA90yy_0/s400/8-virginia-woolf-21.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422218040395263906" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per secoli il percorso esistenziale della donna era stabilito senza che le fosse data la possibilità di una scelta: da figlia a moglie, da moglie a madre, attraverso un itinerario istituzionalizzato, segnato da regole e mansioni prestabilite che la tenevano occupata per l'intero giorno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era isolata dal contesto sociale esterno alla casa, ma paradossalmente mai padrona della sua solitudine. La donna che viveva da sola era invece considerata un'esistenza mancata. "Una zitella", cioè una donna che non era riuscita nel suo compito principale, quello di moglie e di madre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nessuno si poneva il problema se esistessero altri desideri di autorealizzazione  nella donna magari  coltivati segretamente. In realtà si pensava  erano già più che sufficienti le responsabilità della conduzione domestica e l'amore per il marito e i figli!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-X_6wawdI/AAAAAAAAAGc/rDbKV2Vgg9M/s1600-h/georgeeliot091201125244_515x343.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 194px; height: 237px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-X_6wawdI/AAAAAAAAAGc/rDbKV2Vgg9M/s400/georgeeliot091201125244_515x343.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422219600737255890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Così, Mary Anne (Marion) Evans (Arbury, 22 novembre 1819 – Londra, 22 dicembre 1880) dovette scrivere sotto lo pseudonimo di George Eliot .&lt;br /&gt;Amantine Aurore Lucile Dupin, una scrittrice francese, (Parigi, 1 luglio 1804 – Nohant-Vic, 8 giugno 1876),  scrisse, invece sotto il nome di George Sand.  Entrambe furono costrette a &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-YOUbvEZI/AAAAAAAAAGk/TOoQ9dU3idg/s1600-h/george-sand-par-nadar.1207970438.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 226px; height: 279px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-YOUbvEZI/AAAAAAAAAGk/TOoQ9dU3idg/s400/george-sand-par-nadar.1207970438.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422219848147997074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;nascondere la loro identità sotto questi pseudonimi maschili, per ottenere qull'attenzione e quel consenso che era precluso alle donne.&lt;br /&gt;La convinzione diffusa, infatti, era che la donna non fosse capace di creare, se non il prodotto naturale del suo grembo, che anzi vi fosse qualcosa di sconveniente nel desiderio femminile di coltivare le passioni intellettuali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Virginia Woolf, nei due famosi saggi riuniti nell'opera &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una stanza tutta per sé&lt;/span&gt; (1928), ci guida in un  viaggio che attraversa i secoli  dal Cinquecento al Novecento sulle tracce della storia della emancipazione della donna-scrittrice dagli ostacoli, interni ed esterni, che le impedivano di aderire pienamente alla sua vocazione. Emergono dei ritratti di donne di un'intensità dolorosa, storie di amarezze subite e di autolimitazioni imposte, che danno la misura della fatica che comporta l'affrancarsi dalla norma e dal giudizio collettivo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È evidente che la repressione delle attività letterarie della donna è emblematica: scrivere è riflettere, è distogliersi da quelle occupazioni che la mantengono una creatura destinata (siamo nell'aristocrazia) ai giochi d'amore e al governo della casa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-ZUnfy7fI/AAAAAAAAAGs/2z9RCJws0bc/s1600-h/310bf61eaff01085d504074eeb1c63a9.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 355px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-ZUnfy7fI/AAAAAAAAAGs/2z9RCJws0bc/s400/310bf61eaff01085d504074eeb1c63a9.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422221055856143858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Le poetesse del Cinquecento e Seicento, dunque, restavano rinchiuse nei loro parchi, fra i loro libri  “che scrivevano senza pubblico e senza critica, per il proprio diletto soltanto”).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una svolta notevole si ha agli inizi del Settecento, a opera di donne della classe media: un piccolo esercito di scrittrici che riuscirono a trasformare la loro opera disinteressata in un lavoro remunerato e che tradussero o scrissero mediocri romanzi di cui oggi non esiste più memoria. Va detto che molte di loro traducevano anche i grandi classici, su Shakespeare per esempio e, attraverso la loro attività, dimostravano al mondo, alle altre donne e soprattutto all'altro sesso, che una donna era perfettamente in grado di guadagnarsi da vivere scrivendo. Un mutamento, scrive la Woolf, il quale, se io dovessi riscrivere la storia, mi sembrerebbe più importante che le Crociate o la Guerra delle due rose).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le scrittrici dell'Ottocento, dunque, poterono incamminarsi sul terreno già spianato dalle loro precedenti compagne di ventura, ma non era stato risolto un problema: il diritto alla solitudine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Virginia Woolf ci accompagna nello spazio privato di alcune scrittrici, tra cui Jane Austen, George Eliot, Emily e Charlotte Brente. Tutte e quattro appartenenti alla classe media, tutte senza figli e tutte rileva acutamente la Woolf, senza “una stanza tutta per sé" "Se una donna scriveva, doveva scrivere nel soggiorno comune" {ibid., 76). E in quella stanza esse vengono continuamente interrotte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Emblematica la situazione di Jane Austen,  l’autrice di Orgoglio e pregiudizio: ella per tutta la vita scrisse nel soggiorno, nascondendo i suoi manoscritti o coprendoli con un foglio di carta assorbente, ogni qualvolta sentiva arrivare qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La "stanza tutta per sé", auspicata da Virginia Woolf è dunque; metafora del diritto a uno spazio in cui potersi immaginare come "donna tutta per sé", liberandosi di quella "anonimità", come la definisce la Woolf, dettata dall'autolimitazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prendersi cura di se stessi, avere la possibilità di guardarsi dentro, significa anche guadagnarsi uno spazio pubblico, un riconoscimento, non tanto per entrare nell'ordine dell'uomo, quanto per dichiarare la propria identità, per rendere manifesta la propria parola, troppo a lungo rimasta segreta. La stanza dunque è anche lo spazio della sospensione e della trasformazione della donna, quel luogo di solitudine che rende possibile una riappropriazione e un riconoscimento del proprio potenziale creativo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fino a quando, scrive ancora la Woolf, la donna sarà costretta a spendere le sue migliori energie per guadagnarsi uno spazio tutto per sé, finché dovrà investire tutte le proprie capacità espressive nella protesta, nella denuncia accorata, nel cahier de doléances a cui la società fa troppo spesso orecchie da mercante, non le sarà possibile attingere alle sue migliori potenzialità e dedicarsi al suo compito creativo, ad uno spazio creativo che non trovi identificazioni nell’uomo, ma sia proprio dell’emisfero femminile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Credo che su questo terreno forse ancora molte di noi debbano fare molta strada… Riusciamo ad avere questo spazio?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1391382779528393126-4109088544700381054?l=letturesparse.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://letturesparse.blogspot.com/feeds/4109088544700381054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/una-stanza-tutte-per-se-di-virginia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4109088544700381054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1391382779528393126/posts/default/4109088544700381054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://letturesparse.blogspot.com/2010/01/una-stanza-tutte-per-se-di-virginia.html' title='Una stanza tutte per sè di Virginia Woolf'/><author><name>giulia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01466492014565902836</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_J-huW_GT3xA/Sz-WlGB5b6I/AAAAAAAAAFk/OklbA90yy_0/s72-c/8-virginia-woolf-21.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
